A furor di ruspe…

26 11 2018

ruspe bambino“Una ruspa è una macchina per la movimentazione di terra, adatta per lo spianamento superficiale, è in grado di tagliare a spessore il terreno, caricarlo, trasportarlo e scaricarlo. Composta da un rimorchio trainato da un trattore, normalmente entrambi gommati, attualmente a due assi ma storicamente a tre. Il rimorchio ha il cassone mobile, con la parte bassa dotata di un bordo frontale tagliente, che va sostituito periodicamente per l’usura…”
Giusto per capire bene di cosa parliamo, anche perché leggo, sempre su Wikipedia, che “spesso, erroneamente, nei quotidiani e nei programmi televisivi viene definita ruspa ogni macchina da cantiere”.
Curiosità legittima oggi che la parola “ruspa”, brandita come minaccia, sembra andare molto di moda, troppo… e più che a macchina da cantiere (qualunque essa sia) il pensiero corre subito a strumento comunque atto a “far pulizia”, soprattutto di quegli insediamenti un po’ sbrindellati che turbano i nostri orizzonti urbani… in poche mosse spianati con gesti di meccanica violenza, che come pochi graffiano l’anima…
C’è da chiedersi in quante notti insonni entri paurosa l’ombra delle ruspe, ultima versione dell’Uomo nero, per i diseredati dell’oggi. E magari fosse solo mostro immaginario da evocare per far paura ai bambini che non fanno i bravi…
L’avrebbe mai immaginato l’uomo che l’inventò ottantotto anni fa, Robert Gilmour Le Tourneau, che tanto cupo successo avrebbe avuto di questi tempi? E che tempi…
Povero Le Tourneau… che oltre che grande e instancabile inventore, fu anche convinto filantropo. Cristianissimo. “God’s businessman”, lo chiamavano i suoi contemporanei…
Pensate all’orrore, alla vergogna, a sentire pronunciare frasi come:
“Case occupate? Ruspe!”
“Campi rom e centri sociali? Ruspe!”
“Qui vedo ruspe, non vedo altra soluzione…”
Davanti a tanta eterogenesi di fini, sono sicura che ci avrebbe pensato lui, Le Tourneau, a distruggere a martellate, in culla, la sua creatura. E se notizia di tanta brutalità gli arriva nell’aldilà in cui ora dimora, sarà lì a tapparsi le orecchie, inseguito dall’eco di quel grido di guerra …Ruspe! Ruspe! Ruspe!… diventato come minaccia di fucile puntato addosso…
Va beh, adesso vi scandalizzerete…
Ma tutto questo avanzare esaltato di “macchine adatte allo spianamento superficiale”, questo furore distruttivo, mi lascia inquieta, anche a proposito delle case romane dei Casamonica. Non mi fraintendete… Che lo stato ritorni a riappropriarsi del controllo del territorio dove ha regnato la criminalità è cosa buona e giusta. Ma perché abbatterle, tutte quelle case… e non convertirle, come è accaduto per altri edifici confiscati alla criminalità, in cosa utile. E’ vero che gli abusi ( e abusi erano) andrebbero cancellati… ma se per trent’anni quegli abusi nessuno li aveva visti, perché non tenerli in piedi ancora un po’… il tempo magari di quest’inverno, per qualcuno delle 7500 (settemilacinquecento) persone che a Roma vivono per strada, tanto per fare un esempio…
O trasferirvi qualcuno di quella povera gente (penso alle persone che il centro Baobab accoglieva e seguiva) che continua a essere scacciata da ovunque trovi riparo. Scacciata e schiacciata come insetti molesti…
A margine: ma dove devono andare a scomparire? Ma che razza di gente siamo diventati? E si insinua un dubbio: chi ha mandato le ruspe e con spregio ha distrutto le tende che pure erano state comprate con l’aiuto di tanti… chissà che non trovi modo di denunciare ognuno di quei tanti che ha fatto la carità di qualche coperta. Un reato presto si trova e se non c’è lo si inventa… Che ne dite di “istigazione al vivere”, ad esempio… La fantasia di chi continuamente rimpolpa di fattispecie di reati il nostro codice è infinita. Vedrete…
Esagerazioni? Temo proprio di no. La furia distruttrice, che questo agitar di ruspe ben rappresenta, non sembra seminare nulla di buono. Se non ferocia e disumanità.
Ruspe in risposta alla complessità e ai dolori del mondo… Viene da pensare a quegli scolaretti un po’ isterici e cattivelli che quando refrattari a un compito, o davanti ai propri errori, strappano con rabbia dal quaderno il foglio, invece di riflettere, correggere e correggersi…
Lo so, non esistono bambini cattivi, solo bambini indisposti… ricordo la pubblicità della dolce Euchessina…
Ma questa mania dello spianare, fare tabula rasa degli “errori di scrittura”… invece di gestire, studiare soluzioni… C’è un che di infantilmente sbrigativo in tutto questo usar “macchine per lo spianamento superficiale”. Non a caso fra i giochi preferiti dai bambini, i maschietti s’intende, sono appunto quelle macchinine escavatrici… ruspette… per tutto azzerare… Un richiamo irresistibile… Qualcuno, scherzandoci su, ha ironizzato su un ipotetico invito ai bambini, (da parte, indovinate un po’, del ministro degli interni) a usare le loro ruspette da spiaggia per cacciare via gli ambulanti…
Fa sorridere, ma al sorriso, amaro, subentra presto un tremore…
Non sarà questo corollario di fascismo (ma ho i miei dubbi, permettete) e vogliamo pensare che non esistano bambini cattivi, ma solo bambini indisposti? Se così ci sentiamo più tranquilli…
Ma la dolce Euchessina è scomparsa da tempo dai nostri caroselli. Chi ci salverà dai danni provocati da questi “bambini” così tanto, ferocemente, indisposti…


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