A proposito di berretti rossi e le paranoie del potere…

21 10 2019

bobiVittorio da Rios, a proposito di berretti rossi… ci manda una bella, profonda riflessione su potere, guerre, giustizia… da leggere…

“In fondo il potere costituito molto spesso cannibalizza principi e ideali che lo hanno reso tale. Le stesse rivoluzioni quella francese del 1789 non ne è immune si sono dimostrate incapaci di rispettare gli originali principi ispiratori del rispetto della vita umana”Il Non Uccidere” che partendo da necessità etico-morali quanto di giustizia sociale ribaltando arcaiche concezioni feudali di totale iniquità, non hanno saputo sottrarsi alla soppressione fisica dei loro predecessori.La ghigliottina in Francia vero sistema innovativo e organizzato dell’assassinio dell’altro ne è inconfutabile emblema. A tal punto che gli stessi “rivoluzionari” la cui azione a indubbiamente modificato positivamente quanto radicalmente i rapporti futuri tra le creature umane finirono con essere essi stessi con la testa mozzata dalla “Dea velocissima della morte” come quella macchina infernale veniva chiamata.

Lo stesso drammaticamente accadde dopo la rivoluzione leninista, che in epoca successiva alla morte di Lenin Il georgiano “Stalin” con processi farsa assassinò tutti Spesso moglie e famigliari compresi, i rivoluzionari storici leninisti accusati di essere nemici del “popolo” e di cospirare contro l’URSS.La questione di certo affascinante che oggi affronta Francesca, i Baschi rossi e l’insonnia da essi determinata a tutti i dittatori e affamatori di popolo, non puo non richiamarci alla notissima quanto attualissima poesia di Edgar Lee Masters raccolta in Antologia di Sponn River “La Dea bendata”come ci ricorda Adriano Prosperi.in un suo denso lavoro sulle molte e mutevoli icone raffiguranti la “Giustizia”. Colpiva impunemente a destra e sinistra, ora un operaio, ora una vedova, “non guarda in faccia nessuno lesse da un codice un uomo in toga”. Poi un ragazzo col berretto “ROSSO” gli balza sul fianco e gli toglie la benda.Quante bende oggi il potere ha disseminato nel mondo per rendere ciechi e non vedere obbrobri inumani, iniquità, stermini,massacri,e genocidi? L’Africa e la nostra aberrante cattiva coscienza di europei e occidentali.Il più ricco Continente del pianeta per materie prime, suolo e clima.saccheggiato, violentato,sistematicamente rapinato, “affamando cosi centinai di milioni di creature” delle sue risorse fondamentali per mantenere il nostro più sostenibile tenore di vita quanto privilegi.Ora tutto deve essere “rivisitato” radicalmente rivisitato.Il mantenere al potere despoti scelti da noi occidentali arricchiti e corrotti non permette più il mantenere regimi che hanno nei decenni passati permesso a noi occidentali la sistematica “rapina” di immense risorse:Petrolio.carbone,cotone,cacao,minerali e metalli preziosi,si pensi al Coltan di cui il Congo e il più grande produttore al mondo senza il quale non si producono e mantengono cellulari,Computers, e sempre più raffinati e super tecnologici sistemi operativi, civili quanto militari.Il carissimo Alex Zanotelli ci ricorda come fa il sistema di potere attuale a impedire che una massa di diversi miliardi di creature umane che vivono con due Euro al giorno, di ribellarsi e determinare equità e più giustizia sociale? Con le armi! Con gli eserciti, e le guerre.cosi gli attuali “proprietari universali” pochi e spietati mantengono la loro egemonia In Africa e in molte altre zone geografiche del nostro martoriato Pianeta.Poco prima di andarsene: il “15 dicembre del 2018” il grande fisico e studioso di questioni geo-politiche, Luigi Sertorio ha dato alle stampe per i tipi delle edizioni Aracne il suo ultimo e maturo lavoro: “La mappa del denaro” Con Prefazione di Giulietto Chiesa.la riflessione futura sulla drammatica “transizione” che incombe sull’umanità contemporanea non può non fare riferimento al suo pensiero. Gregory Bateson grande antropologo e studioso di questioni sociali e ambientali che era sulla stessa lunghezza d’onda di Sertorio rileva: ” I sistemi puniscono ogni specie che sia tanto stolta da non andare d’accordo con la propria ecologia”. Diventa fondamentale per il futuro che quei “Baschi”Rossi diventino fioritura universale,per il riscatto del continente Africano,Il creare e ripristinare sistemi democratici sia a livello di istituzioni governative-parlamentari, quanto e di conseguenza nella gestione delle copiosissime risorse materiali e umane.L’Africa va finalmente “riconsegnata” agli africani. Sia da esempio per noi tutti Thomas Sankara il presidente del Burkina Faso, ex Alto volta che in un paese poverissimo privo di risorse naturali se non il cotone, In pochi anni 1983-1987 quanto durò la sua presidenza prima di essere assassinato.garanti al suo popolo istruzione-acqua e cibo a tutti, costruì ospedali ristrutturò l’agricoltura ancora feudale nella sua organizzazione, porto le donne al governo con incarichi ministeriali,creò industrie di lavorazione del cotone che diede lavoro e redditto a molti giovani borghinabè. lui stesso e se vantava quando girava il mondo partecipando a convegni e scissioni mondiali esibendo il suo vestire che era opera esclusiva delle industrie del Burkina Faso.Poteva essere tollerato un uomo cosi che governando il paese più povero e sperduto africano ne aveva fatto un esempio da seguire per tutta l’Africa? Assolutamente no! E fu difatti con la consueta complicità dei servizi secreti Francesi e Americani ucciso.Grazie a Silvestro Montanaro che con il suo capolavoro di escavazione sulla figura e l’opera di Sankara e sui responsabili materiali e gli ispiratori del suo assassinio “E QUEL GIORNO UCCISERO LA FELICITA’ ” andato in onda su RAI tre per il programma “C’ERA UNA VOLTA”,nel 2013 che fu poi trasmesso e tradotto in Burkina Faso visto da migliaia e migliaia di burkinabè che scesero in piazza creando le premesse per le dimissioni di Blaise Campaorè di fatto suo uccisore materiale.Francesca oggi ci illumina con questo bellissimo racconto, e ci fa sperare in un nuovo possibile “rinascimento” il secolo dei “lumi” del terzo millennio. Gemma verde Francesca tra il cumulo di foglie secche.che ci fa dire: Non disperiamo c’è primavera! Un caro saluto”. Vittorio da Rios


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