Blessing, il coraggio della libertà

22 05 2017

coraggio della libertàMi era arrivato qualche settimana fa, mandato da Alma, Alma Jahollari, un’amica di Caserta. “Il coraggio della libertà”, storia di una donna uscita dall’inferno della tratta. In copertina due grandi occhi da cerbiatta. Pensosi. E un po’ stupiti…
Storia di Blessing Okoedion, che la sua storia ha voluto raccontare, insieme ad Anna Pozzi, che da anni indaga l’orrore delle moderne schiavitù, in un libro che tante cose spiega.
“Imbrogliate, stuprate, vendute”… titolava proprio alcuni giorni fa un articolo de La Stampa a proposito della tratta delle nigeriane. Undicimila arrivate in Italia lo scorso anno, la stragrande maggioranza finita sul marciapiede… Vicende e numeri ai quali sembriamo aver fatto l’abitudine.
Ma poi, leggendo di Blessing, si conoscono nomi, percorsi, si mettono a fuoco volti… e chissà come sarà più possibile continuare a far finta di nulla, a non vederle neanche più, ragazze come quelle appollaiate ai margini di strade che, qui alle porte di Roma, portano al mare… Quasi facessero parte del paesaggio, come una pianta, un rovo, un animale che si è perso, e chissà se se la caverà…
Perché leggendo la storia di Blessing, fatta di carne e sangue, e dolore e speranza, diventa tuo il suo stesso stupore. Quando scopri con lei che in un soffio si può finire nella mani dei trafficanti di esseri umani, senza capire come sia potuto accadere. E non è servito a proteggerti la buona famiglia che hai avuto, una laurea, la bellezza dei tuoi sogni…
Scopri, con lei, il meccanismo feroce messo in piedi da organizzazioni criminali, nigeriane e nostrane, che tutte si tengono… E capisci come è possibile che una ragazza, dalla piccola comunità del suo paese andata per lavorare in città, finisca nelle spire di “un’amica”, che le fa intravedere il sogno di una nuova vita in Europa… complici a volte “pastori” di sedicenti comunità cristiane… complici donne, le madam, che da vittime diventano carnefici in un sistema spietato e senza via d’uscita…
-All’inizio non capivo. Maman Faith cercava di spiegarmi. Mi parlava in modo amichevole, come se mi illustrasse un lavoro qualsiasi. Le ho detto che nessuno mi aveva detto che dovevo fare ‘quel lavoro’. Lei si è messa a ridere. “E tu saresti laureata?”-
Un quadro cupo di un meccanismo feroce, complesso e con tanti volti, che tutti concorrono a chiudere nella morsa… la speranza di un lavoro di là dal mare, il desiderio di ricchezza, la povertà delle famiglie d’origine, che a volte pure intuendo preferiscono non sapere, riti woodoo che incatenano, riscatti enormi da pagare, e poi la ‘domanda di sesso’. La domanda… che è sempre ciò che fa ricco il mercato.
Già, perché forse dimentichiamo che “se non ci fossero così tanti clienti anche i trafficanti non potrebbero proporre con così grande abbondanza la loro ‘merce umana’. Si dice che in Italia vengano acquistate dai nove ai dieci milioni di prestazioni sessuali al mese. Un numero enorme”. Insomma, ‘anche se noi ci sentiamo assolti, siamo lo stesso coinvolti’, intramontata verità della Canzone del maggio…
La storia di Blessing ha un lieto fine, e… nomen omen, viene da pensare…
Blessing, nonostante l’orrore e il disorientamento, trova la forza di andare dalla polizia. Mentre tenta di farsi capire, lei che non conosceva una parola d’italiano, si è aperta una porta e qualcuno le ha detto: “Can I help you?”. “Please, Help me!”
E per lei si apre un’altra porta, quella di Casa Rut. A Caserta, e non solo, tutti conoscono la casa d’accoglienza dove Blessing è stata aiutata a ricostruire la sua vita. Una casa, fondata da Rita Giarretta, delle Orsoline, “abitata da tanti volti, da tante storie di donne, ma anche di voci, pianti e sorrisi di bimbi qui nati”. Una casa, tiene a sottolineare suor Rita, “non un centro, non una istituzione, ma dentro un grande condominio nel cuore della città… nata da un gesto che ci ha portate a uscire sulle strade di un 8 marzo, quello del 1997, per andare incontro alle donne tenute come schiave sulle nostre strade”.
Ma la storia di Blessing non finisce qui. Il suo lieto fine è solo un inizio. E’ ora mediatore culturale e sente l’urgenza di raccontare, informare le donne che potrebbero finire in quella stessa trappola. Le sue accorate parole vogliono insegnare a difendersi dalla ferocia di un mondo dove tutto è denaro, e dove tutto può essere merce. E lo sfruttamento ha mille facce, come ben spiega Anna Pozzi nella suo articolato intervento, a chiudere il libro. Ci ricorda, Anna Pozzi, che nel nostro paese sono 150mila i nuovi schiavi solo in campo lavorativo. E sono giovani immigrati, ma anche italiani, uomini e donne.. e amari episodi di cronaca continuamente ce lo dicono.
Qualche giorno fa, sapete, a Milano si è impiccato un immigrato, un giovane uomo che ha chiuso i suoi giorni alle porte di una stazione, approdato al nulla dopo chissà quale terribile percorso, al quale pure è facile immaginare avrà affidato il sogno del suo futuro…
Mi viene in mente un giovane che da un paese africano, dopo aver chiesto l’amicizia su facebook, continua a chiedere contatti… “Pensa sia facile arrivare, vorrebbe venire qui, ma non sa cosa rischia…”, mettono in guardia, i ragazzi di Aiwa, i giovani richiedenti asilo che avevamo incontrato alla porte di Roma, che a tutto sono sopravissuti, e non dimenticano i fratelli, le sorelle, gli amici, i padri e le madri persi nel viaggio… E proprio qualche giorno fa, ancora su Facebook, il saluto triste di uno di loro, Ali. E’ quasi una preghiera per Siri, il suo compagno di scuola, che “attraversando il Mediterraneo, ha perso l’anima”.
Anche il libro di Blessing vuole mettere in guardia le sorelle nigeriane e non solo…
E qualcuno oggi può ringraziare lei, che “è dovuta scendere nell’abisso per rinascere a una nuova vita” e ora cerca di restituire quanto ricevuto aiutando gli altri.
E grazie ad Alma, che questa storia, come tante altre storie di casa Rut, conosce, e ce l’ha voluta regalare…


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