dieci anni per un diritto…

18 06 2015

Ogni tanto arriva qualche buona notizia. Dal carcere di Catanzaro. Giovanni Farina non è più un ergastolano con fine pena mai. Me lo scrive mandandomi copia del deposito della sentenza del ricorso che da anni porta avanti, chiedendomi di farla conoscere. La Cassazione gli  ha dato ragione. Ci sono voluti 10 anni perché, mi scrive, venisse riconosciuto un diritto. Non di facile lettura la sentenza, almeno per me che di diritto ho solo pallidi ricordi. Quindi ho chiesto a Claudio Conte, che molto ha studiato di diritto e, sempre dal carcere di Catanzaro, ha seguito la vicenda di Farina, di sintetizzare per noi. Ecco qua.   “Giovanni Farina è stato arrestato nel 1982 e condannato a 27 anni di reclusione. Nel 1996,  dopo avere espiato 14 anni gli viene concesso un permesso dal quale non fa rientro. Nel 1998 è arrestato in Australia ed estradato in Italia per espiare il residuo pena pari a 8 anni di reclusione. Successivamente è processato in Italia per altro delitto e nel 2001 è condannato a 28 anni e 6 mesi di reclusione. Nel 2005 la Procura di Roma cumula ( somma) le due pene portandole a 30 anni di reclusione, ossia la massima pena consentita nel nostro codice penale ( art.78) in caso di concorso di più pene temporanee. Nel 2006, senza che nessun fatto nuovo sopravvenisse, la Procura di Roma sostituisce il provvedimenti di pena ad anni 30 applicando la pena dell’ergastolo, ai sensi di un altro articolo del codice penale, l’art 73,  che stabilisce che l’applicazione della pena dell’ergastolo laddove debbano infliggersi, per due delitti, due pene superiori a 24 anni di reclusione ( anche se per quei reati singolarmente presi non è previsto  l’ergastolo). Nel caso di Farina, Procura e Tribunali sbagliavano, poiché (…) le pene che potevano cumularsi erano: 28 anni e 6 mesi ( inflitti nel 2001)  e il residuo di pena di 8 anni (non l’intera di 27anni) della precedente condanna per la quale era stata chiesta e ottenuta l’estradizione.  Di conseguenza non si poteva più parlare di due pene superiori a 24 anni. Nei vari ricorsi è stato sostenuto questo errore, oltre all’altra circostanza che nello stato dell’Australia non esistesse il meccanismo previsto in Italia dell’art.73 cp (24+24 = ergastolo) e quindi se i giudici avessero saputo di tal previsione non avrebbero mai concesso l’estradizione. Lo Stato è obbligato a rispettare i patti ( sull’estradizione in questo caso) assunti con gli altri Stati, dunque solo dopo diversi ricorsi alla fine la Corte di Cassazione, ha riconosciuto l’errore e Giovanni farina non è più un ergastolano con fine pena mai”

Grazie a Claudio per questa chiara sintesi, che mai sarei stata in grado di dedurre dal documento… Chiudo con il commento di Giovanni Farina. “ Spero che il mio futuro sia ora meno crudele di come è stata la mia vita fino ad oggi”… Noi glielo auguriamo. E per chi volesse conoscere qualcosa delle intricate vicende della vita di Farina, suggerisco la sua autobiografia. Titolo: “Nonostante i tagliatori di teste”…

 


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