Totu sa beridadi, infine

23 09 2014

E infine, la presentazione di Pitigliano, di “Totu sa beridadi”, tutta la verità, storia di un sequestro”, di Mario Trudu (STrade Bianche). Accanto a una sedia vuota. Il posto di Mario. E questo è stato il suo intervento:

“Gentilissimo pubblico, non potendo essere presente, affido queste mie poche righe di ringraziamento per tutti voi, alla mia cara amica Francesca. Ancora una volta devo rivolgermi agli amici, affinché parlino al posto mio. Ma forse questo potrebbe essere un bene per me, salvandomi da qualche figuraccia, anche se io avrei preferito fare una figuraccia ma essere presente. Almeno avrei potuto verificare se ancora oggi mi capita, (come mi capitava tanto tempo fa quando dicevo qualcosa fuori posto, e questo mi capitava spesso), di arrossire come un bambino; credo che quel tipo d’emozioni non esistano più in me, e comunque ancora una volta non mi è stata data la possibilità di verificare.(…)

Certo fare un discorso davanti a voi non sarebbe stato facile per me, gli unici interventi che ho fatto, sono stati davanti a qualche Corte D’Assise e qualsiasi persona, in una situazione del genere, vive un’ansia tanto forte che sembra che stia per scoppiarle il cuore, se lo sente in gola in cerca di soffocarlo, e non vede l’ora che tutto finisca presto. Tutto questo non gli succede perché può essere colpevole, ma è l’effetto creato da quei “Signori” senza volto, senza cuore e senza anima che uno si trova  davanti.vCredetemi, dopo 35 anni passate in varie prigioni di questo “stato”, non sarebbe stato facile per me raccogliere quelle idee che ormai non ho più, mi sono state rubate (quindi non legalmente), il mio discorso non sarebbe stato capito fino infondo, e questo non certo a causa dei presenti ad ascoltarmi, ma a causa mia. Non sarei riuscito a spiegare bene a parole, sentimenti e  concetti che provengono dal profondo di questo misero mortale, parole non sempre adatte a far capire bene cosa si prova, cosa si pensa, cosa si sente stando qui dentro. Poi l’avere esagerato nel tenermi chiuso oltre ogni umano limite ha fatto un ulteriore cambiamento in me e anche per questo oggi non mi sarei sentito in grado di affrontare un vero e proprio discorso sull’accaduto, sulla mia vita, ecco! Sulla mia autobiografia.

Ancora una volta dopo 35 anni di carcere, negandomi il permesso per partecipare alla presentazione della mia autobiografia, lo “stato” ha dimostrato quanto può essere mostruosamente crudele usando la vendetta al posto della giustizia, ma una cosa mi rallegra e mi rende forte e fiero: non sono riusciti a togliermi la dignità, l’ho sempre difesa con le unghie e con i denti, e  non esisterà mai nessuno abuso che potrà abbattere questa mia immensa forza. Per molti di coloro che hanno a che fare con me, la mia  visione nella loro mente è bloccata a 35 anni fa, e mi vedono ancora come un bel carciofo spinoso, ma… Signori forse non vi siete accorti… ma ho 65 anni!! Sarà a causa di essere nato in una terra impervia e selvaggia, oltre che molto bella, l’OGLIASTRA, forse credono che sia rimasto contagiato da quella sua natura superba e forte, quindi indomabile. Come tutti gli ogliastrini che non mutano pelle in base alle occasioni o al momento, io sono rimasto il Mario Trudu di sempre, sui sentimenti e sui principi, che sono quei valori che tutti dovrebbero possedere, per non contare quanto il nulla; per il resto il Mario Trudu di prima non esiste più, potete cancellarlo quel vecchio fotogramma che avete in testa, Mario è cambiato (qual è la direzione che ha preso potranno dirlo solo gli altri) come cambia ogni essere umano, o almeno così ero convinto ma devo ricredermi: ho conosciuti tanti “personaggi” che pur appartenendo al genere umano non hanno saputo o voluto cambiare, un cuor di marmo avevano, e dopo 35 anni hanno sempre quel cuore di marmo. Queste infelici persone potranno cambiare solo alla fine del loro triste cammino.

Nella seconda pagina parlo della dignità che non sono riusciti a togliermi, ne parlo perché da decenni nella macchina scassata della giustizia italiana, è subentrata la cultura di impossessarsi della dignità delle persone, e molti, poveri imbecilli, la cedono senza problemi. Forse credono di potersela riprendere quando vogliono, ma la dignità una volta persa è persa per sempre, rimarranno per sempre dei gusci vuoti e sporchi. Merito dell’art. 4 bis (ostatività) che ti proibisce di usufruire di qualsiasi beneficio, se vuoi uscire dal carcere ne devi mettere degli altri al posto tuo, in questo modo la macchina della giustizia italiana vive nutrendosi di letame, e per questo io non essendo una persona che produce sporcizia, mi tengono in carcere da 35 anni. Sì, perché sono stato arrestato nel maggio 1979, carcerazione interrotta solo da 10 mesi di latitanza, periodo che va dal  giugno 1986 all’aprile 1987.

In una frase scritta da Jim Morrison e citata nel comunicato per lanciare questo festival si legge: “Se per vivere devi strisciare, alzati e muori”, bene! Io sono in piedi da sempre, pronto a morire ma mai a finire con la faccia nel fango.

Signore e Signori la finisco qui anche se avrei tanto da dire, ma non è il posto, né il momento giusto.Se fossi stato presente mi sarebbe piaciuto passare fra di voi, e magari abbracciarvi ad uno a d’uno, sarebbe stato il modo più naturale e sincero per ringraziarvi, ma visto che non è possibile dovete accontentarvi di un abbraccio virtuale che vi manda questo eterno galeotto. Un grande grazie è un saluto particolare va a tre persone: all’editore Signor Marcello Baraghini e  alla Signora Anna Pulitini, per aver dato la loro disponibilità, in caso mi avessero concesso il permesso, di venire a prendermi al carcere e accompagnarmi alla presentazione del libro, e alla straordinaria amica Francesca che per me s’impegna tantissimo; le amiche e amici che mi seguono sono veramente tanti, nominarli tutti sarebbe troppo lungo l’elenco, quindi vi mando un saluto affettuoso e vi abbraccio insieme a tutti i presenti, grazie di cuore.

Dimenticavo, magari qualcuno dei presenti avrebbe voluto farmi delle domande, e io sarei stato felicissimo di rispondervi, ma visto che questo non è possibile, delego sempre la cara Francesca, Lei conosce la mia storia, penso che nei pochi incontri avvenuti in carcere, la donna intelligente e furba che è, sia riuscita a capire bene il mio modesto modo di pensare e di reagire, quindi può benissimo rispondere alle vostre domande, quelle che vi darà saranno le risposte giuste, quelle sarebbero state le mie risposte, grazie.

Vi chiedo ancora un minuto di pazienza perché la mia amica vi leggerà una mia strampalata poesia.

 Un sonetto

Grazie signori per essere venuti /anche s’è solo virtuale la mia presenza/ ma nel cuore e nella mente siete tutti/ nell’abbraccio che mando in mia assenza.

 Non dovete sorprendervi, e stare muti/ridete, scherzate, e abbiate pazienza/ se sono assente è a causa di alcuni bruti/ma di voi non si potrebbe stare senza.

Non voltatevi, per un po’ gli occhi chiudete /sono a poca distanza dietro di voi/anche s’è solo  sensazione ciò che sentirete.

È Mario che di cuore vi manda i suoi/ saluti cari e affettuosi, e voi direte

grazie o deportato, per i saluti tuoi.

Mario Trudu

Vi augura una buona lettura de “Totu sa beridadi”

 Presone de Santu Giminianu, su 21 de cadubanni de 2014

 

  Nota: il libro per ora fuori dal circuitolibrario, libero in rete, scaricabile all’indirizzo: http://stradebianchelibri.weebly.com/festival-internazionale-di-letteratura-resistente.html

può essere  acquistato in cartaceo a prezzo calmierato (5 euro) richiedendolo all’indirizzo email : stradebianchelibri@libero.it

 


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