Anime carcerate

8 07 2019

 


animo carceratoImpossibile non parlarvene. E’ stato il mio pensiero costante degli ultimi tre anni. Due libri che nascono dalle nostre prigioni, con testi di due persone con finepenamai, che mi sono impegnata a curare. Diversissimi l’uno dall’altro, per forma e contenuti. Diverso il respiro, diverso lo spirito, diversi i destinatari, se pure a qualcuno di preciso si pensa quando si impugna una penna per mettere in fila parole che varchino le mura della propria cella. Eppure, adesso che li ho tutti e due sotto gli occhi, freschi di stampa, portano entrambi ragioni al rifiuto, che in me nel tempo è maturato, a questa “strana pratica” e “alla pretesa di rinchiudere per correggere avanzata dai codici moderni”, per dirla con Foucault…
Un “no”, alla pena intesa come carcerazione, al quale immagino sia più difficile prestare ascolto e attenzione quando si parla di persone che abbiano commesso gravi crimini. Figuriamoci in un momento in cui la soluzione a ogni tipo di “devianza” sembra si trovi solo nell’“invenzione” di nuove figure di reati e in innalzamenti di pene…
Ma se ci fermiamo un attimo ad aprire gli occhi sui percorsi che iniziano quando alle spalle di una persona si chiudono le porte di un carcere, e come proseguono, quei percorsi, e, soprattutto, dove vanno a finire, e come e quando non finiscono per nulla…
Le mie due storie (accolte infine dall’editore fiorentino Libri liberi). Leggi il resto dell’articolo »



Narcisi….

30 06 2019

nello_specchio1Tre steli, di narcisi ormai spenti, sulla credenza della mia cucina. Ma non riesco ancora a tagliarli, quei fiori ormai secchi, come se ancora ne arrivasse il profumo che attira e imbriglia. E ancora soffia malie… Ché raccontano, quei fiori, una fiaba che arriva dalla Sicilia, e che i pescatori raccontavano ai figli nelle sere calde sul margine dell’estate…
La storia della più bella del paese che non dimenticava mai di esserlo. Fiaba delle vanità e dell’amore di sé che uccide. “Non vi fidate di Narcisa…” sussurrano quegli steli morti.
Ascoltate.
Narcisa sapeva di avere gli occhi più azzurri, i capelli più biondi, il corpo più snello. Sapeva anche che in paese c’era un giovane che l’amava, un bravo pescatore che viveva in una bella casa, aveva una bella barca ed era incantato da Narcisa, bella da far girare la testa. E un giorno le chiese di sposarlo. Ma lei rispose: “Sposerò chi mi regalerà una camicia di lino, degli orecchini e un anello d’oro”. Lui, che l’amava, prese il fucile e andò sulla montagna, ma quando tornò con i doni per l’amata, lei ancora lo respinse, e ancora chiese: uno scialle di seta, scarpe di raso, una gonna di velluto…
Lui l’amava davvero e per accontentarla divenne brigante. Tornò con tutto quello che Narcisa aveva chiesto ma lei ancora non era contenta. E il giovane, che di lei era preso fino allo stordimento, vendette tutto quello che aveva, la barca, la casa… divenne povero. Di un povero, capite bene, Narcisa non sa che farne…
E’ proprio vero. La testa bisogna perderla in due, altrimenti è un’esecuzione. Parola di Bukowski, che trovo nelle pagine di un libro al quale mi aggrappo per capire, e provare a uscire dalla sottile angoscia che questa storia mi trasmette. Leggi il resto dell’articolo »



Come per salvarsi dal disastro: negare ciò che è ovvio.

24 06 2019

una giornata da dimenticare 2L’istinto era di scriverne a caldo, la settimana scorsa… con tutto lo stupore, l’avvilimento, la tristezza, la voglia di ribaltare qualcosa… ma ho aspettato qualche giorno, giusto per mettere un po’ di distanza con le cose, e magari vederle sotto una luce meno tetra. Ma riprendendo questi appunti strappati dalla pagina di lunedì 10 del diario di Gatto Randagio, purtroppo viene proprio da pensare che “questa storia non finirà per niente bene”. Leggete anche voi.
<< lunedì 10 giugno Giornata iniziata con lo stordimento di un silenzio di tomba. Il cielo, gonfio fino a ieri degli stridii dei pulcini di gabbiano nati una quindicina di giorni fa, è muto. Un silenzio inquietante. Rotto a tratti dalla coppia di gabbiani-genitori, che su questi tetti avevano fatto il nido, che vanno e vengono, e scompaiono e ricompaiono e cercano e chiamano e chiamano… un’angoscia infinita. Che fine avranno fatto i gabbianini? Nessuno ama il loro pigolio insistente. Ipotesi terribili si affacciano alla mente… Meglio uscire. Piccola commissione offre una scusa per andare verso il centro. A Trastevere. Dopo la solita discreta attesa, l’autobus… Il caldo, la folla, i turisti, il traffico intasato, qualcuno che non arriva in tempo alla fermata e va bene che si diventa tutti un po’ nervosi, Leggi il resto dell’articolo »



Napoli, questa straordinaria città….

19 06 2019

napoliA proposito del film Selfie, e di Napoli, Vittorio da Rios scrive questa bella riflessione,  attraversando la città, la Storia, la Filosofia…

“Napoli questa straordinaria Città ricchissima di cultura e storia faro nel panorama culturale internazionale,è al contempo gravida di contraddizioni e sperequazioni sociali dove troviamo espressi con la stessa intensità vertici e abissi,ricchezza e povertà estrema con tutto il corollario naturale di sofferenza e “illegalità”repressione e carcere.Come mai tutto ciò accadde nel tempio della cultura? Napoli non ha pari nella storia del pensiero supera la stessa Atene che vede circoscritto il,periodo della egemonia culturale all’epoca della sapienza greca. Napoli conserva nel tempo e nei secoli fino all’oggi la grande tradizione di alta cultura. Pensiamo al nolano: Giordano Bruno, a Giambattista Vico alla sua scienza nuova, A Genovesi primo cattedratico di economia in Europa,Gaetano Filangieri grande giurista illuminista che con la scienza della legislazione pone le basi di un nuovo diritto che si basa sulla uguaglianza e la libertà oltre la elaborazione stessa dei più grandi illuministi francesi,e dello stesso Spirito delle leggi di Montesquieu, ebbe relazione epistolare con Benjamin Franklin autore della costituzione degli Stati Uniti.. Leggi il resto dell’articolo »



La quinta felicità

10 06 2019

la quinta feliciità“E bastava un’inutile carezza per capovolgere il mondo”. Questo dolcissimo pensiero di Franco Basaglia mi torna in mente ritrovando un vecchio libretto, rimasto lì rintanato su uno scaffale della libreria. “La quinta felicità”. Sottotitolo, un anno con i matti della casetta. Autore Eugenio Azzola (editore Stampa Alternativa). Ancora non so se ci sia e cosa sia la prima… e se ci sia una seconda, una terza o una quarta felicità. Ma sicuramente c’è n’è una quinta. Ascoltate.“Devo scendere, la medicina sta facendo effetto. Devo andare! Sta facendo effetto! Ahaa! E’ la quinta felicità!” La frase è pronunciata, gridando e ridendo, sull’autobus 17, a Trieste, da un uomo che “a giudicare dal suo sguardo e dal suo aspetto avrei giurato che andava dove andavo io”, una persona che in qualche modo dà all’autore del libro il benvenuto nel mondo dei “matti della casetta”. Dove Azzola, pacifista, obiettore di coscienza, ha passato il suo anno di servizio civile, accudendo, appunto, i matti che lì vivevano. La casetta è un edificio che si trova all’interno del parco dell’ex-ospedale psichiatrico di Trieste, chiuso nel settembre del 1980. Un tempo ospitava gli “infettivi”, e vent’anni dopo la chiusura dell’ospedale, ancora vi rimane un pugno di ospiti, in manicomio entrati quando meno che adolescenti, e lì rimasti fra il resto dei padiglioni vuoti. Tutti ormai adulti, adulti rimasti bambini…Oggi a San Giovanni non abita più nessuno.  Il grande parco ospita più di 10.000 rose, scuole, istituti universitari, servizi. Flì e i suoi compagni, quasi tutti ancora viventi, stanno in città. È l’abitare insieme, non più di tre per appartamento. “Ognuno deve avere il suo nome scritto sul campanello di casa” è stato il motto che ha accompagnato il progetto  degli operatori, dei giovani del servizio civile, dei cooperatori sociali. Avevo letto “La quinta felicità” appena uscito, una decina d’anni fa. Lo riapro per ritrovare uno degli ospiti che mai sono riuscita a cancellare dalla mente. Laszlo. Leggi il resto dell’articolo »



Il delitto imperfetto

27 05 2019

parole tossiche“I guasti del mondo si annidano nelle parole con le quali diciamo il mondo”. Frase che il Randagio ha ritrovato appuntata sulla copertina di un vecchio libro. E oggi gli sta frullando in testa, mentre si avvia al voto, un po’ recalcitrante, e carico di dubbi e inquietudini.

Le parole con le quali diciamo il mondo… Quanti guasti, va rimuginando, se per dirne una (e non prendetelo per fissato…), a proposito della tragedia contemporanea delle migrazioni, un ministro degli interni può tranquillamente affermare che nel mese di maggio ci sono stati solo due morti in mare. Fingendo di non saperlo, che i morti non si possono contare con i corpi recuperati. Oltretutto in un Mediterraneo oggi senza soccorsi e senza testimoni.

Eppure la storia di quei due morti, che non sta in piedi nella logica prima ancora che nel confronto con i numeri pur forniti da autorevoli istituzioni, rimbalzata da notiziari e dibattiti, esponenzialmente moltiplicata da “operatori” in rete, o utenti incauti che non si prendono la briga di riflettere prima un attimo… eccola lì ben acquattata nella testa di tanti, di chi preferisce crederci. Piccolo strabiliante esempio nel mare magnum della grande mistificazione…
“I guasti del mondo…”, quella frase il Gatto l’aveva a suo tempo appuntata sulla copertina di un’edizione de “Il delitto perfetto”, di Jean Baudrillard, che quindi è subito andato a risfogliare… Leggi il resto dell’articolo »



Dove abitavo? In via della libertà

13 05 2019

 

van_gogh_1967Sarà questo cielo che vira continuamente sul grigio, e ancora non si apre alla luce del maggio… randagiando per le vie del quartiere, ancora più grigie e chine e tante sembrano le teste canute degli anziani di questo nostro sempre più vecchio paese, che sfilano incerti lungo i marciapiedi. Col loro andare, a passi brevi, o spinti su sedia a rotelle, sempre accompagnati da più giovani donne o uomini stranieri…
Vien da pensare alla tremenda prigione in cui abbiamo trasformato il tempo della vecchiaia, in quest’era di solitudini urbane. E non solo per gli anziani, ma anche per chi sta loro accanto.
Prigione, sì, intanto per tutti quei “badanti” (ma quando questa parola è entrata così prepotentemente a far parte del nostro lessico quotidiano?)… alcuni dall’aria gentile, altri di una cortesia che sembra dettata dalla pazienza, altri, ancora, con lo sguardo già stanco e lontano.
Guardandoli non riesco a scollarmi di dosso il pensiero triste della vita di giovani donne che per vivere danno tutto il loro tempo ai nostri vecchi che noi non possiamo né sappiamo più accudire. Recluse nella prigione di una non vita, che capita non possano lasciare nemmeno per un attimo, notte e giorno, notte e giorno. Lontane da famiglia e figli, che non possono accompagnare alla vita, mentre sono qui ad accompagnare qualcun altro alla morte. Che terribile capovolgimento della natura delle cose… Leggi il resto dell’articolo »



Una proposta rivoluzionaria….

9 05 2019

la-giovane-donna-sexy-prepara-pasta-nella-cucina-ragazza-bionda-sulla-impasta-mano-felice-c-del-primo-piano-che-alla-domestica-141446773Una proposta “rivoluzionaria”: passare la guida alle donne…  e grazie a Vittorio da Rios che la formula… :

“Debbo riconoscere che questa volta Francesca ci pone noi maschietti inanzi a non poche responsabilità. Ma da dove nasce questa criminale pratica dell’uccidere la donna con la quale si è condiviso spesso spezzoni importati della propria esistenza? Da una lettura critica della Genesi si avvince che è “Colà” la fonte e causa del tutto: un caro amico nonché filosofo e teologo Giuliano Delena considera la Genesi la Matrix di tutti i mali fonte e origine degli immani cataclismi che hanno devastato la storia dell’ominide, nonostante Socrate e il Cristo. Ma poniamoci un problema fondamentale: se a determinare il destino dell’ominide compreso il pianeta che lo ospita fossero state le donne come principali protagoniste e responsabili della storia, nella sua evoluzione in questi ultimi 3-4 millenni saremmo giunti a questo punto? abbiamo una idea realistica di cosa ha determinato il maschilismo sessuofobo di noi maschietti nella società? E la violenza genocidaria assassina chi l’ha creata e poi perfezionata? Leggi il resto dell’articolo »



L’ergastolano e il suo giudice

22 04 2019

Pistoia_ospedale_del_Ceppo_005 fregio(…) Eppure anche tu hai avuto un processo e sei stato condannato, e sai cosa vuol dire. Già, ma tu eri innocente, è vero. Ho detto una fesseria, tu non avevi fatto niente di male, noi, beh, qualcosa più o meno tutti qui dentro. Però io l’ho pagata dura, sono quasi trent’anni che sto dentro, tu, parlando con rispetto, in qualche ora te la sei cavata, poi ti hanno tirato fuori, a me tra poco mi viene la muffa o le ragnatele e non ho nessuno che tiri fuori a me. Ma tu ci sei poi davvero? O siamo noi che ci illudiamo per non crepare di disperazione? A te ti importa davvero di noi? Ti importa davvero di me, di Salvatore di Catania, di questo pezzo di muro vecchio che sto diventando?…”

E non puoi che pensare al senso della Pasqua e a quale resurrezione mai e per chi, mentre brandelli d’anima sembrano andare via strappati a pezzi, ascoltando… lunedì scorso, nel carcere di Pavia, letture dallo straordinario “Fine pena ora” di Elvio Fassone, storia di una corrispondenza durata ventisei anni fra un ergastolano e il giudice che lo aveva condannato.

Il libro l’avevo letto qualche anno fa, appena uscito. Mi aveva colpito moltissimo (e non solo me se ha avuto 14 ristampe…) per la profondità, la forza, la levatura, la scrittura che affronta un argomento così grave, il senso della detenzione a vita, con asciuttezza trapuntata da lampi di turbamento e d’emozione. Tanto che mi era rimasto il desiderio di conoscerne l’autore. Ed eccolo lì, in prima fila, nella sala-teatro del carcere di Pavia, in questa giornata voluta dall’Associazione Nazionale magistrati della sezione distrettuale di Milano (e ringrazio Maria Lapi che mi ha permesso di esserci). Elvio Fassone, che è stato magistrato e componente del Consiglio Superiore della Magistratura e per due legislature senatore della Repubblica, è esattamente come la sua scrittura. Un gentiluomo dalla discreta eleganza d’altri tempi, carico di conoscenza e d’emozione che a tutti regala… che ad ascoltare le parole di questa preghiera, che pure lui stesso ha immaginato di cogliere in un borbottio sommesso, ancora si turba e si strazia. Leggi il resto dell’articolo »



La Colombia salvata dai ragazzini.

14 04 2019

bambini_ colombiaBogotà. Ne leggevo recentemente su una rivista di urbanistica, a proposito delle trasformazioni che ne hanno fatto un modello di pianificazione per città del Nord e del Sud del mondo. E la prima reazione è di stupore: come è possibile, per la metropoli capitale di uno degli stati più pericolosi del pianeta? Certo, si spiegava nell’articolo, “non aiuta che la Colombia sia ancora percepita soltanto come la magica Macondo di García Márquez o come la pericolosa patria dei narcos”, e su questo mi sono anch’io un po’ arrovellata… finché un incontro ha aperto anche per me una finestra su un orizzonte altro…
La Colombia l’ho incontrata lunedì scorso nei volti gentili di Olga e Tania. Olga Lucia Diaz Rodriguez, e Tania Gisela Angel Pinzon… “I nomi a quelle latitudini sono lunghissimi”, fa sorridere Remo, Remo Marcone, che nella sede della sua associazione, Amistrada, le ha avute ospiti a Roma. Dove Olga e Tania sono venute per parlare dei progetti di Creciendo Unidos, la fondazione che, da più di un quarto di secolo vicina alla popolazione vittima del conflitto armato colombiano, si occupa dei bambini lavoratori di Bogotà e Cucuta. E se ne occupa con un approccio decisamente nuovo e, diciamolo pure, fuor da ipocrisie: aiutare bambini e adolescenti ad essere protagonisti della loro vita, accompagnandoli in un cammino educativo, ma partendo dal riconoscerli come lavoratori e come soggetti sociali.
Tania ha appena quindici anni e a vederla e sentirla, col suo viso pulito, la sua compostezza retta, la sua eloquenza, il piglio maturo, la pensi bambina e la pensi adulta… Leggi il resto dell’articolo »