Crimini di sistema…

26 08 2019

lucanoA proposito della vicenda di Domenico Lucano, l’intervento di Vittorio da Rios che ci ricorda come oggi i grandi crimini siano ‘crimini di sistema’. Da leggere:
“Francesca oggi ci porta dentro l’incandescenza di un paradigma fondativo della attuale irreversibile crisi della civiltà Europea e più in generale dell’Occidente. Crisci istituzionale. crisi di sistemi giuridici-repressivi,crisi di sistemi finanziari-produttivi-consumistici-crisi dei meccanismi informatici,crisi delle organizzazioni partitiche,crisi delle istituzioni e organismi che definiamo Stati, eredi del giusnaturalismo ma che in un contesto cosi inedito quale quello attuale dimostrano la loro inadeguatezza ad evitare cataclismi, sperequazioni,sociali.insicurezza quanto incertezza sul futuro.la grande crisi è sistemica. E oggi i grandi crimini sono “crimini di sistema” come li definisce Luigi Ferrajoli responsabili delle attuali tragedie “globali”. “Crimini di sistema” che trovano un paradigma giuridico-istituzionale-repressivo totalmente disarmato quanto impotente ad agire,.poiché le sue innervature fondative: “culturali, filosofiche, giuridiche, lo portano ad agire sulle conseguenze anziché sulla cause. Leggi il resto dell’articolo »



Il colore Viola

6 12 2009

5 dicembre. No b Day. Cosa marcia col corteo. Nel fiume screziato di viola. Colore della libertà. Colore dell’autodeterminazione. Dicono. Fermarsi a vederlo scorrere, in via Merulana. La nobile via Merulana, che unisce le due più belle basiliche di Roma. Arriva da Santa Maria Maggiore, scende verso San Giovanni. Da una finestra di un terzo piano, giusto al centro della via, qualcuno stende una bandiera arcobaleno, due finestre più a lato una sciarpa viola, forse un telo. Al secondo piano qualcun altro dirige verso la gente in strada degli altoparlanti, per regalare alla folla un suono di marcia e un canto di Intillimani del tempo che fu… E si applaudono a vicenda, le persone affacciate alla finestra e i gruppi affollati del corteo. Viola, colore della libertà. Della parola e del pensiero che non vuole briglie. Che uscendo dal luogo virtuale della rete, dice di essere carne e corpo e voce e che è ora di dire davvero basta alle urla afone del potere malato che ci sta soffocando… Per questa volta, forse, nel fiume in marcia, le teste sale e pepe e grigie non sembrano la maggioranza. Molti, moltissimi i giovani, e questo è già gioia. Pochissime le bandiere di partito, e questo è già speranza. Pochissimi gli slogan. E questo è già inizio di libertà. Leggi il resto dell’articolo »



Reliquie

8 04 2008

Una sola volta ho visto un cuore conservato in un’urna. A Vienna. A dire il vero il cuore non l’ho visto affatto, sigillato dentro l’urna di pesante metallo. Ma la scritta alla base del contenitore era chiara. Vi era conservato il cuore di un Asburgo. E mi è importato poco sapere che la pratica dell’espianto del cuore, come delle viscere, era cosa necessaria per il processo d’imbalsamazione. Non ho potuto che immaginarlo con molta tristezza. Quel cuore smarrito, lontano dal corpo al quale era appartenuto e insieme al quale avrebbe forse preferito dissolversi nella terra. Ora era lì dentro, condannato a una solitudine eterna e buia. Nudo del corpo. E lo sguardo, anche di qua dall’urna, si fa impudico. Tristezza ancora maggiore ho provato quando ho saputo di Chopin e del suo cuore, custodito in Santa Croce a Varsavia, così lontano dalla tomba di Père Lachaise a Parigi, dove riposa. Leggi il resto dell’articolo »



Fatti più in là… (e Milano calpesta i Rom)

2 04 2008

Scorrendo le immagini diffuse in rete della cacciata dei Rom alle porte di Milano. Alcuni dettagli.

Portando via quel che si può, quel niente che si possiede, fuggono, le persone, spingendo carrelli dei supermercati. Oltre la tristezza e la vergogna, ne nasce il senso di un che di grottesco, di beffa. Costretti a fuggire, spingendo fra la polvere e il vuoto, il simbolo dell’abbondanza strabocchevole dei banconi dei nostri supermercati. Viene in mente ( i percorsi della mente sono a volte bizzarri, ma non troppo)  una pubblicità di qualche tempo fa. Due giovani che in un supermercato si incontrano, si scelgono, mettono su famiglia e “vissero felici e contenti “… Per il resto della vita, suggeriva il messaggio, nel posto più confortevole e soddisfacente che si possa immaginare. Con le mani afferrate a un luccicante carrello. Ovviamente stracolmo di scatole colorate. Lo stesso carrello cromato, nelle foto dello sgombero, pieno di stracci. Oppure vuoto, come quello spinto da una ragazza che si allontana su una strada desolata. In primo piano, a guardarla andare via, due ali di poliziotti. Carichi di tutto quel che serve, scudi caschi, manganelli, per l’antisommossa. Leggi il resto dell’articolo »



A proposito di anniversari

20 03 2008

“Shock and awe”. Colpisci e terrorizza. ‘Titolava’ così l’operazione iniziata a Bagdad la notte fra il 19 e il 20 marzo del 2003. Per portare la democrazia. Democrazia a grappoli. Come le più micidiali fra le bombe. Se pure ha un senso stabilire una gerarchia della morte. Colpisci e terrorizza. Dando il via ad un altro capitolo della storia della distruzione. Che da quando la meccanica ci ha permesso di volare, e abbiamo cominciato anche a volare come falchi su cieli dichiarati nemici, si è arricchita di una nuova perversione. Lo squilibrato rapporto di forza fra chi è sopra e chi è sotto. Sopra, e sotto le bombe. Civili, soprattutto sempre, anche se sempre un po’ più tardi ci accorgiamo che le bombe non sono mai intelligenti. O lo sono fin troppo, perché fin troppo bene colpiscono e terrorizzano. Ma ci sono cose che non possiamo fingere di non sapere. Quando invochiamo guerre giuste e pulite.

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Aborto: la pacata violenza di Ferrara

26 02 2008

Solo una breve riflessione. A proposito di toni e di parole. Di garbi formali e di sostanziali violenze. Ascoltando l’intervento di Giuliano Ferrara in apertura della puntata dell’Infedele di mercoledì 13 febbraio. A proposito del suo manifesto ‘pro-life’ con il quale mette l’aborto fra i temi della campagna elettorale. Un tono molto pacato quello di Ferrara. Introduce, spiega, argomenta, con voce piana e calma, inanella frasi e parole modulando con garbo, sembra, finanche i respiri. Senza mai uscire dai binari di una condotta di gentilezza estrema. Anche quando gli tocca, come è normale che accada, di dover sovrastare il tentativo di qualcuno degli ospiti di intervenire. Tono pacato, certo, se per pacatezza si intende che l’accoratezza non si è trasformata in fervore, che poi non è trasceso in urla, crocefissi branditi, o intemperanze del genere…

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