La salvezza che viene dal deserto….

7 08 2017

villagAppunti stralunati… Si vede che il caldo dà alla testa anche al Randagio, e quasi gli manca il respiro. Ché all’afa si aggiunge la suggestione di nomi che, con le tremende immagini che evocano, anche solo a pronunciarli ci si sente incenerire… Caronte, che ci ha traghettato verso Lucifero (ma chi è che affibbia i nomi ai fenomeni atmosferici stagionali?)… e “lasciate ogni speranza, voi ch’intrate”…
Ma l’inferno proprio ci sta tutto. E sono cieli di fuoco, roghi d’infamia, notti senza respiro… che disegnano orizzonti di solitudine. Della nostra solitudine…
Ma Gatto Randagio sempre randagio è, e a casa asserragliato proprio non gli riesce di stare. Quindi continua a scendere in strada, nonostante l’impiantito di pietra e cemento del marciapiede gli bruciacchi i piedi, a fare almeno un giretto nel quartiere…
Ieri, intorno a mezzogiorno, per strada solo qualche ombra diradata, un gruppetto di vecchini accasciati al tavolino del bar, una famigliola con l’aria di aver perso la strada, occhi sfranti che puntano sul vuoto, due piccioni stramazzati sull’asfalto, e fantasmi di auto in fuga chissà verso dove…
Davvero nessuno con cui incrociare sguardi… E stava per tornarsene mesto verso casa, quando svoltando l’angolo che porta al supermercato ha visto che era ancora lì, quel ragazzo nero nero al quale qualche volta dà qualche spiccio, con il quale a volte scambia parole, e che sempre gli sorride, e sempre lo saluta invocando su di lui la benedizione di dio ( quale dio non abbiamo mai indagato)… Festah ( o Pasquah…chissà come ha detto un giorno di chiamarsi) ancora gli ha sorriso, con l’aria di chi è davvero contento dell’incontro, e poi ha ripreso la lettura del libro che aveva in mano. E chissà quanto tempo ancora sarà rimasto lì, in calma e fiduciosa attesa del suo giorno… Leggi il resto dell’articolo »



ELETTROSHOCK

31 07 2017

Elettroshock“In quel manicomio esistevano gli orrori degli elettroshock. Ogni tanto ci assiepavano dentro una stanza e ci facevano quelle orribili fatture. Io le chiamavo fatture perché non servivano che ad abbrutire il nostro spirito e le nostre menti. La stanzetta degli elettroshock era una stanzetta quanto mai angusta e terribile; e più terribile ancora era l’anticamera, dove ci preparavano per il triste evento. Ci facevano una premorfina, e poi ci davano del curaro perché gli arti non prendessero ad agitarsi in modo sproporzionato durante la scarica elettrica. L’attesa era angosciosa. Molte piangevano. Qualcuna orinava per terra.
Una volta arrivai a prendere la caposala per la gola, a nome di tutte le mie compagne. Il risultato fu che fui sottoposta all’elettroshock per prima, e senza anestesia preliminare, di modo che sentii ogni cosa. E ancora ne conservo l’atroce ricordo”.
L’atroce ricordo di Alda Merini, ritrovato in Salute ok… mi frulla e rifrulla nella testa dopo essere incappata, randagiando fra le pagine del Forum della salute mentale, in ‘notiziole’ che forse non avrete incontrato sulla stampa nazionale, ma che al Randagio hanno fatto drizzare tutti i peli sulla schiena… leggendo un intervento di Peppe dell’Acqua (l’ex direttore del Dipartimento di salute mentale di Trieste, direttore della collana ‘180 archivio critico della salute mentale’ e tante altre cose ancora) che fra l’altro denuncia: “In Alto Adige esiste una psichiatria ospedaliera, medica, oggettivante. Si sperimentano protocolli di terapie farmacologiche che sono al di fuori di ogni razionalità, è uno dei pochi territori in Italia dove si fa l’elettroshock e si usano pratiche restrittive come le porte chiuse”. E già ti soffoca il respiro…
Ma quello che ancora di più inquieta, Leggi il resto dell’articolo »



Una buona notizia!!!

22 07 2017

COPURLAQualche buona notizia a volte arriva anche dal buio delle carceri. Mi arriva questa mattina una lettera di Alfredo Sole, da Opera ( ne abbiamo appena parlato con la sua lettera alla gente di Racalmuto, il paese dove è nato ‘ ): è stato declassificato! Nonostante il parere negativo della DDA, di cui avevamo parlato. Insomma, forti del percorso che in questi anni Alfredo Sole ha compiuto, Direzione e DAP, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, non si sono fermati davanti al parere della DDA. Dunque dopo lunghi anni di AS-1, Alfredo ‘scende’ in AS-3, passaggio che permette, dopo un periodo di ‘osservazione’, di approdare al circuito di media sicurezza. Che sia l’inizio di una nuova, meritata, tanto attesa speranza… Rileggendo la sua lettera mandata alla gente di Racalmuto, alla sua gente… se non è questo un pentito…



Prigionieri della libertà

7 07 2017

Leggete questo scambio di lettere fra una ex detenuta e un ergastolano in semilibertà..
fine-pena-maiCiao Carmelo,

stasera è una di quelle serate in cui il cervello vola verso altri orizzonti che sono sempre lontani dall’immaginario comune. A volte mi sembra di vivere due vite, una in cui mi sembra di essere come tutti gli altri, e l’altra in cui mi sembra di essere perennemente in uno stato di prigionia. Le due vite non si incontrano mai, perché ancora, dopo tanti anni che sono uscita dal carcere, non sono riuscita mai a spiegare alle persone care che cosa significhi essere privati della libertà. Allora mi sembra una doppia prigionia, quella fisica e quella mentale, perché sono convita che detenuti si rimanga tutta la vita e, nonostante tu faccia di tutto per cancellare quel brutto ricordo, succederà una bella notte che sognerai la guardia che ti sveglia con la torcia, oppure sentirai il rumore delle chiave che ti ronza nella mente. Quando aprirai gli occhi penserai: “meno male che è solo un sogno!”. Ma, in realtà, non è così perché in Italia in galera ci finisci sempre due volte: la prima da presunto innocente e la seconda da condannato. Poco importa se nel mezzo una persona si ricostruisce una vita, perché la legge è questa e non ci sono altre vie d’uscita.

Rieducazione, reinserimento e altro ancora diventano un lontano miraggio perché, come in tutte le cose che contraddistinguono il nostro modo di essere, nessuno è realmente interessato alla sofferenza altrui. Se dovessi raccontarti la mia vita in una sola parola potrei usare il termine “diversa”, perché è così che mi sento ora che ho quasi trent’anni. Ed è stato così anche da bambina quando, invece di giocare con le amichette, mi piaceva aiutare gli altri. Così sono cresciuta, senza malizia e nella convinzione che se fai del bene ottieni lo stesso. Ma nulla è stato come pensavo. Dopo quello che ho vissuto, ho perso fiducia negli esseri umani, ma soprattutto ho capito che esiste una certa tendenza a “godere delle sofferenza altrui” che mi spaventa tremendamente. Leggi il resto dell’articolo »



Torture…

26 06 2017

riabilitazione-sospesa-80026 giugno, giornata internazionale contro la tortura. E chissà perché la pagina del taccuino di appunti si apre su una testimonianza di Patrizia Pugliese, che è stata insegnante in carcere a Tolmezzo: “Il mio incontro con la realtà carceraria è stato devastante, dal punto di visto emotivo, umano. Alcune scene ricostruite stasera mi riportano ai grandi soprusi, eccidi della storia, uno su tutti, l’olocausto, il disprezzo verso gli ebrei, i diversi…”. E racconta del colloquio avuto con una guardia. Di cui naturalmente non può fare il nome, che non lavora in Friuli, ma che le ha raccontato cose che avvengono in carceri italiane… La testimonianza è di sette anni fa, ma ancora ritorna, negli incubi…
Dell’agente non si fa il nome, Patrizia lo chiama Gesù… che al suo lavoro in carcere, racconta, “sopravvive”.
A cosa? “Al dolore, alla storia dei deboli, dei marocchini, degli albanesi, ma anche di tanti, troppi ragazzi italiani.”
Gesù, che una volta ha salvato un marocchino che aveva tentato di uccidersi con il laccio delle scarpe. “Ma mica è l’unico che ho salvato. Sai quanti… io non sono cattivo come certi miei colleghi. Sai quante volte mi hanno detto… lascialo morire lì quel delinquente. Ma io non voglio pesi sulla coscienza. Io quando torno da mia moglie e da mia figlia devo guardarle diritto negli occhi. Alcune volte ho visto scene non belle (…). Una volta un albanese aveva appena saputo della madre morta… dopo poche ore si era aperta la pancia con una lametta, aveva le budella di fuori… sono corso in bagno a vomitare… non ho dormito per diverso tempo”.
E perché un gesto così estremo? Leggi il resto dell’articolo »



randagio per sempre…

5 06 2017

gatto 2Per riderci un po’ su…. Ma forse neanche poi tanto… oggi lascio la penna tutta a Gatto Randagio. Sentite cosa scrive…

Puntando una mattina alla strada qui accanto, quella con il negozietto di cibarie per noi animaletti, dove ogni tanto pure mi vado a rifornire ( certo, tendenzialmente mangerei avanzi e caccerei topi, ma una volta assaggiati croccantini e scatolette…), all’improvviso mi si è accapponata la pelle, mentre stavo per sbattere il muso su quella nuova vetrina… L’ultima di una serie piuttosto lussureggiante, da dove si affacciavano graziose tutine colorate e spumosi lettini azzurri e rosa shocking, sullo sfondo di ceste rivestite di imbottiture e fiocchetti e pupazzetti e giocattolini… Oibò, mi sono chiesto, il mio ‘alimentari’ è stato soppiantato da un negozio per bambini?
Capite, per quanto randagio, un po’ casalingo lo sono anch’io, almeno per quella quota interessata a quanto di buono e succulento c’è da arraffare fra un tappeto e un frigorifero… e, diciamoci la verità, in casa i bambini sono pur sempre concorrenza…
Col pelo ancora arruffato, mettendo meglio a fuoco le tutine… certo hanno proporzioni un po’ curiose… e poi, quei collarini luccicanti attaccati a guinzaglini colorati…
Guinzaglini?! … Leggi il resto dell’articolo »



“Decoro”…

29 05 2017

pontassieve 4Non sembra ne abbia parlato alcun telegiornale, nessuna pagina nazionale di giornale, e francamente è stato difficile anche trovarne traccia nelle pagine locali… solo radio Radicale vi ha dato spazio… e che volete che sia, schiacciati come siamo fra il terrore del terrore e l’improvviso bisogno di far pulizia, immolando al dio del ‘decoro’ la nostra decenza… che volete che sia la notizia di un pugno di rom buttati per strada…
E’ accaduto, lunedì scorso, a Pontassieve, piccolo comune arroccato sulla sponda destra dell’Arno, a un pugno di chilometri da Firenze. Il copione, sempre lo stesso… forze dell’ordine e la sostanziale brutalità di un atto che ha sgombrato una casa che ha ospitato bambini, madri, padri, famiglie, un invalido civile… A seguire l’operazione anche un assistente sociale del comune, che, come denunciano i rappresentanti dell’Associazione Nazione Rom, ‘Non siete residenti’, ha detto in risposta a chi ha tentato di opporsi…
Non residenti, brutti, sporchi e cattivi, e magari rubano… Leggi il resto dell’articolo »



Il peso di una tazzina di caffé

15 05 2017

trud2014Sono già in fiore le piante di ferula, in Sardegna, e la strada che si arrampica verso Nuoro è qua e là punteggiata del giallo dei suoi fiori… e viene voglia d’abbandonarla per andare incontro al fiorire d’asfodelo che “lì i monti ne sono pieni… Durante l’estate, persi i fiori, sulla cima dell’arbusto rimangono i semi. Le pecore ne sono ghiotte… durante la notte stanno a testa in su per mangiare il seme e nel buio, da come brillavano i loro occhi, alle volte avevo l’impressione di vedere una città illuminata in lontananza…”. Ritornano le parole del racconto di Mario Trudu pastore…
Ne parlo sempre, di Mario… entra nel trentottesimo anno di detenzione. In tutto questo tempo ha avuto solo due permessi d’un pugno d’ore, una quindicina d’anni fa… e davvero, andando a Nuoro per la presentazione di un documentario voluto da “Nessuno tocchi Caino” e girato nel carcere di Opera, “Spes contra Spem”, speravo, speravamo tutti, che questa volta ci fosse anche lui. Ma la magistratura di sorveglianza ancora una volta ha detto ‘no’. E non importano gli anni trascorsi in prigione, il cammino fatto, la pazienza, il tempo…
Eppure anche il sindaco del paese dove è nato, Arzana, si era dichiarato disposto ad andarlo a prendere e poi riportarlo nel carcere di Oristano… assumersi la responsabilità delle poche ore di libertà che tutti per lui aspettavamo… lo sperava davvero il suo avvocato, Monica Murru, che continua a tessere relazioni, occasioni, percorsi… Spes contra spem… la speranza contro ogni speranza… Leggi il resto dell’articolo »



Dalla parte del lupo

8 05 2017
www.allwallpapersfree.org

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Appunti. Dopo aver letto la terribile notizia del lupo ucciso, scuoiato, appeso a un cartello stradale nel territorio del comune di Suvereto… vittima della violenza barbara che solo l’uomo sa compiere. Dalla parte del lupo, che continua ad essere animale scomodo… Splendida bestia, simbolo di ferocia e furore, ma anche di luce, ardore e vita, e tante altre cose ancora, ma sulla cui pelle ancora si giocano le nostre contraddizioni e insensatezze…

Del corpo straziato del lupo ucciso a Suvereto si vedono solo le due zampe legate al palo, ché la foto è stata tagliata per decenza, per pietà, dal sindaco del paese, il primo a denunciare quel “gesto infame”. Ma bastano quelle due estremità rapprese per immaginare l’orrore… Mi ritorna in mente quanto mi spiegò Mario Andreani, veterinario che da tempo si occupa di lupi, fin da quando erano a un passo dall’estinzione, incontrato qualche anno fa sulla strada di una narrazione della favola di Cappuccetto Rosso e del lupo che la mangiò, da sempre signore dei nostri sogni e dei nostri incubi.

“Se tanta informazione scientifica c’è stata negli ultimi anni, a dire il vero, ci sono due realtà che si confrontano: quella rurale, che nel lupo vede ancora un nemico, e quella cittadina, più influenzata da ambientalisti e animalisti, ma nello stesso tempo più “ignorante” di quella che è la realtà di un animale, e che pensa che vada protetto. Finché non s’avvicina…”. Leggi il resto dell’articolo »



Tutti i ragazzi di Aiwa con Gabriele…

1 05 2017

gabriele, ensaChi, più di persona che la sua casa e il suo mondo ha dovuto lasciarli di là dal mare, può capire il dramma di chi la sua casa sta per perderla… Come sta per accadere alla famiglia di Gabriele, un ragazzo di 25 anni con una grave forma di autismo…
Per la cronaca, la casa dove Gabriele abita da sempre, a La Storta, periferia di Roma Nord, sarà perduta per via di un mutuo non pagato, acceso sull’appartamento da parenti ai quali la casa è formalmente intestata. Questione di rapporti familiari distratti e mai chiariti, impicci, intrighi, scorrettezze… che capita si nascondano nelle pieghe delle nostre spesso faticose relazioni. E i genitori di Gabriele non hanno gli 80mila euro necessari per comprare quella casa che per il loro figlio segna il perimetro di tutta l’esistenza..
La vita… a volte si accanisce con sgambetti improvvisi, quando pure già tutto è fatica e dolore
E per fortuna che almeno, ora, accanto a Gabriele, insieme ai suoi genitori, a proteggerlo da una verità che non può sapere, c’è Ensa…
Li avevamo incontrati, lo scorso anno, raccontando delle relazioni nate fra i ragazzi del centro richiedenti asilo di Casale San Nicola, a Roma Nord, e molte famiglie dei dintorni. Come non ricordarli… Leggi il resto dell’articolo »