Nel carcere di Spoleto

16 09 2013

Infine l’ho incontrato, ma ne accennerò soltanto. Nel carcere di Spoleto. Mario Trudu, il più “antico” ergastolano del nostro “Urla a bassa voce”. 34 anni di prigione, e un pugno di ore di permesso. Tutt’intorno una grande cortesia e il privilegio di poter incontrare Trudu nella sala della biblioteca, che sembra sia una delle più fornite fra le biblioteche delle carceri italiane. E sicuramente un luogo gradevole, che fa dimenticare il grigio e il ferro che è più in là, all’esterno degli altri edifici…  Ne accennerò soltanto, perché privata è la gioia assoluta che esprimeva il suo viso, di signore cortese,… l’abito compunto… il cioccolato e il caffè che insieme al computer dei suoi lavori mi ha portato dalla cella… Pensavo sarebbe stato tempo breve d’imbarazzi, questo primo incontro. Invece, tre ore.  Lui che, mi avevano detto, è sempre di così poche parole, tre ore fitte fitte del parlare, delle parole della sua vita, delle pagine che ha scritto (che ha titolato Decenni nel buco del diavolo… ), ricordando con minuzia il tempo della vita sui monti, poi quello della prigionia, della fuga, del sequestro, dei processi, della condanna.. e sullo sfondo la Sardegna e i suoi paesi, e la sua gente, e l’anonima e i terribili anni settanta… prendendo appunti, per il libro che verrà…


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Una risposta a “Nel carcere di Spoleto”

19 09 2013
daniela (22:52:17) :

aspettando che gli appunti prendano forma…

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