il matto, il re, Basaglia e la saggezza di Bertoldo

30 04 2018

copertina“Qual è il più gran pazzo che sia?” chiese il re.
“Colui che si tiene il più savio” rispose Bertoldo.
Soave verità del semplice ma saggio contadino che per la sua astuzia fu accolto alla corte di re Alboino…
Così, Gatto Randagio, che alla saggezza di fiabe e racconti si è sempre affidato, questa settimana, allo scoccare dei quarant’anni della legge Basaglia che “restituì ai ‘matti’ libertà, diritti e dignità”, ha sentito l’urgenza di leggere la “Guida alla salute mentale, per la conoscenza delle cure e dei servizi”. Un libro a firma di Renato Piccione e Gianluigi di Cesare, titolo appena nato della collana “180 archivio critico della salute mentale” (edizioni Alpha Beta Verlag), che ha lo scopo di orientare le persone con disagio psichico e le loro famiglie nel vasto campo delle diverse forme nelle quali si manifesta il disagio e nel corrispondente articolato campo delle soluzioni e cure offerte dal sistema sanitario pubblico.
E lo consiglia a tutti, il Randagio, ma davvero a tutti, perché “perdere o preservare la salute mentale non è solo un problema di singoli individui, ma è cosa che possiede una grande rilevanza sociale”. E riguarda centinaia di milioni di persone nel mondo. Ad essere precisi, l’Oms parla di 516 milioni di persone affette da disturbo mentale, anche stabilizzato, a cui aggiungere circa 1120 milioni di persone con disagio più o meno grave (dati del 2014).
Tema enorme, dunque, delicato, complesso… nei cui tanti risvolti, teorici e pratici, questo libro riesce a guidarci con semplicità e leggerezza, persino…
Leggerezza che già t’investe come un vento d’aprile con l’immagine di copertina…
guida 7 3Due profili, di uomo e di donna, le cui parole s’incontrano e s’intrecciano come ali di volo d’uccello. Magia dei tratti sottili delle illustrazioni di Ugo Pierri, che dissemina il libro di figure garbate e lievi, dai colori sfumati di pastello…
Così, un distinto omino in cammino, con in mano una freccia che ancora non scocca, ci introduce alle pagine del primo capitolo, che intanto fa piazza pulita dell’uso improprio che si fa di tante parole. Le parole, già… non sono innocenti… Pericolosità, inguaribilità, incomprensibilità… svelano pregiudizi profondi di cui magari neppure siamo consapevoli.
Ancora una freccia, in mano a giovane dai capelli rossi che sembra muoversi a passo di danza, ci introduce ai disturbi mentali e alle loro molteplici cause, che riguardano il corpo, la storia, il ruolo sociale, lo spazio che abbiamo intorno, i servizi di cura cui si può nel bisogno accedere…
Una donnina socchiude gli occhi al pensiero del gatto sorridente che ha accucciato sulla testa. E sembra sorridere, la donnina, del racconto che segue, sulla storia della follia, a partire da quel che c’era prima che maturasse una concezione moderna della salute mentale. Sorride, la donnina, quasi a rassicurarci, lei che sa….
Sa che, dopo le spiegazioni organiche o magiche, attraversati i roghi dei folli, passando per il tempo della segregazione, il tempo di quella istituzione totale che stabiliva una rigida distinzione tra sano e malato, tra il dentro coercitivo e il fuori libero che era il manicomio e tutte le cose tremende che lì dentro accaddero… si arriverà, in Italia, alla legge 180. E davvero fu “epocale mutamento giuridico, sociale e culturale”.
“Nel momento in cui il malato è diventato persona, abbiamo colto per la prima volta la possibilità di guarigione. Ci fu chiaro allora che non avevamo le parole per dirlo. Dovevamo comunicare, fornire conoscenze (…). Non è stato facile liberarsi dal linguaggio e dal pessimismo della psichiatria per riportare nel quotidiano le parole per dire, per spiegare, per comprendere”. Parole dello psichiatra Peppe dell’Acqua, che fra le tante cose è direttore della collana “180”. Le parole per dire, tanto per cominciare, il senso della “restituzione del diritto”…
Rimangono, certo, ancora molte questioni aperte, tanta strada da fare, e ancora in salita, per attuare quello che non è ancora attuato, colmare vuoti… se, chiusa la struttura “manicomio”, rimane ancora troppo del “criterio” manicomio… se, ricorda Dell’Acqua, “quotidiani crimini di pace accadono ovunque e quotidianamente. E non possiamo smettere di scandalizzarci…”
Ma un omino dalle braccia in gesto di arreso stupore con una colomba sul cappello… ci dice che sì, che si può aver cura della propria salute mentale… e aiuta a capire come cogliere i segnali che dovremmo imparare a cogliere, perché è questione che tutti può riguardare, perché a ciascuno di noi possono, ad esempio, capitare momenti stressanti che gestiti male rischiano di travolgerci.
Sorride in un sonno pallido l’uomo che sembra abbracciato da una meccanica camicia di forza… come fosse il suo spirito già oltre… lì a raccomandare l’offerta pubblica, che in questa guida viene ben spiegata in tutte le sue articolazioni, con strutture diversificate per funzioni, diffuse nel territorio, vicine al cittadino, tendenzialmente “amichevoli”, che hanno la missione di congiungere anziché separare, includere anziché respingere.
E fate attenzione, dicono tutte le garbate figure di Pierri… attenzione ai guaritori di vario ordine e grado, compresi i medici che riducono tutto a terapie esclusivamente farmacologiche. Un ruolo determinante è invece da attribuire alle strutture sociali, da quella familiare a quelle del lavoro e del tempo libero. Per una cura che responsabilizza tutti i cittadini indistintamente come soggetti che aspirano a vivere in comunità civili e pacificate.
Una nota sugli autori..
La “Guida alla salute mentale” condensa il lavoro avviato da Renato Piccione, psichiatra allievo di Basaglia e poi direttore di un dipartimento di salute mentale a Roma, che già nel 1993 pubblicò una prima guida che propose di aggiornare dopo alcuni anni per tener conto delle più recenti acquisizioni scientifiche, trasformazioni culturali, modifiche giuridiche e legislative avvenute nel frattempo. La prematura scomparsa gli ha impedito di contribuire alla stesura finale della nuova edizione di cui si è fatto carico lo psichiatra Gianluigi di Cesare, coadiuvato da alcuni collaboratori.
E Ugo Pierri, che nel risvolto di copertina è presentato come “calciatore fallito, pittore inediale, poeta espressionista-crepuscolare, scrittore di racconti non più in voga”, ha steso sulle pagine la dolcezza del suo tratto, che su tutto sembra far risuonare una voce che non smette di sussurrare quello che oggi sappiamo: “guarire… guarire si può”…


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