Se ti abbraccio…

12 02 2018

abbracci2Avete mai sentito parlare della “macchina degli abbracci”? L’ha ideata, che era ancora giovanissima, Temple Grandin (docente della Colorado State University, una delle più famose personalità affette da disturbo dello spettro autistico) dopo aver osservato, in un allevamento, come le mucche diventavano tranquille quando contenute in un’arla di travaglio. E Temple, giovane autistica con problemi di relazione, per la quale un abbraccio poteva diventare qualcosa da cui fuggire perché “sovraccarico sensoriale di impulsi contraddittori”, pensò che qualcosa del genere avrebbe potuto tranquillizzare anche lei… lei e, come poi sperimentò, i bambini autistici che in quella condizione si lasciavano abbracciare… protetti dalla “hug machine”…
Me lo ha ricordato Fabrizia Rondelli, presidente dell’associazione l’Ortica che di autismo appunto si occupa. Me lo ha ricordato parlandomi di un incontro molto particolare avvenuto nel carcere di san Vittore fra alcuni detenuti e le “voci” di ragazzi autistici. Sì, voci registrate su mp3, per raccontare e raccontarsi… “Ascolta i miei passi”, l’invito. Rimando alle parole di Pirandello: “Ascolta i miei passi. Prima di giudicare la mia vita o il mio carattere mettiti le mie scarpe, percorri il cammino che ho percorso io. Vivi il mio dolore, i miei dubbi, le mie risate. Vivi gli anni che ho vissuto io e cadi là dove sono caduto io e rialzati come ho fatto io”.
A san Vittore molti davvero si sono aperti all’ascolto di questi “passi”. Ed è commovente ciò che è nato dall’incontro fra persone al chiuso delle mura di un carcere e le voci ragazzi che spesso pensiamo chiusi al mondo, ma che in realtà semplicemente rispondono al mondo in maniera diversa da quello che per noi è “norma”.
Ne sono nati pensieri e parole… fra tanti un bellissimo messaggio che è invito all’amore, e che tanto più commuove e strugge e apre alla speranza, se arriva da un luogo nel quale l’affettività è negata. Con tutto quel che comporta in termini di chiusure e distorsione della persona…
Ascoltate quello che Tiziano, dopo aver sentito la voce di Fabrizio, che della Rondelli è figlio, sente l’urgenza di scrivergli…
“Non provare mai a pensare che nessuna donna si innamorerà di te. Sicuramente l’amore che ti ha portato fino ai tuoi 22 anni, ti farà trovare la persona giusta”. Quasi un abbraccio le parole di Tiziano, colpito al cuore dalla voce, dai timori, dalle esitazioni di Fabrizio, il cui bel viso nel suono della voce è riuscito sicuramente a vedere…
Già, l’amore ai tempi dell’autismo… ci avete mai pensato? Perché anche questi ragazzi, come tutti, ricorda Fabrizia Rondelli, s’innamorano, hanno preferenze. Anche se con percorsi di chi decifra il mondo con un linguaggio tutto suo.
Ma da parte nostra, quanti tabù, quanta non conoscenza… Un pensiero a loro, e ai loro genitori, che di questi figli condividono ogni respiro, e non c’è prova d’amore forse più grande…
“E ora irrompe nel nostro quotidiano San Valentino, ovvero la festa degli innamorati. È inutile cercare di convincere che c’è tempo sufficiente per trovare un fidanzato, mia figlia lo vuole adesso, bello e soprattutto di madrelingua inglese”, racconta Gabriella La Rovere (ricordate? L’autrice di “L’orologio di Benedetta”, medico ma, come lei stessa dice, forse l’unico medico ad avere un solo paziente, sua figlia, Benedetta, che è una ragazza autistica).
Dell’amore e dei suoi demoni… “Il bisogno d’affetto delle persone con disabilità mentale viene in genere soddisfatto all’interno della famiglia, quasi mantenendo il loro figlio nello stato perenne di bambino”, ma “c’è un momento in cui la fisicità irrompe come un uragano nella loro esistenza”… E poi c’è l’innamoramento… “che il più delle volte si risolve in carezze, bacetti, stare mano nella mano e soprattutto far sapere al mondo intero di essere fidanzati”. Perché essere riconosciuti, anche in questo, è parte essenziale dell’essere riconosciuti come persone.
L’amore al tempo dell’autismo… Autismi, meglio si dice. Perché molto ampia è la variabilità nello sviluppo delle manifestazioni del disturbo (più diffuso di quanto si pensi… anche se i dati sono piuttosto eterogenei, si può parlare di un’incidenza di 1/130)… la variabilità anche nei gesti dell’amore…
Ricordo un libro di qualche anno fa, “Se ti abbraccio non aver paura”, dove Fulvio Ervas racconta la storia che il padre di un ragazzo autistico gli ha consegnato. Franco e Andrea, che insieme fanno un viaggio in America, una galoppata di emozioni attraverso quella terra, ma anche attraverso il loro reciproco stupirsi, perdersi e ritrovarsi, fremere insieme…
C’è una bellissima pagina a proposito dell’amore. L’incontro di Andrea con Angelica, raccontato col pudore di chi, senza oltrepassare la soglia, cerca di immaginare, non cosa sia successo, ma quale scintilla sia scattata, quali emozioni, quali i gesti… pensando ad Andrea, e a quel suo modo improvviso di abbracciare, di toccare le persone, specie se sconosciute… che è poi modo, inusuale per chi è autistico che spesso rifugge al contatto, di trovarla invece una via di contatto con le persone, per rassicurare e in qualche modo rassicurarsi.
“Se ti abbraccio non avere paura”, dunque… che è anche un modo per dire “non abbiate timore di questi ragazzi”, che hanno bisogno di essere capiti e amati, e possono essere un mondo straordinario tutto da scoprire.
Come hanno scoperto i detenuti di San Vittore, ai quali Fabrizia Rondelli ha portato la voce di suo figlio insieme a quella di altri ragazzi come lui. “Ascolta i miei passi” , dunque. Fra le più coraggiose iniziative dell’Ortica, associazione milanese, di promozione sociale e solidarietà familiare, che i talenti delle persone con disabilità cerca di valorizzare. Tessendo sogni…
E grazie, permettetemi, a Martina Gerosa, splendida tessitrice di relazioni e trame… che l’incontro di San Vittore (come tante altre cose ancora) mi ha voluto segnalare.ortica


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