Ancora per Mario…

31 10 2019

autoritrattoIl pensiero di Vittorio da Rios, per mario…

“Le parole di Francesca non possono che colpirci e commuoverci.ritengo che ben poco ci sia da aggiungere a quanto con passione, intelligenza, e umanità interpreta, descrive, fa proprio il pensiero e la storia di Mario Trudu. Che aggiungere a un cosi completo mosaico dedicato a Mario? Il pensiero mi corre a un altro grande sardo Gramsci.,questo piccolo uomo sofferente fin dalla infanzia nel fisico ma con un Cervello che Mussolini impedì di agire in libertà tale era la sua grandezza e dimensione planetaria. Annichilito dai lunghi anni del carcere dalle molte patologie che lo hanno colpito mai si arrese e con eroismo seppe tenersi in vita mantenere vivo e lucido quel cervello che il criminale potere fascista voleva non far funzionare Gramsci ha consegnato alla storia la sua opera “immortale” dalle lettere ai quaderni dal carcere. Struggente e cariche di amore le lettere indirizzate alla madre che amava intensamente e che molto aveva contribuito nel forgiare la sua ricchissima e mai doma personalità. Poco prima che la morte lo cogliesse a soli 46 anni da poco ritornato libero a Roma nella clinica Quisisana, sognava di riabbracciare la madre che non sapeva morta la moglie Giulia e i due bambini, Giuliano che non aveva mai visto e soprattutto ritornare nella sua Sardegna rivisitare i luoghi dove aveva trascorso l’infanzia. e che conservava un ricordo struggente. Leggi il resto dell’articolo »



a proposito della sporca guerra, 2

24 10 2019

hevrin-anne-2-e1571220330104Ancora Vittorio da Rios:

“Francesca oggi ci guida dentro i crimini di “Sistema” le conseguenze di questa tragica e diseguale organizzazione e gestione delle ricchezze prodotte e delle risorse naturali ancora presenti nel pianeta che ci ospita.Le donne da sempre hanno pagato costi inverosimili in termini di vite e sofferenze.Le stesse tradizioni religiose con le avvenute “distorsioni” mentali interpretative una errata ermeneutica dei testi fondativi nel corso dei secoli hanno gravi responsabilità nella costruzione del paradigma potente e devastante maschilista.La “sacra inquisizione” che rappresenta uno tra i periodi più bui della storia della umanità, ha visto mandare al “rogo” migliaia di donne che osando sfidare il potente paradigma a guida egemone maschilista chiedevano pari considerazione e diritti naturali fondamentali. Ad assassinare Laura si legge nel capolavoro di Silvestro Montanaro; CON IL CUORE COPERTO DI NEVE,che ci proietta nella incandescenza delle moderne schiavitù sessuali Era stato Il Lupo, Il nostro capo non gli aveva voluto pagare la tassa che pretendeva per aver occupato il tratto di strada dove “battevamo”. Sperava di poter trattare sul prezzo, ma aveva fatto male i suoi calcoli.Il Lupo non faceva sconti, e contro il Lupo c’era poco da fare. Leggi il resto dell’articolo »



la sporca guerra sul corpo delle donne

21 10 2019

 

hevrin-anne-2-e1571220330104“Come mi duole la testa, madre, dentro di me qualcosa resiste a scendere ancora una volta in quelle grotte, negli inferi, nell’Ade, dove fin dai tempi antichi si muore e si rinasce, dove con l’humus dei morti si cuoce ciò che è vivo, dalle Madri dunque, dalla dea della morte, all’indietro. Ma che significa avanti, che significa indietro”…
Guardando e riguardando un brano del video che mostra il corpo sfigurato di Hevrin Khalaf, la paladina curda delle donne, il suo volto coperto di polvere…, ritornano, come un mantra che sa di pianto, le parole di Medea.
Secondo le prime testimonianze, avrete letto, sarebbe stata violentata e poi lapidata. Due giorni fa, il referto medico che (leggo su Il Foglio) non fa meno orrore.
“Come mi duole la testa, madre..” come un soffio il lamento di Medea. Naturalmente l’altra Medea, quella di Christa Wolf, che racconta una storia diversa da quella che ci ha consegnato Euripide della maga barbara, assassina, dalle passioni disumane… La Medea ritrovata nelle fonti antecedenti Euripide che, sembra per quindici talenti, manipolò la storia per ragioni di stato. Serve sempre, allora come oggi, una donna da lapidare, e chi meglio della donna che conosce il delitto su cui si fonda il dominio patriarcale e, tenace e ostinata, vi si oppone… Leggi il resto dell’articolo »



Berretti rossi, nastri, cappelletti… e le paure del potere…

7 10 2019

bobiIl potere è paranoia. C’è poco da fare… ho pensato ascoltando, qualche mattina fa, la rassegna stampa estera di radio3, e sentendo delle autorità ugandesi che hanno vietato ai civili l’uso di berretti rossi. Un cappello rosso, si spiegava, è indossato da alcuni reparti militari, e da ora qualsiasi berretto rosso sarà definito “abbigliamento militare”, quindi a loro uso esclusivo. Pena la reclusione fino ai cinque anni.
I copricapi rossi devono davvero far tanta paura al regime ugandese… Perché, si spiega, a indossarlo è Bobi Wine, famosa pop star che canta di giustizia sociale, e la musica, si sa, arte di origine magica, ha sempre una certa relazione col demoniaco, come spiegava Papini.
E qui il demonio ci ha proprio messo la coda se Bobi Wine, (al secolo Robert Kyagulanyi Sentamu), più volte arrestato con l’accusa di sovversione e tradimento, è diventato anche uno dei più noti oppositori del regime. E il suo basco rosso, indossato dai seguaci del movimento People power, è diventato “simbolo di resistenza”.
Cappello pericolosissimo, dunque.  Leggi il resto dell’articolo »



Le scarpe dei matti

30 09 2019

 

le scarpe dei matti copertinaCi sono al mondo persone che hanno una capacità immensa di assumere su di sé il dolore degli altri e restituirlo a noi in paesaggi umani che sono anche la nostra storia. Come riesce a fare, osservando e studiando e immergendosi nelle periferie dell’esclusione sociale, Antonio Esposito (fra le tante cose autore con Dario Stefano dell’Aquila di quel viaggio nell’incubo che è stato “Storia di Antonia”. Antonia Bernardini, che morì a 41 anni, bruciata viva sul letto di contenzione, nel manicomio giudiziario di Pozzuoli, ne abbiamo parlato… https://www.remocontro.it/2017/11/12/viaggio-antonia-al-termine-del-manicomio/).
Molto scava, Antonio Esposito, addentrandosi nei meandri delle vite, percorrendo, spesso, luoghi nascosti.
Così è accaduto che un pomeriggio di gennaio di due anni fa, percorrendo i sotterranei del “Santa Maria Maddalena”, l’ex manicomio di Aversa, la luce della torcia con cui si fa strada illumina decine e decine di scarpe, “impolverate, rotte, rosicate dai topi, spesso spaiate. Cumuli di scarpe senza lacci (vietati in manicomio) abbandonate in un altrove nascosto, pezzi di storie smarrite, testimonianza di sentieri interrotti e cammini traditi”. Come non pensare alle scarpe già viste ad Auschwitz… “Da allora porto quell’immagine come si porta un dolore, una ferita agli occhi che non può essere guarita”.
Da quella ferita è sgorgato un libro preziosissimo, Leggi il resto dell’articolo »



Frammenti di un discorso (poco) amoroso

23 09 2019

frammenti 1“L’amore è un castigo. Veniamo puniti per non essere riusciti a rimanere soli”. Lo ha scritto Marguerite Yourcenar, che pure molto ha amato.
Non per scalfire le certezze di chi magari sta attraversando la fase felice della sua storia d’amore, quando non si riesce neppure a immaginare che le cose un giorno possano cambiare (e dio solo sa quanto arrivino a cambiare), ma quanta verità è nelle parole di chi tanto ha scavato e colto nelle pieghe dell’animo dell’uomo…
Un po’ di questa verità Gatto Randagio avrebbe voluto ben regalarla alle due giovani donne che mi ha detto di aver incrociato per strada, nei giorni scorsi, lungo il suo solito percorso mattutino. Per aiutarle un po’ a ragionare, perché gli erano sembrate piuttosto confuse, quelle donne, così arrabbiate, deluse, lacerate… Insomma, colpite al cuore da quel “castigo”, che tante vite infesta. Ascoltate i frammenti che ha colto di un discorso, ben poco, amoroso.
La prima donna, martedì pomeriggio. Leggi il resto dell’articolo »



Il dolore degli altri…

16 09 2019

faboStrano paese questo nostro, dove non si è liberi di morire pur desiderando, quando gravemente malati, una morte dignitosa senza oltre soffrire, ma dove sembra che non si possa che morire, anche se faresti di tutto per vivere, se il diritto alla cura si infrange su uno dei tanti muri che a quel diritto si frappongono, come quelli (non finirò mai di parlarne) della cella di una prigione.
Il diritto alla vita e il diritto alla morte. E quale vita e quale morte, se entrambe negate. Possono sembrare questioni diverse e lontane, opposte, persino… ma c’è un filo rosso, credo, che le unisce, passando per la nostra indifferenza, che tutto trasforma in prigioni. In cui rinchiudere, con il loro dolore, gli altri…
Con questo pensiero turbinante nella testa mi sono avviata venerdì mattina al convegno della Camera penale di Roma sul caso DJ Fabo, Leggi il resto dell’articolo »



Già fantasmi prima di morire

9 09 2019

cop fantasmi“E’ stata una nottata particolarmente afosa, le labbra mi bruciano più del solito, mi sono spalmata troppo aglio ieri sera. Non sono più disposta a farmi mordicchiare dagli scarafaggi. Io e la mia compagna di cella li abbiamo soprannominati chirurghi plastici. E’ la quarta volta questa estate che mi rifanno le labbra a canotto e occhi a dirigibile. Me li hanno rifatti così bene che Dominique quasi mi invidia per quelle labbra carnose che lei ha sempre desiderato”. Cronaca di un’ordinaria notte d’estate nella cella di un carcere…
Finora sono solo uomini le persone che ho incontrato in carcere, maschi e “cattivissimi”. Sempre ne esco, dai nostri incontri, turbata quando non sconvolta (e come ci si può abituare all’idea delle condizioni in cui confiniamo le persone, un surplus di pena nella pena che nessuna colpa, a mio parere, può giustificare…), e neppure riesco a pensare quanto più feroce e più duro possa essere per una donna, per quanto “cattiva” ci si possa sforzare di immaginarla, abitare un universo così tremendo, e tutto costruito avendo come riferimento il mondo maschile.
Poi Sandra Berardi (presidente dell’associazione Yaiahira) mi ha fatto leggere la testimonianza di Monica. Monica Scaglia, una condanna a nove anni, cinque già scontati fra le carceri di Torino e Vercelli, ora da qualche mese ai domiciliari per gravi motivi di salute (Monica ha un tumore, quando è entrata in carcere aveva già subito una serie di operazioni). E pensandola e vedendola nel buio dell’indecenza di un carcere, lei e le altre, difficile scrollarsi di dosso il senso di tremendo disagio, il dolore, la paura… Leggi il resto dell’articolo »



Le possibili rivoluzioni…

3 09 2019

quarto statoUna lezione di storia e di filosofia, da Vittorio da Rios:
“Bertrand Russell nel suo imponente lavoro la “saggezza dell’occidente” nel prologo si pone una domanda: Cosa fanno i filosofi quando lavorano? Ecco una strana domanda alla quale possiamo tentare di rispondere mettendo innanzitutto in chiaro cosa non fanno. Nel mondo che ci circonda, vi sono molte cose che si comprendono benissimo. Prendete ad esempio il funzionamento dei motori di un piroscafo. Ciò entra nel campo della meccanica e della termodinamica. Sappiamo anche molte cose su come è fatto e funziona il corpo umano. Si tratta di materie studiate dall’anatomia e dalla fisiologia. Considerate infine i movimenti delle stelle, cosa di cui sappiamo parecchio. Essi riguardano l’astronomia. Leggi il resto dell’articolo »



Diversamente vivo

27 08 2019

Copertina Emmanuello copia_Layout 1E’ vero, le mafie hanno bisogno del buio per meglio agire, e per questo bisogna parlarne. Ma da quando conosco qualcosa di carcerazioni, sono sempre più convinta che bisogna cercare di fare luce anche su quello che ne è di coloro che poi finiscono entro le mura delle nostre carceri, perché non è cosa che può essere indifferente, a chi crede nella giustizia di uno stato di diritto, quello che lì dentro avviene, soprattutto nei regimi differenziati… Con un’avvertenza: ché quando si comincia a conoscere un nome, pensare un volto, seguire un percorso, non è facile scrollarsi di dosso il buio dal quale a tratti quella storia emerge…
Così è stato per me a proposito di Davide Emmanuello.
Di lui ho iniziato, per quel che è stato possibile, a interessarmi, dopo una notizia che allora mi sembrò “bizzarra”. A Davide Emmanuello, di Gela, in prigione dal 1993 e da allora quasi ininterrottamente in regime di 41bis, era stata vietata la lettura del romanzo di Umberto Eco, “Il nome della rosa”. Libro ritenuto “pericoloso per l’ordine e la sicurezza”, raccontava la denuncia arrivata a un quotidiano… Per la cronaca, dal carcere di Ascoli Piceno, nel quale allora Emmanuello si trovava, è in seguito arrivata una vaga smentita, e l’ipotesi di un possibile divieto motivato dalla pericolosità “materiale” del libro (nei regimi differenziati non entrano libri con copertina rigida) piuttosto che da pericolosità dei contenuti. Poi una più decisa smentita l’ha fatta il Dap. Ma questi sono dettagli…  Leggi il resto dell’articolo »