Contro il finepenamai

11 12 2017

COPURLANon so che programmi avete… fra il ponte dell’Immacolata e l’attesa della festa che verrà… forse già in molti, quelli che ne hanno possibilità e disponibilità, ad imbandire la tavola delle feste… fra fruscii di tovaglie, e tintinnar di piatti, di vetri e di posate…
Non per rovinarvi questo assaggio di Natale, ma vorrei invitarvi a sbirciare in alcuni luoghi dove si è digiunato.
Perché sono più di duemila trecento, per la precisione duemilatrecentotrentaquattro le persone che ieri non hanno toccato cibo, lì, al chiuso delle mura dei nostri istituti di pena. Da Trieste a Siracusa, da Oristano a Fossombrone, da Torino a Rossano… persone condannate all’ergastolo, ma non solo…
E con loro moltissimi altri che, fuori le mura, hanno aderito a questa giornata di digiuno voluta dall’Associazione Liberarsi, che da sempre ha un sogno: l’abolizione dell’ergastolo in Italia. E dato che “è meglio accendere una candela che maledire l’oscurità”… nel giorno dell’anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, 10 dicembre, invita ad astenersi dal cibo. e comunque a partecipare ognuno come può, “secondo le proprie energie e le proprie disponibilità”.
E siccome questo sogno lo ha anche Gatto Randagio, da sempre allergico ad ogni forma di contenzione, fisica e morale… Leggi il resto dell’articolo »



Il dono della voce…

5 12 2017

audiolibroIn attesa, della fiera della piccola editoria, a Roma…
Gatto Randagio, che volete è la sua natura, è andato a cercare, a proposito di libri, qualcosa che lì non so se troverete… E’ andato a cercare le voci, particolarissime, dei “donatori di voci” per “libri parlati”…
“Fiaccola ai miei passi è la tua parola… luce al mio cammino”… questi salmi mi erano rimbombati nella testa quando ho sentito per la prima volta la bella voce di Marzio Bossi, “donatore di voce” e coordinatore per l’Emilia Romagna del Centro Internazionale del Libro Parlato “Adriano Sernagiotto” di Feltre, di cui vi voglio raccontare…
Oggi sono più di 500 i volontari del Centro, nato per aiutare chi non vede ad accostarsi alla lettura e allo studio, curando quelli che con nome tecnico, e piu’ “freddo”, chiamiamo ‘audiolibri’. Ma se le parole sono l’essenza di quel che pronunciano, “libro parlato” subito risuona di tutta l’umanità che c’è dietro…
Come il palpito che Marzio Bossi, che è ingegnere, aveva avuto circa una ventina di anni fa leggendo su una rivista delle difficoltà del Centro di Feltre a trovare voci per testi scientifici. E lui, che non ha mai dimenticato i due compagni di classe ciechi del tempo del liceo, ha sentito di dover rispondere subito, come a una “chiamata”…
Il Centro oggi dispone di oltre diecimila libri parlati, fa circa 15mila prestiti l’anno, e si registrano anche testi su richiesta individuale, spesso libri di studio, e tutto a titolo assolutamente gratuito.
Fra l’altro Bossi fa parte anche di un gruppo di lettori ad alta voce, per chi non vede ma anche per anziani, per malati… Ché il suono delle parole accarezza, sa anche cullare… Leggi il resto dell’articolo »



Appuntamento ad Arzana

29 11 2017

arzana domenicaAppuntamento a domenica, nel paese di Mario Trudu….



Viola e le altre…

27 11 2017

Barbablù“Questa è la storia di Viola, piccolo fiore di campo a cui un bruto aveva strappato tutti i petali, e che invece di appassire prese a splendere e splendere senza fine”…
Riprendo, a ridosso di una giornata contro la violenza sulle donne, un bel racconto che mi aveva mandato Lorenzo Misuraca, giornalista, scrittore di teatro, raccontatore… che ha narrato con il linguaggio delle fiabe la vicenda di Franca Viola. Per la cronaca, la ragazza di Alcamo che a soli 17 anni venne rapita dall’uomo di cui sempre aveva respinto la corte… Era il 26 dicembre 1965… ancora sulle labbra il sapore dei dolci del Natale… Viola venne rapita, violentata e poi nascosta, in attesa che le cose andassero come “dovevano” andare… ché molte alternative non c’erano, allora, in terra di Sicilia (ma non solo) al “matrimonio riparatore”…
Ma il dolce viso di Franca Viola è passato alla storia per essere stata lei la prima a dire “no”. A denunciare il rapitore e i suoi complici, che finirono in carcere. Diventando per tutti bandiera di libertà e di dignità.
A lei Lorenzo Misuraca aveva dedicato il garbato racconto che mi ritrovo in archivio, dove Franca Viola è il fiore di campo che vince sul prepotente Melodia che tutto voleva, quindi anche quel fiore che “amava ridere, e giocare col vento e con gli sguardi dei giovani abitanti del campo”.
Lorenzo Misuraca, che oltre che raccontatore è cronista, ricorda che Leggi il resto dell’articolo »



Sogni, tra mura di cemento..

21 11 2017

Copertina FARINA_Layout 1L’ultimo libro di Giovanni Farina…” sogni lucenti tra mura bianche di cemento”.. una raccolta di scritti, pensieri e poesie che ho avuto il piacere di curare, insieme a Paola Ricciardi e Mario Bencivenni… Questa l’introduzione, che spero inviti a sfogliare il libro…
“Da qualche anno scambio con Giovanni Farina lettere. E a poco a poco ho conosciuto la sua storia. Ha iniziato, Giovanni, con qualche accenno alla sua condizione, le difficoltà, le durezze, le tappe di una vicenda giudiziaria, a tratti kafkiana, che toglie il respiro. Respiro che a singhiozzi torna, con le immagini di un mondo intimo che piano piano si svela. Piano piano, a partire da qualche cenno, da eco di ricordi, ansie di nostalgie, per poi tutto prorompere… Perché le lettere dal carcere molto presto escono dai binari della forma e della cortesia fra estranei. Si diventa in qualche modo subito intimi. Anche se mai c’è occasione d’incontrarsi. Chi scrive dal carcere non ha tempo e pensieri da perdere. I suoi, Giovanni Farina li appunta tutti. Tutti i pensieri e tutto il suo tempo, come nelle pagine di un diario lungo quanto i giorni della sua prigionia. Che corre parallelo a quello delle pagine fatte di udienze, di sentenze, di ricorsi, note, appelli, a affollare il percorso giudiziario che lo imbriglia.
Me li ha snocciolati nel tempo, Giovanni, i pensieri del suo diario. Pagine allegate alle lettere che mi ha inviato. Prima con cautela, un po’ alla volta, poi sempre un po’ più ‘osando’… e così mi sono trovata inondata da un mare di pagine, che alla fine mi ha chiesto in qualche modo di curare. E non è stato facile.
Non è facile per nessuno, credo, scegliere da una vita intera. Che è un po’ come affondare le mani nell’anima di persona altra… Leggi il resto dell’articolo »



Storia di Antonia

13 11 2017

foto001Guardate gli occhi di questa donna. Nella foto sgranata dal tempo… è giovane, bella, sorride alla vita…
“Non può essere la stessa donna che era in manicomio, quella che conoscevamo era più brutta era più vecchia “, era stato il commento di due suore che in manicomio l’avevano incontrata. “Certo avrebbero potuto porsi una semplice domanda: come si diventa stando lì dentro, dopo tanto tempo, dopo tante sofferenze?” E’ l’amara riflessione di Gabriella Tucci, che della donna della foto è figlia. E lei è Antonia, Antonia Bernardini, che morì a 41 anni, bruciata viva sul letto di contenzione, nel manicomio giudiziario di Pozzuoli. Il giorno in cui moriva anche l’anno. Era il 1974.
Se ne parlò molto, allora… la storia del suo calvario occupò per giorni e giorni i principali quotidiani, e squarciò il velo su quanto di terribile accadeva dietro le mura dei manicomi, criminali e non.
Ritorna, oggi, questa vicenda in un libro scritto da Dario Stefano dell’Aquila e Antonio Esposito. “Storia di Antonia, Viaggio al termine di un manicomio”, edito da Sensibili alle foglie. Un libro quanto mai necessario, perché nelle pieghe della cronaca di quei giorni, l’indignazione, il dibattito sui manicomi che ne seguì, e quanto accadde nelle aule di tribunale, e quanto non accadde poi…, c’è molto che ancora ci riguarda. Perché “il passato non è morto; non è nemmeno passato”, come, a esergo del libro, il pensiero di Christa Wolf.
Toglie il fiato dalla prima pagina, questo “viaggio al termine di un manicomio”…. Leggi il resto dell’articolo »



Una calza a salire una a scendere….

6 11 2017

calza_1”Una calza a salire e una a scendere”. Ma che significherà mai, mi ero chiesta… Poi ho guardato, il video dello spettacolo così intitolato, che Eleonora Fontana e Davide Peron stanno portando in giro per l’Italia. Uno spettacolo teatrale sulle donne della Carnia nella Grande Guerra, tratto da un racconto di Francesca Sancin, con riadattamento di Chiara D’Ambros. E le calze, quella a salire e quella a scendere, ho saputo, sono quelle con le quali misurava i passi del suo cammino sui monti Maria Plozner Mentil…
E così ho conosciuto la storia di Maria… che era stata una delle mille e più donne che, nel terribile tempo di quella guerra, si erano offerte volontarie per rifornire le prime linee. Le portatrici. Immaginate… salire e scendere lungo i sentieri sui monti, dalle retrovie alla prima linea, per mesi e mesi, con pesanti carichi di rifornimenti per i militari al fronte. Cibo, medicine, munizioni…
E colpisce diritta al cuore, la storia di questa giovane donna di borgo Ponars di Timau, che tutte le rappresenta, quelle donne… Quattro figli, il marito al fronte, un mattino di febbraio del 1916, a poche centinaia di metri dalle Rocce Malpasso, venne colpita da un cecchino. Morirà dopo un giorno… trentadue anni, e un bimbo ancora da allattare. Molti, molti anni dopo, sul finire del secolo scorso, le viene conferita la medaglia d’oro al valor militare. Maria Plozner, a rappresentare tutte le portatrici della Grande Guerra. Leggi il resto dell’articolo »



A cascina Macondo….

18 10 2017

cascina macondoAppuntamento sabato 21 a Cascina Macondo, la casa di Anna e Pietro, nati come artisti di strada, e che adesso animano la cascina sul limite della campagna, fra Torino e Asti… Le attività lì in cascina sono davvero tante, e fra le tante le parole portate dentro e fuori le carceri…. altre volte ne abbiamo parlato… sabato prossimo l’incontro con due libri che intorno a carcerazioni girano: “La stretta di mano e il cioccolatino”, di Pietro Tartamella e “Angelo senza Dio”, di Carmelo Musumeci… (cliccando sull’immagine è possibile leggerne i dettagli…)



nubi….

16 10 2017

vento che soffia....Un po’ mie ne vergogno, ma proprio non lo conoscevo… prima che ne leggessi nell’articolo di Enzo Lavagnini che, a proposito di follie dell’uomo, ricorda “uno dei più vibranti ed efficaci atti d’accusa contro la follia dei governi e della guerra nucleare”: “Quando soffia il vento”, film d’animazione di Jimmy T. Murakami, comparso nell’autunno del 1986. E io che per i film d’animazione vado matta, sono andata subito a cercarlo, per colmare la lacuna…
Ha proprio ragione Lavagnini, che lo definisce “splendido esempio di delicatissima animazione d’annata”. Ha ragione soprattutto a riproporlo adesso che quella follia che pensavamo di avere lasciato alle spalle, insieme al tempo della guerra fredda, sembra stia ancora prendendo il mondo…
Come se la lezione della storia non fosse servita a nulla… Hiroshima, Nagasaki… le foto, i terribili documenti … tutto quello che abbiamo visto e tutto quello che non abbiamo visto ma possiamo immaginare… lasciato a sbiadire in un cassetto della memoria, sempre più sgranata, come il bianco e nero delle pellicole dei documenti di allora…
Ma il film di Murakami ridà a quella storia il colore del presente, ce la fa sentire tanto vicina, la fa entrare nelle nostre case, nei nostri corpi, nell’anima… perché di quella follia racconta l’insinuarsi, fino a stravolgerla, nella vita “normale” di tutti i giorni. Raccontando di una guerra nucleare che sorprende un’anziana, tenerissima coppia, che vive nella campagna inglese. Jim e Hilda, e le parole fra loro leggere…
“Ciao micia”, “ciao micio… passata una buona giornata?” Leggi il resto dell’articolo »



Finché morte non ci separi

9 10 2017

fine-pena-maiFinché morte non ci separi ( questo è il titolo che hanno messo nel sito)
“Avevo deciso di non parlarne, per ora… e lasciarlo lì in un cantuccio dell’anima, l’incontro che lunedì scorso ho avuto a Parma, nel carcere di Parma, con Claudio Conte, da quattro anni ormai caro amico di penna…
Ma il mal di testa scoppiato mentre ero là dentro, ancora non vuole passare. Chissà che buttando fuori tutto quello che mi si è rappreso nell’anima…
E dunque finalmente l’ho incontrato. Claudio Conte, ricordate? Quello che due anni fa, nel carcere di Catanzaro, ha costruito un presepe intorno all’immagine di Alan Kurdi, il bambino siriano di tre anni annegato nel tentativo di raggiungere la Grecia. Da più di un anno Claudio si trova in quel di Parma, un manufatto di ferro e cemento come tutte le carceri “moderne” alla periferia della città, Lontano dagli occhi e, come si dice, dal cuore… E, devo dire, quando arrivi, quasi ti rassereni un po’ per via delle siepi e degli alberi che ombreggiano il viale che porta, oltre il cancello d’ingresso, alla struttura. Peccato che appena entri nel gelido e grigio e lungo lungo corridoio, quasi un tunnel, che arriva agli edifici interni, capisci subito che tutto quel verde chi è lì detenuto neppure lo vede. E dopo un po’, immagino, lo dimentica persino… insieme a tante, troppe cose, della vita…
Claudio, condannato all’ergastolo, è in carcere da quando aveva diciotto anni. Una prima breve condanna appena diventato maggiorenne, poi sei mesi fuori, nei quali, mi ha detto, si è giocato la vita. Oggi ha 47 anni e mi racconta di quanto quel tempo sia lontanissimo.
Mi racconta, soprattutto, Leggi il resto dell’articolo »