Diversamente vivo

27 08 2019

Copertina Emmanuello copia_Layout 1E’ vero, le mafie hanno bisogno del buio per meglio agire, e per questo bisogna parlarne. Ma da quando conosco qualcosa di carcerazioni, sono sempre più convinta che bisogna cercare di fare luce anche su quello che ne è di coloro che poi finiscono entro le mura delle nostre carceri, perché non è cosa che può essere indifferente, a chi crede nella giustizia di uno stato di diritto, quello che lì dentro avviene, soprattutto nei regimi differenziati… Con un’avvertenza: ché quando si comincia a conoscere un nome, pensare un volto, seguire un percorso, non è facile scrollarsi di dosso il buio dal quale a tratti quella storia emerge…
Così è stato per me a proposito di Davide Emmanuello.
Di lui ho iniziato, per quel che è stato possibile, a interessarmi, dopo una notizia che allora mi sembrò “bizzarra”. A Davide Emmanuello, di Gela, in prigione dal 1993 e da allora quasi ininterrottamente in regime di 41bis, era stata vietata la lettura del romanzo di Umberto Eco, “Il nome della rosa”. Libro ritenuto “pericoloso per l’ordine e la sicurezza”, raccontava la denuncia arrivata a un quotidiano… Per la cronaca, dal carcere di Ascoli Piceno, nel quale allora Emmanuello si trovava, è in seguito arrivata una vaga smentita, e l’ipotesi di un possibile divieto motivato dalla pericolosità “materiale” del libro (nei regimi differenziati non entrano libri con copertina rigida) piuttosto che da pericolosità dei contenuti. Poi una più decisa smentita l’ha fatta il Dap. Ma questi sono dettagli…  Leggi il resto dell’articolo »



Amazzonia. Io mi fermo qui. Forse…

22 07 2019

amazzonia cop“Accompagnata da un tuono, sbucò tra gli alberi una nuvola nera e ne venne giù una pioggia fitta che dopo dieci minuti cessò, lasciando il cielo terso e il magnifico spettacolo di due arcobaleni sovrapposti”. Cartolina ben invitante, che quasi quasi… l’Amazzonia perché no… azzardo un pensiero vagabondo, man mano che sfoglio le pagine del libro che ho tra le mani: “Amazzonia. Io mi fermo qui”.
Pensiero che subito si paralizza sulla pagina seguente: “Nella sabbia trovammo l’impronta di un piede umano e questo ci mise in allarme. Forma e dimensioni, secondo Walter e Hector, erano di un Aucas, perché hanno piedi di forma particolare, che sia allargano a dismisura nella parte anteriore. Preparammo un piano di difesa. Tendemmo qua e là delle funi d’inciampo e durante la notte avremmo vegliato a turno”. E non vedi l’ora di capire come è trascorsa la notte, e cosa accadrà il giorno dopo. Un racconto che non si fa lasciare… Leggi il resto dell’articolo »



I ricordi e la Storia

19 07 2019

Vittorio da Rios, a proposito di conoscenza, di memoria e di Sardegna, ci manda un bel ricordo di Gramsci, e non solo…

“Laurana Lajolo scrisse le più belle pagine dedicate a Gramsci, Ricche di poesia e di grande “amore” per il suo “eroe intellettuale”. Ricorda, Laurana l’intelligenza potente e precoce che Antonio dimostra fin da piccolo.Non ha ancora cinque anni, quando senza essere mai uscito dal paese riesce a indicare in una carta geografica murale,il villaggio dove abita e le principali città italiane, e sa definire cosa sia un’isola.  Quando Nino comincia ad andare a scuola apprende rapidamente a scrivere, ma non riesce mai a ricordare che “uccello” si scrive con due “c” e la madre, pazientemente corregge più volte quell’errore. La madre Peppina Marcias , donna molto evoluta e di cultura superiore per quel tempo nonostante avesse frequentato solo la terza elementare, costante ben presente nei ceti popolari e rurali. Dolcissima narratrice di favole per i suoi bambini,che la ascoltano estasiati soprattutto quanto canta con voce potente alla sarda. Leggi il resto dell’articolo »



Anime carcerate

8 07 2019

 


animo carceratoImpossibile non parlarvene. E’ stato il mio pensiero costante degli ultimi tre anni. Due libri che nascono dalle nostre prigioni, con testi di due persone con finepenamai, che mi sono impegnata a curare. Diversissimi l’uno dall’altro, per forma e contenuti. Diverso il respiro, diverso lo spirito, diversi i destinatari, se pure a qualcuno di preciso si pensa quando si impugna una penna per mettere in fila parole che varchino le mura della propria cella. Eppure, adesso che li ho tutti e due sotto gli occhi, freschi di stampa, portano entrambi ragioni al rifiuto, che in me nel tempo è maturato, a questa “strana pratica” e “alla pretesa di rinchiudere per correggere avanzata dai codici moderni”, per dirla con Foucault…
Un “no”, alla pena intesa come carcerazione, al quale immagino sia più difficile prestare ascolto e attenzione quando si parla di persone che abbiano commesso gravi crimini. Figuriamoci in un momento in cui la soluzione a ogni tipo di “devianza” sembra si trovi solo nell’“invenzione” di nuove figure di reati e in innalzamenti di pene…
Ma se ci fermiamo un attimo ad aprire gli occhi sui percorsi che iniziano quando alle spalle di una persona si chiudono le porte di un carcere, e come proseguono, quei percorsi, e, soprattutto, dove vanno a finire, e come e quando non finiscono per nulla…
Le mie due storie (accolte infine dall’editore fiorentino Libri liberi). Leggi il resto dell’articolo »



Narcisi….

30 06 2019

nello_specchio1Tre steli, di narcisi ormai spenti, sulla credenza della mia cucina. Ma non riesco ancora a tagliarli, quei fiori ormai secchi, come se ancora ne arrivasse il profumo che attira e imbriglia. E ancora soffia malie… Ché raccontano, quei fiori, una fiaba che arriva dalla Sicilia, e che i pescatori raccontavano ai figli nelle sere calde sul margine dell’estate…
La storia della più bella del paese che non dimenticava mai di esserlo. Fiaba delle vanità e dell’amore di sé che uccide. “Non vi fidate di Narcisa…” sussurrano quegli steli morti.
Ascoltate.
Narcisa sapeva di avere gli occhi più azzurri, i capelli più biondi, il corpo più snello. Sapeva anche che in paese c’era un giovane che l’amava, un bravo pescatore che viveva in una bella casa, aveva una bella barca ed era incantato da Narcisa, bella da far girare la testa. E un giorno le chiese di sposarlo. Ma lei rispose: “Sposerò chi mi regalerà una camicia di lino, degli orecchini e un anello d’oro”. Lui, che l’amava, prese il fucile e andò sulla montagna, ma quando tornò con i doni per l’amata, lei ancora lo respinse, e ancora chiese: uno scialle di seta, scarpe di raso, una gonna di velluto…
Lui l’amava davvero e per accontentarla divenne brigante. Tornò con tutto quello che Narcisa aveva chiesto ma lei ancora non era contenta. E il giovane, che di lei era preso fino allo stordimento, vendette tutto quello che aveva, la barca, la casa… divenne povero. Di un povero, capite bene, Narcisa non sa che farne…
E’ proprio vero. La testa bisogna perderla in due, altrimenti è un’esecuzione. Parola di Bukowski, che trovo nelle pagine di un libro al quale mi aggrappo per capire, e provare a uscire dalla sottile angoscia che questa storia mi trasmette. Leggi il resto dell’articolo »



Come per salvarsi dal disastro: negare ciò che è ovvio.

24 06 2019

una giornata da dimenticare 2L’istinto era di scriverne a caldo, la settimana scorsa… con tutto lo stupore, l’avvilimento, la tristezza, la voglia di ribaltare qualcosa… ma ho aspettato qualche giorno, giusto per mettere un po’ di distanza con le cose, e magari vederle sotto una luce meno tetra. Ma riprendendo questi appunti strappati dalla pagina di lunedì 10 del diario di Gatto Randagio, purtroppo viene proprio da pensare che “questa storia non finirà per niente bene”. Leggete anche voi.
<< lunedì 10 giugno Giornata iniziata con lo stordimento di un silenzio di tomba. Il cielo, gonfio fino a ieri degli stridii dei pulcini di gabbiano nati una quindicina di giorni fa, è muto. Un silenzio inquietante. Rotto a tratti dalla coppia di gabbiani-genitori, che su questi tetti avevano fatto il nido, che vanno e vengono, e scompaiono e ricompaiono e cercano e chiamano e chiamano… un’angoscia infinita. Che fine avranno fatto i gabbianini? Nessuno ama il loro pigolio insistente. Ipotesi terribili si affacciano alla mente… Meglio uscire. Piccola commissione offre una scusa per andare verso il centro. A Trastevere. Dopo la solita discreta attesa, l’autobus… Il caldo, la folla, i turisti, il traffico intasato, qualcuno che non arriva in tempo alla fermata e va bene che si diventa tutti un po’ nervosi, Leggi il resto dell’articolo »



Napoli, questa straordinaria città….

19 06 2019

napoliA proposito del film Selfie, e di Napoli, Vittorio da Rios scrive questa bella riflessione,  attraversando la città, la Storia, la Filosofia…

“Napoli questa straordinaria Città ricchissima di cultura e storia faro nel panorama culturale internazionale,è al contempo gravida di contraddizioni e sperequazioni sociali dove troviamo espressi con la stessa intensità vertici e abissi,ricchezza e povertà estrema con tutto il corollario naturale di sofferenza e “illegalità”repressione e carcere.Come mai tutto ciò accadde nel tempio della cultura? Napoli non ha pari nella storia del pensiero supera la stessa Atene che vede circoscritto il,periodo della egemonia culturale all’epoca della sapienza greca. Napoli conserva nel tempo e nei secoli fino all’oggi la grande tradizione di alta cultura. Pensiamo al nolano: Giordano Bruno, a Giambattista Vico alla sua scienza nuova, A Genovesi primo cattedratico di economia in Europa,Gaetano Filangieri grande giurista illuminista che con la scienza della legislazione pone le basi di un nuovo diritto che si basa sulla uguaglianza e la libertà oltre la elaborazione stessa dei più grandi illuministi francesi,e dello stesso Spirito delle leggi di Montesquieu, ebbe relazione epistolare con Benjamin Franklin autore della costituzione degli Stati Uniti.. Leggi il resto dell’articolo »



La quinta felicità

10 06 2019

la quinta feliciità“E bastava un’inutile carezza per capovolgere il mondo”. Questo dolcissimo pensiero di Franco Basaglia mi torna in mente ritrovando un vecchio libretto, rimasto lì rintanato su uno scaffale della libreria. “La quinta felicità”. Sottotitolo, un anno con i matti della casetta. Autore Eugenio Azzola (editore Stampa Alternativa). Ancora non so se ci sia e cosa sia la prima… e se ci sia una seconda, una terza o una quarta felicità. Ma sicuramente c’è n’è una quinta. Ascoltate.“Devo scendere, la medicina sta facendo effetto. Devo andare! Sta facendo effetto! Ahaa! E’ la quinta felicità!” La frase è pronunciata, gridando e ridendo, sull’autobus 17, a Trieste, da un uomo che “a giudicare dal suo sguardo e dal suo aspetto avrei giurato che andava dove andavo io”, una persona che in qualche modo dà all’autore del libro il benvenuto nel mondo dei “matti della casetta”. Dove Azzola, pacifista, obiettore di coscienza, ha passato il suo anno di servizio civile, accudendo, appunto, i matti che lì vivevano. La casetta è un edificio che si trova all’interno del parco dell’ex-ospedale psichiatrico di Trieste, chiuso nel settembre del 1980. Un tempo ospitava gli “infettivi”, e vent’anni dopo la chiusura dell’ospedale, ancora vi rimane un pugno di ospiti, in manicomio entrati quando meno che adolescenti, e lì rimasti fra il resto dei padiglioni vuoti. Tutti ormai adulti, adulti rimasti bambini…Oggi a San Giovanni non abita più nessuno.  Il grande parco ospita più di 10.000 rose, scuole, istituti universitari, servizi. Flì e i suoi compagni, quasi tutti ancora viventi, stanno in città. È l’abitare insieme, non più di tre per appartamento. “Ognuno deve avere il suo nome scritto sul campanello di casa” è stato il motto che ha accompagnato il progetto  degli operatori, dei giovani del servizio civile, dei cooperatori sociali. Avevo letto “La quinta felicità” appena uscito, una decina d’anni fa. Lo riapro per ritrovare uno degli ospiti che mai sono riuscita a cancellare dalla mente. Laszlo. Leggi il resto dell’articolo »



Il delitto imperfetto

27 05 2019

parole tossiche“I guasti del mondo si annidano nelle parole con le quali diciamo il mondo”. Frase che il Randagio ha ritrovato appuntata sulla copertina di un vecchio libro. E oggi gli sta frullando in testa, mentre si avvia al voto, un po’ recalcitrante, e carico di dubbi e inquietudini.

Le parole con le quali diciamo il mondo… Quanti guasti, va rimuginando, se per dirne una (e non prendetelo per fissato…), a proposito della tragedia contemporanea delle migrazioni, un ministro degli interni può tranquillamente affermare che nel mese di maggio ci sono stati solo due morti in mare. Fingendo di non saperlo, che i morti non si possono contare con i corpi recuperati. Oltretutto in un Mediterraneo oggi senza soccorsi e senza testimoni.

Eppure la storia di quei due morti, che non sta in piedi nella logica prima ancora che nel confronto con i numeri pur forniti da autorevoli istituzioni, rimbalzata da notiziari e dibattiti, esponenzialmente moltiplicata da “operatori” in rete, o utenti incauti che non si prendono la briga di riflettere prima un attimo… eccola lì ben acquattata nella testa di tanti, di chi preferisce crederci. Piccolo strabiliante esempio nel mare magnum della grande mistificazione…
“I guasti del mondo…”, quella frase il Gatto l’aveva a suo tempo appuntata sulla copertina di un’edizione de “Il delitto perfetto”, di Jean Baudrillard, che quindi è subito andato a risfogliare… Leggi il resto dell’articolo »



Dove abitavo? In via della libertà

13 05 2019

 

van_gogh_1967Sarà questo cielo che vira continuamente sul grigio, e ancora non si apre alla luce del maggio… randagiando per le vie del quartiere, ancora più grigie e chine e tante sembrano le teste canute degli anziani di questo nostro sempre più vecchio paese, che sfilano incerti lungo i marciapiedi. Col loro andare, a passi brevi, o spinti su sedia a rotelle, sempre accompagnati da più giovani donne o uomini stranieri…
Vien da pensare alla tremenda prigione in cui abbiamo trasformato il tempo della vecchiaia, in quest’era di solitudini urbane. E non solo per gli anziani, ma anche per chi sta loro accanto.
Prigione, sì, intanto per tutti quei “badanti” (ma quando questa parola è entrata così prepotentemente a far parte del nostro lessico quotidiano?)… alcuni dall’aria gentile, altri di una cortesia che sembra dettata dalla pazienza, altri, ancora, con lo sguardo già stanco e lontano.
Guardandoli non riesco a scollarmi di dosso il pensiero triste della vita di giovani donne che per vivere danno tutto il loro tempo ai nostri vecchi che noi non possiamo né sappiamo più accudire. Recluse nella prigione di una non vita, che capita non possano lasciare nemmeno per un attimo, notte e giorno, notte e giorno. Lontane da famiglia e figli, che non possono accompagnare alla vita, mentre sono qui ad accompagnare qualcun altro alla morte. Che terribile capovolgimento della natura delle cose… Leggi il resto dell’articolo »