I Gatti di Istanbul… Kedi, un film da vedere

21 05 2018

Locandina KediQuesta settimana Gatto Randagio si è perso per le strade di Istanbul. E ne è rimasto incantato. E come poteva essere diversamente, direte voi. Un posto che incanta chiunque vi si avvicini…
Certo, ma questa volta si è trattato di un incontro davvero fuori dall’ordinario. Il Randagio Istanbul l’ha conosciuta affidandosi allo sguardo di sette gatti, sette splendidi esemplari dell’enorme folla di felini che da migliaia di anni popola la città…
Sari, Bengu, Aslan Parçasi, Psikopat, Deniz, Gamisz, Duman. Bei nomi “gatteschi”, per i protagonisti di un sorprendente documentario, “Kedi, la città dei gatti”, di Ceyda Torun, giovane regista che a Istanbul, dove è nata, ha trascorso l’infanzia, prima di trasferirsi con la famiglia a New York, passando per Amman… e nella sua città d’origine è ritornata per rendere omaggio a quei gatti “senza i quali credo la mia infanzia sarebbe stata infinitamente più solitaria, e io non sarei la persona che sono oggi”.
E che bella persona è sicuramente oggi, si è detto riconoscente il Gatto, se ha voluto, e c’è splendidamente riuscita, raccontare tutto ad altezza di felino. Il documentario che ne è nato è una lettera d’amore alla città e a quei gatti che di Istanbul da sempre incarnano l’anima, la cultura, l’indescrivibile caos, e ne sono, racconta la regista, l’unica vera costante… mentre intorno molto col tempo è cambiato, e ancora cambia, e della sua Storia, i gatti, sono i testimoni…
Il Randagio se ne è riempito gli occhi.
Così ha seguito il manto rosso e bianco di Sari fra i caffè e i ristoranti intorno a Torre Galata… ha, diciamo la verità, un po’ invidiato le coccole di Bengu, soriana grigia, che ha conquistato i cuori degli operai del quartiere industriale dove si aggira… si è davvero stupito (e vergognato delle sue giornate pigre) seguendo nella notte le gesta di Aslan Parçasi, cacciatore di topi a tutto beneficio della serenità di un ristorante sulle rive del Bosforo…
E stupefacente, e davvero commovente, è il dolcissimo rapporto di ogni gatto con le persone che ciascuno incontra sul suo cammino, con le quali decide, il gatto, di fermarsi a vivere. Sempre gli uni rispettando la libertà degli altri. Perché sembra che qui tutti accudiscano gatti, ma nessuno ne è proprietario. Ed è un continuo stupirsi reciproco. Ma forse ad esserne più stupiti sono sempre gli uomini.
“Si dice che i gatti siano consapevoli dell’esistenza di dio”… “Non sono ingrati, sanno solo come stanno le cose”…
“…ha un grande spirito combattivo… vedo in loro le qualità che le persone dovrebbero avere” … “Sono così eleganti… non vedo più la stessa eleganza nelle donne, purtroppo”…
“Vedo in loro la creatura selvaggia che è dentro di te… mi piacciono, perché sono contenti della loro esistenza, mentre noi non lo saremo mai”…
“Dicono che esiste una vita oltre la morte… se è così allora lì voglio incontrare lei, non la nonna…”. E a queste parole ho avuto un piccolo soffio al cuore, perché devo confessarvi che se mai ho iniziato a interrogarmi sull’esistenza di un aldilà, è stato quando è morta la mia prima gattina, Micia, che ancora conto, prima di chiunque altro, da qualche parte, di rincontrare…
Ancora… “ Ho timori per il futuro, in strada non c’è più spazio per loro, il quartiere sta cambiando”…” se imparassimo a vivere tutti insieme, davvero, troveremmo l’umorismo e la gioia di vivere che stiamo perdendo”.
Sì, questo film è una lettera d’amore. Una lettera d’amore collettiva, come collettivo è stato questo lavoro, e non poteva essere diversamente… tutto un mondo vi si è mosso intorno, con la collaborazione attenta di cittadini, negozianti, proprietari o no di animali… l’ingegnarsi dei filmaker per inventare “macchine fotografiche per gatti”, strumenti per seguirli lungo i vicoli bui, negli scantinati abbandonati… droni per riprenderli sopra i tetti, mentre guizzano fra gli alberi…
Vedrete, con questo film, una Istanbul mai vista. Quella che i gatti vedono, e poi riportano a chi sa con amore e rispetto chinarsi su di loro…
Nelle note di regia, la speranza di Ceyda Torun: “far sentire lo spettatore come se gli si fosse seduto un gatto sulle ginocchia, facendo le fusa”, costringendolo a pensare alle cose a cui non ha tempo di pensare normalmente, travolto com’è dalla frenesia di tutti i giorni. E chi ha un gatto sa cosa intende. La speranza di Ceyda è che gli spettatori escano dalla sala con il desiderio di un gatto e di visitare Istanbul…
E mi sembra ci sia proprio riuscita. Dopo che abbiamo visto il filmato, il Randagio è corso a preparare la sua valigetta, l’ha piazzata davanti la porta e mi ha chiesto quando partiamo… Vuole andare subito a Istanbul. Anzi, “Voglio tornare a Istanbul”, ha detto proprio così.
Tornare? “Certo, ho capito che è da lì che sono venuto, ed è ora di ricongiungermi alla grande anima alla quale appartengo. Quanto ancora vorrai trattenermi?” e mi messo il broncio.
Non so… quanto ancora vorrò trattenerlo. Quanto vorrò ancora trattenermi…
Comunque stamane, per farlo contento, mi sono informata sui voli, e finalmente mi ha di nuovo sorriso…
“Kedi, la città dei gatti”, distribuito dalla Wanted Cinema, giovane società di distribuzione che molto punta su un’idea di cinema nuovo e socialmente impegnato, da martedì arriva nelle nostre sale. Una cinquantina. Cercatele e andate a vedere l’effetto che fa. Scommetto che ci ritroveremo presto in molti all’appuntamento, al tramonto, sul Bosforo, ad ascoltare quel che i gatti vorranno raccontarci di ciò che hanno visto e annotato durante il giorno, come distrattamente andando… come solo loro sanno fare…


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