La maledizione del Grande Cervo…

15 10 2018

capriolHa fatto molta fatica a trattenere il pianto, il Gatto, in questi giorni, davanti alla foto (l’avrete vista, è girata molto) della giovane mamma capriolo e del suo cucciolo, uccisi da bracconieri nell’Alta Valle Sabbia. E non vi dico di come si sia sentito a leggere che sono stati colpiti con cartucce a pallini multipli, che provocano una morte lenta e atroce… che i bracconieri, sette, erano lì a festeggiare davanti ai corpi già macellati…
Bracconieri… ma non solo. Avevamo appena letto, io e il Gatto, della denuncia del WWF della sempre più vasta violazione delle norme che regolano l’attività venatoria, a cominciare dall’anticipo della stagione di caccia deliberato dalla stragrande maggioranza delle Regioni… passando per tutte le deroghe alle regole che tutelano la fauna, che sembrano semplicemente accontentare la parte più retrograda del mondo venatorio… per finire con le stragi anche di specie protette…
Un quadro desolante… migliaia e migliaia di animali uccisi… sacrificati a un’oscena barbarie…
“Che non è cosa che resta confinata nel mondo crudele della caccia – ha considerato il Gatto, ricordandomi che già Pitagora sosteneva che l’uccisione degli animali fosse da vietare per tener lontano la ferocia dall’animo umano… che Erasmo ha delineato il processo psichico e storico che ha portato gli uomini dalla primitiva caccia agli animali alle sanguinose guerre dell’oggi… che Platone fosse convinto che è con l’uccisione degli animali che sono penetrati nel mondo il lusso, la guerra, l’ingiustizia…
“Ma immagino poco probabile che Platone o Erasmo o Pitagora, siano fra le letture dei bracconieri dell’Alta Valle Sabbia, e neppure dei consiglieri regionali che, in Lombardia, hanno approvato la delibera che autorizza l’orrore delle esche vive…”
Chissà che non faccia più effetto su di loro la storia di una maledizione…
E mi ha raccontato la leggenda di san Giuliano ospitaliere…(storia mirabilmente elaborata in un racconto di Flaubert, e ricordata da Paolo Isotta nel suo “Canto degli animali”).
Complessa vicenda, quella del santo “ospitaliere”… che quando santo non era, ma solo Giuliano, figlio di nobili, aveva grande brama di uccidere animali e davvero stragi ne fece. Ma il suo destino è segnato proprio quando uccide una cerva e il cerbiatto che stava allattando…
Accadde allora che il cervo che era con loro, di statura enorme, con sedici rami di corna, gli balzò incontro. Giuliano gli lanciò la sua ultima freccia e lo colpì al centro della fronte, dove rimase ben ficcata, ma…
“Il prodigioso animale non si fermò, e con gli occhi fiammeggianti, solenne come un patriarca e come un giustiziere, mentre una campana rintoccava in distanza, tre volte disse: -Maledetto! Maledetto! Maledetto! Un giorno, cuore feroce, tu assassinerai tuo padre e tua madre!-.
Piegò i ginocchi, chiuse lentamente le palpebre e morì”.
Giuliano fu invaso da improvvisa, immensa tristezza, pianse a lungo… ma questo non lo salvò dal suo destino. Diventerà anche poi santo, ma prima, sia pure per errore, non riconoscendoli, con grande ferocia un giorno uccise il padre e la madre…
“Che il grande cervo possa comparire su ogni sentiero di caccia…” ha enunciato il Gatto con un tono da profeta che mi ha un po’ inquietata…
Forse non il grande cervo dai sedici rami di corna… ma qualche piccolo animale vendicatore pur sarà apparso se alla fine delle stagioni della caccia si contano tante vittime del “fuoco amico”. 30 lo scorso anno, e gran tristezza per i 10 “civili” che cacciatori non erano…
Tornando ai bracconieri, sette (pensate un po’… contro una mamma che non può scappare perché lì a difendere il suo cucciolo… che eroi!), sorpresi in un casolare mentre stavano “festeggiando”…
Brindando? Mangiando?
“Altro che multe… – ha suggerito il Gatto-. Io li condannerei a un po’ di digiuno”, e mi ha letto una riflessione di Canetti, a proposito dell’ascesi, il cui significato più profondo “sta nel fatto che essa conserva la pietà. Chi mangia ha sempre meno pietà e alla fine non ne ha affatto”.
Sì, un po’ di esercizio del digiuno, come tentativo di rimedio alla sfrontatezza dell’uomo che “fa come fosse solo”. E di questo passo, presto solo resterà…
“Ma poi, o forse prima ancora – ha concluso il Randagio- scomparirà anche lui… E sarà qualche altro essere vivente che è riuscito a sopravvivergli ad annunciargli la sua fine…”
Già. Non sono poche le profezie di animali che annunciano la fine del mondo. E a riguardo, avete notato?, proprio in questi giorni girano notizie un po’ bizzarre… i pesci miracolosamente comparsi nel Mar Morto… la nascita di un vitellino rosso in Israele… entrambi eventi che secondo alcuni testi sacri annuncerebbero dunque che il nostro tempo è scaduto…
Certo, a informarsi un po’ meglio, si scopre che i pesci non sarebbero comparsi proprio nel salatissimo Mar morto, ma in pozze d’acqua dolce un po’ più in là… e il vitellino sembra sia stato generato impiantando embrioni di red angus (razza americana ottenuta da selezioni di animali di colorazione rossa) nelle normali mucche… Insomma risultato delle nostre manipolazioni…
Eppure, eppure… pensando all’offesa fatta alla vita, dall’uomo manipolata e profanata oltre ogni limite… come non leggere proprio in questo il senso della profezia che si avvera…
Intanto, in attesa della fine del mondo che verrà… il dolore del Gatto è lo stesso del suo amato Canetti, che nei suoi diari appuntò: “Mi addolora che non si arriverà mai a un’insurrezione degli animali contro di noi, degli animali pazienti, delle vacche, delle pecore, di tutto il bestiame che è nelle nostre mani e non ci può sfuggire… (…)
Già sarebbe un sollievo per me vedere un unico toro che mettesse in fuga questi eroi, i toreri…e un’intera arena assetata di sangue… Ma preferirei una rivolta violenta delle vittime più miti e comuni, delle pecore, delle vacche. Non voglio ammettere che questo non possa accadere, che non tremeremo mai davanti a loro, ma proprio a tutti loro”
E anche per noi, sarebbe un gran sollievo… una rivolta delle vittime miti… mamma capriolo e il suo cucciolo in testa…


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