Frammenti di un discorso (poco) amoroso

23 09 2019

frammenti 1“L’amore è un castigo. Veniamo puniti per non essere riusciti a rimanere soli”. Lo ha scritto Marguerite Yourcenar, che pure molto ha amato.
Non per scalfire le certezze di chi magari sta attraversando la fase felice della sua storia d’amore, quando non si riesce neppure a immaginare che le cose un giorno possano cambiare (e dio solo sa quanto arrivino a cambiare), ma quanta verità è nelle parole di chi tanto ha scavato e colto nelle pieghe dell’animo dell’uomo…
Un po’ di questa verità Gatto Randagio avrebbe voluto ben regalarla alle due giovani donne che mi ha detto di aver incrociato per strada, nei giorni scorsi, lungo il suo solito percorso mattutino. Per aiutarle un po’ a ragionare, perché gli erano sembrate piuttosto confuse, quelle donne, così arrabbiate, deluse, lacerate… Insomma, colpite al cuore da quel “castigo”, che tante vite infesta. Ascoltate i frammenti che ha colto di un discorso, ben poco, amoroso.
La prima donna, martedì pomeriggio. Avrà avuto poco più di trent’anni. Ben ordinata e ben truccata, si muoveva a passi frenati e nervosi, il viso contratto nel disappunto. Parlava concitatamente al telefono, a voce alta, col tono esasperato, ha osservato il Gatto, di quando si vuole cercare di fare entrare qualcosa nella testa di persone che proprio non vogliono ascoltare, e l’impresa è tanto ardua che ti viene da piangere per la rabbia e neppure ti importa se gli altri intorno sentono quello che sveli della tua vita…
“Stai perdendo tempo con me???!!! Ma cosa dici!? Sono io che sto perdendo tempo con te! … che adesso te ne stai lì con tua moglie e i tuoi figli… e mi dici che sei tuuu che perdi il tuo tempo con meeee???!!”.
Facile immaginare che se lo avesse avuto fra le mani avrebbe provato a strozzarlo, quel lui traditore dall’altra parte del telefono. Traditore dell’una e dell’altra. E non le avrebbe dato torto, il Gatto. Anzi, mi ha detto, le avrebbe anche dato volentieri una mano, a strozzarlo, o anche solo un artiglio a sgraffigliargli il viso, se gliel’avesse permesso… Ma è andato oltre.
Una ventina di minuti per il suo solito giretto e un piccolo rifornimento al bar, per poi ritornare lungo lo stesso percorso verso casa. Beh, dalla tristezza gli si sono afflosciati i baffi: quella signorina era ancora lì, nello stesso tratto di strada, che per venti minuti avrà percorso avanti e indietro avanti e indietro, a perdere, lei sì, il suo tempo per cercare di spiegarsi con chi chissà quante sciocchezze e cattiverie ancora le stava dicendo, buttando addosso a lei (un classico…) le colpe di lui. E chissà quando avrebbe mai capito davvero, quella giovane donna, che stava buttando il suo tempo, a bruciarsi, lei sì, quel suo tratto di vita…
“Chiudi, tronca quella inutile conversazione, fa male solo a te… e dimenticalo… sei ancora giovane… troverai di meglio…” le avrebbe voluto dire il Randagio. Ma ha taciuto e se ne è andato, sapendo che sarebbe stato inutile. Era evidente, ha commentato, che la donna era ancora offuscata da quello stato di anestesia percettiva che è l’innamoramento (non so a chi il Gatto abbia rubato la citazione)…
Due giorni dopo, stesso tratto di strada, ha incrociato una ragazza che trascinava un trolley, un po’ stanca, un po’ nervosa, lamentandosi con qualcuno al telefono. Anche lei ad alta voce, senza curarsi per nulla della gente intorno. Come se non esistesse, anche per lei, altro che quella voce e quel volto in fuga dall’altra parte. “… ma era tanto che dicevi che dovevamo partire insieme.. e adesso? adesso cambi idea? …” … “e che c’entra tua mamma… era tanto che dicevi che volevi partire con me”…
Una gran tristeza, ha provato il Randagio, per quel trolley dei desideri, chissà con quanta cura preparato, per il viaggio che non sarà.
“Lascia perdere l’idiota che non ti merità…”, le avrebbe voluto spiegare. E poi “è così bello viaggiare da soli, si schiudono possibilità infinite che mai potresti cogliere, se accecata dall’illusione di una favola già finita… magari cadrai trappola di altre illusioni… va beh, ma fa parte del gioco e l’importante è che siano brevi, i giochi,… parola di Randagio”.
Ma, sicuro di non essere compreso, perché davvero non c’è peggior sordo di chi non vuole ascoltare, anche questa volta ha lanciato alla povera ragazza un breve sguardo di commiserazione ed è tornato verso casa.
Ma è persona che molto compatisce, il Gatto, proprio nel senso letterale di “cum -patire”, patire insieme. Non gli è stato facile liquidare quegli incontri con un’alzata di spalle. Che poi sul senso dei rapporti, delle relazioni e degli amori continua a interrogarsi anche lui, e sempre è in cerca di risposte.
Ieri sera una l’ha trovata, di risposta, che sarebbe anche un’interessante soluzione al problema dei rapporti amorosi, facendo ancora una volta ricorso al magico Canetti, sfogliando le pagine dei suoi diari raccolti ne “La provincia dell’uomo”. E doveva aver compreso tutto anche lui, l’amato Elias, delle relazioni, dei rapporti, dell’amore, se ha sognato un regno fatto cosi:
“Un regno in cui le persone si amino solo a distanza, senza vedersi mai. Un amante non deve mai venire a sapere che aspetto ha veramente la sua amata. Le indiscrezioni in questo senso vengono duramente punite, come fra noi lo stupro. Anche nella vita di questa gente ci sono tragedie: er esempio quando uno scopre che la donna da lui scelta per il suo amore l’ha conosciuta da qualche parte. Prova allora tanto orrore per se stesso quanto Edipo nel nostro mondo. A volte non è facile per gli amanti riuscire ad evitarsi. Ma sanno che, al loro primo incontro tutto finisce. E’ impossibile per loro amare una persona che conoscono; sono buoni osservatori e sanno vedere nel fondo di una persona con cui hanno parlato una sola vota. Come potrebbero nutrire ancora amore per chi sono riusciti a conoscere cosi?…”
Già, come si potrebbe nutrire ancora amore?


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