Una morte da non archiviare…

18 10 2017

La morte di Valerio Guerrieri, ventidue anni appena, che si è suicidato nel febbraio scorso nel carcere di Regina Coeli. Se la domanda è: è proprio in un carcere che doveva trovarsi quel ragazzo?
Antigone di nuovo interviene per chiedere giustizia e si rivolge alle Nazioni Unite. Riporto il comunicato dell’associazione, che bene spiega…
“Il 24 febbraio scorso Valerio Guerrieri, un ragazzo di 22 anni, si è suicidato nel carcere di Regina Coeli. Per questo fatto nei giorni scorsi a due agenti della polizia penitenziaria è stato contestato il reato di omicidio colposo.
“Questa prima parte delle indagini – dichiara Patrizio Gonnella – non tiene conto dell’elemento probabilmente principale, ovvero se Valerio Guerrieri si dovesse trovare in carcere o meno”. “Da quanto evidenziano le memorie della difesa sembrerebbe infatti di trovarsi dinanzi ad un caso di detenzione che non avrebbe dovuto esserci. Un fatto molto grave – conclude Gonnella – che assume però ulteriore gravità nella vicenda specifica conclusasi con il suicidio di questo ragazzo ”.
Nella ricostruzione della difesa si evince come il 2 settembre 2016 Valerio Guerrieri viene arrestato Leggi il resto dell’articolo »



Quando soffia il vento….

23 09 2017

quando-soffiadal sito Envi.info, un bell’articolo di Enzo Lavagnini, che è critico cinematografico e molte altre cose ancora… Ci parla del film d’animazione “Quando soffia il vento”. Uno splendido lavoro di Murakami ambientato nel tempo della Guerra Fredda. Quanto mai di attualità… purtroppo…

La guerra fredda
Parliamo del film Quando soffia il vento, splendido esempio di delicatissima animazione d’annata di Jimmy T. Murakami, basato su una graphic novel di Raymond Briggs, ossia di uno dei più vibranti ed efficaci atti d’accusa contro la follia dei governi e della guerra nucleare.
Gli anni 80, che originano direttamente il film, sono stati anni di una guerra nucleare sempre incombente, per errore umano o per bellicosità di una delle dusuperpotenze che si fronteggiavano nella sempre più aspra “guerra fredda”. Il mondo intero ne era attanagliato. Manifestazioni di pacifisti invadevano le strade delle metropoli. Il 7 novembre 1985, Reagan e Gorbaciov a Ginevra, ammisero addirittura la possibilità concreta di una guerra nucleare non intenzionale, ossia l’inizio di ostilità causate da un errore tecnico o umano.
In questo clima di paura da atomica si situa la poetica ed emblematica storia di Jim ed Hilda, una tenera coppia di anziani inglesi.
Jim ed Hilda vivono la loro vita semplice e serena nella loro casa di campagna nel remoto Sussex. Una vita fatta di piacevoli ripetizioni di gesti uguali, di scambi di parole conosciute a menadito e soprattutto di un affetto duraturo. Leggi il resto dell’articolo »



Questioni di civiltà…

4 09 2017

COPURLABenché settembre e il breve acquazzone, il pensiero ancora brucia…
“Scusa se sarò breve, ma questo caldo mi impedisce di pensare. Soffoco…”
Cominciano quasi tutte così le lettere dal carcere d’estate. E rileggendo tutte quelle ricevute in questi mesi (sempre c’è un sospiro in più, nascosto, da cogliere), il pensiero va a quella scatola di lamiera e cemento che è il carcere di Oristano, che per me d’estate un po’ tutti li rappresenta. Compare all’improvviso sull’orizzonte di una landa deserta. Il pallore della struttura si confonde con il nulla intorno. La vista inizia a tremolare. Pensi sia un miraggio, poi realizzi che è un incubo.
E quando si conosce la condizione terribile, impensabile, di chi è affidato alle cure dell’istituzione, c’è un po’ da vergognarsi a lamentarsi, noi liberi, del tempo che fa…
Ha ragione Carmelo Musumeci, che spiega che in prigione non c’è mai una via di mezzo: o fa freddo o fa caldo. E l’afa fa aumentare l’ansia e l’angoscia… “L’Assassino dei Sogni (il carcere, come lo chiama Musumeci) le notti d’estate ti mangia l’anima con più voracità. Ricordo bene che la sera, quando mi chiudevano il blindato, la cella si trasformava in una trappola. Il tempo si fermava e il mattino non arrivava mai. Per reagire alla malinconia e all’afa, in quelle notti terribili mi mettevo a scrivere, forse per questo quasi tutti i miei libri li ho scritti d’estate…”. Leggi il resto dell’articolo »



La salvezza che viene dal deserto….

7 08 2017

villagAppunti stralunati… Si vede che il caldo dà alla testa anche al Randagio, e quasi gli manca il respiro. Ché all’afa si aggiunge la suggestione di nomi che, con le tremende immagini che evocano, anche solo a pronunciarli ci si sente incenerire… Caronte, che ci ha traghettato verso Lucifero (ma chi è che affibbia i nomi ai fenomeni atmosferici stagionali?)… e “lasciate ogni speranza, voi ch’intrate”…
Ma l’inferno proprio ci sta tutto. E sono cieli di fuoco, roghi d’infamia, notti senza respiro… che disegnano orizzonti di solitudine. Della nostra solitudine…
Ma Gatto Randagio sempre randagio è, e a casa asserragliato proprio non gli riesce di stare. Quindi continua a scendere in strada, nonostante l’impiantito di pietra e cemento del marciapiede gli bruciacchi i piedi, a fare almeno un giretto nel quartiere…
Ieri, intorno a mezzogiorno, per strada solo qualche ombra diradata, un gruppetto di vecchini accasciati al tavolino del bar, una famigliola con l’aria di aver perso la strada, occhi sfranti che puntano sul vuoto, due piccioni stramazzati sull’asfalto, e fantasmi di auto in fuga chissà verso dove…
Davvero nessuno con cui incrociare sguardi… E stava per tornarsene mesto verso casa, quando svoltando l’angolo che porta al supermercato ha visto che era ancora lì, quel ragazzo nero nero al quale qualche volta dà qualche spiccio, con il quale a volte scambia parole, e che sempre gli sorride, e sempre lo saluta invocando su di lui la benedizione di dio ( quale dio non abbiamo mai indagato)… Festah ( o Pasquah…chissà come ha detto un giorno di chiamarsi) ancora gli ha sorriso, con l’aria di chi è davvero contento dell’incontro, e poi ha ripreso la lettura del libro che aveva in mano. E chissà quanto tempo ancora sarà rimasto lì, in calma e fiduciosa attesa del suo giorno… Leggi il resto dell’articolo »



ELETTROSHOCK

31 07 2017

Elettroshock“In quel manicomio esistevano gli orrori degli elettroshock. Ogni tanto ci assiepavano dentro una stanza e ci facevano quelle orribili fatture. Io le chiamavo fatture perché non servivano che ad abbrutire il nostro spirito e le nostre menti. La stanzetta degli elettroshock era una stanzetta quanto mai angusta e terribile; e più terribile ancora era l’anticamera, dove ci preparavano per il triste evento. Ci facevano una premorfina, e poi ci davano del curaro perché gli arti non prendessero ad agitarsi in modo sproporzionato durante la scarica elettrica. L’attesa era angosciosa. Molte piangevano. Qualcuna orinava per terra.
Una volta arrivai a prendere la caposala per la gola, a nome di tutte le mie compagne. Il risultato fu che fui sottoposta all’elettroshock per prima, e senza anestesia preliminare, di modo che sentii ogni cosa. E ancora ne conservo l’atroce ricordo”.
L’atroce ricordo di Alda Merini, ritrovato in Salute ok… mi frulla e rifrulla nella testa dopo essere incappata, randagiando fra le pagine del Forum della salute mentale, in ‘notiziole’ che forse non avrete incontrato sulla stampa nazionale, ma che al Randagio hanno fatto drizzare tutti i peli sulla schiena… leggendo un intervento di Peppe dell’Acqua (l’ex direttore del Dipartimento di salute mentale di Trieste, direttore della collana ‘180 archivio critico della salute mentale’ e tante altre cose ancora) che fra l’altro denuncia: “In Alto Adige esiste una psichiatria ospedaliera, medica, oggettivante. Si sperimentano protocolli di terapie farmacologiche che sono al di fuori di ogni razionalità, è uno dei pochi territori in Italia dove si fa l’elettroshock e si usano pratiche restrittive come le porte chiuse”. E già ti soffoca il respiro…
Ma quello che ancora di più inquieta, Leggi il resto dell’articolo »



Una buona notizia!!!

22 07 2017

COPURLAQualche buona notizia a volte arriva anche dal buio delle carceri. Mi arriva questa mattina una lettera di Alfredo Sole, da Opera ( ne abbiamo appena parlato con la sua lettera alla gente di Racalmuto, il paese dove è nato ‘ ): è stato declassificato! Nonostante il parere negativo della DDA, di cui avevamo parlato. Insomma, forti del percorso che in questi anni Alfredo Sole ha compiuto, Direzione e DAP, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, non si sono fermati davanti al parere della DDA. Dunque dopo lunghi anni di AS-1, Alfredo ‘scende’ in AS-3, passaggio che permette, dopo un periodo di ‘osservazione’, di approdare al circuito di media sicurezza. Che sia l’inizio di una nuova, meritata, tanto attesa speranza… Rileggendo la sua lettera mandata alla gente di Racalmuto, alla sua gente… se non è questo un pentito…



Prigionieri della libertà

7 07 2017

Leggete questo scambio di lettere fra una ex detenuta e un ergastolano in semilibertà..
fine-pena-maiCiao Carmelo,

stasera è una di quelle serate in cui il cervello vola verso altri orizzonti che sono sempre lontani dall’immaginario comune. A volte mi sembra di vivere due vite, una in cui mi sembra di essere come tutti gli altri, e l’altra in cui mi sembra di essere perennemente in uno stato di prigionia. Le due vite non si incontrano mai, perché ancora, dopo tanti anni che sono uscita dal carcere, non sono riuscita mai a spiegare alle persone care che cosa significhi essere privati della libertà. Allora mi sembra una doppia prigionia, quella fisica e quella mentale, perché sono convita che detenuti si rimanga tutta la vita e, nonostante tu faccia di tutto per cancellare quel brutto ricordo, succederà una bella notte che sognerai la guardia che ti sveglia con la torcia, oppure sentirai il rumore delle chiave che ti ronza nella mente. Quando aprirai gli occhi penserai: “meno male che è solo un sogno!”. Ma, in realtà, non è così perché in Italia in galera ci finisci sempre due volte: la prima da presunto innocente e la seconda da condannato. Poco importa se nel mezzo una persona si ricostruisce una vita, perché la legge è questa e non ci sono altre vie d’uscita.

Rieducazione, reinserimento e altro ancora diventano un lontano miraggio perché, come in tutte le cose che contraddistinguono il nostro modo di essere, nessuno è realmente interessato alla sofferenza altrui. Se dovessi raccontarti la mia vita in una sola parola potrei usare il termine “diversa”, perché è così che mi sento ora che ho quasi trent’anni. Ed è stato così anche da bambina quando, invece di giocare con le amichette, mi piaceva aiutare gli altri. Così sono cresciuta, senza malizia e nella convinzione che se fai del bene ottieni lo stesso. Ma nulla è stato come pensavo. Dopo quello che ho vissuto, ho perso fiducia negli esseri umani, ma soprattutto ho capito che esiste una certa tendenza a “godere delle sofferenza altrui” che mi spaventa tremendamente. Leggi il resto dell’articolo »



Torture…

26 06 2017

riabilitazione-sospesa-80026 giugno, giornata internazionale contro la tortura. E chissà perché la pagina del taccuino di appunti si apre su una testimonianza di Patrizia Pugliese, che è stata insegnante in carcere a Tolmezzo: “Il mio incontro con la realtà carceraria è stato devastante, dal punto di visto emotivo, umano. Alcune scene ricostruite stasera mi riportano ai grandi soprusi, eccidi della storia, uno su tutti, l’olocausto, il disprezzo verso gli ebrei, i diversi…”. E racconta del colloquio avuto con una guardia. Di cui naturalmente non può fare il nome, che non lavora in Friuli, ma che le ha raccontato cose che avvengono in carceri italiane… La testimonianza è di sette anni fa, ma ancora ritorna, negli incubi…
Dell’agente non si fa il nome, Patrizia lo chiama Gesù… che al suo lavoro in carcere, racconta, “sopravvive”.
A cosa? “Al dolore, alla storia dei deboli, dei marocchini, degli albanesi, ma anche di tanti, troppi ragazzi italiani.”
Gesù, che una volta ha salvato un marocchino che aveva tentato di uccidersi con il laccio delle scarpe. “Ma mica è l’unico che ho salvato. Sai quanti… io non sono cattivo come certi miei colleghi. Sai quante volte mi hanno detto… lascialo morire lì quel delinquente. Ma io non voglio pesi sulla coscienza. Io quando torno da mia moglie e da mia figlia devo guardarle diritto negli occhi. Alcune volte ho visto scene non belle (…). Una volta un albanese aveva appena saputo della madre morta… dopo poche ore si era aperta la pancia con una lametta, aveva le budella di fuori… sono corso in bagno a vomitare… non ho dormito per diverso tempo”.
E perché un gesto così estremo? Leggi il resto dell’articolo »



randagio per sempre…

5 06 2017

gatto 2Per riderci un po’ su…. Ma forse neanche poi tanto… oggi lascio la penna tutta a Gatto Randagio. Sentite cosa scrive…

Puntando una mattina alla strada qui accanto, quella con il negozietto di cibarie per noi animaletti, dove ogni tanto pure mi vado a rifornire ( certo, tendenzialmente mangerei avanzi e caccerei topi, ma una volta assaggiati croccantini e scatolette…), all’improvviso mi si è accapponata la pelle, mentre stavo per sbattere il muso su quella nuova vetrina… L’ultima di una serie piuttosto lussureggiante, da dove si affacciavano graziose tutine colorate e spumosi lettini azzurri e rosa shocking, sullo sfondo di ceste rivestite di imbottiture e fiocchetti e pupazzetti e giocattolini… Oibò, mi sono chiesto, il mio ‘alimentari’ è stato soppiantato da un negozio per bambini?
Capite, per quanto randagio, un po’ casalingo lo sono anch’io, almeno per quella quota interessata a quanto di buono e succulento c’è da arraffare fra un tappeto e un frigorifero… e, diciamoci la verità, in casa i bambini sono pur sempre concorrenza…
Col pelo ancora arruffato, mettendo meglio a fuoco le tutine… certo hanno proporzioni un po’ curiose… e poi, quei collarini luccicanti attaccati a guinzaglini colorati…
Guinzaglini?! … Leggi il resto dell’articolo »



“Decoro”…

29 05 2017

pontassieve 4Non sembra ne abbia parlato alcun telegiornale, nessuna pagina nazionale di giornale, e francamente è stato difficile anche trovarne traccia nelle pagine locali… solo radio Radicale vi ha dato spazio… e che volete che sia, schiacciati come siamo fra il terrore del terrore e l’improvviso bisogno di far pulizia, immolando al dio del ‘decoro’ la nostra decenza… che volete che sia la notizia di un pugno di rom buttati per strada…
E’ accaduto, lunedì scorso, a Pontassieve, piccolo comune arroccato sulla sponda destra dell’Arno, a un pugno di chilometri da Firenze. Il copione, sempre lo stesso… forze dell’ordine e la sostanziale brutalità di un atto che ha sgombrato una casa che ha ospitato bambini, madri, padri, famiglie, un invalido civile… A seguire l’operazione anche un assistente sociale del comune, che, come denunciano i rappresentanti dell’Associazione Nazione Rom, ‘Non siete residenti’, ha detto in risposta a chi ha tentato di opporsi…
Non residenti, brutti, sporchi e cattivi, e magari rubano… Leggi il resto dell’articolo »