La storia nascosta -2

19 07 2014

La storia nascosta, di Pasquale De Feo, dunque, il seguito…

“Mio padre mi raccontò che vicino al forno a legna della casa, o meglio di quello che ne restava, aveva trovato un’iscrizione che riguardava il nostro capostipite. Riportava il grado di nobiltà e il paese dove abitava prima di ribellarsi, era un paese cilentano. Con l’aiuto di un nipote, tramite internet aveva trovato il paese e c’era ancora l’abitazione classica del signore locale del tempo, seppur occupata da istituzioni del luogo. “Li cunti” dei paesani narravano che il mio trisavolo era stato ospite del marchese del luogo, essendo anch’esso di lignaggio nobile, ma prima che il marchese potesse venderlo ai piemontesi, una sera mente questi rientrava a cavallo e soffermandosi sulla piazza per affermare il suo potere, gesto abituale, fu ucciso a fucilate. La voce popolare, senza ombra di dubbio, indicava il capostipite come giustiziere del traditore, che non era ben voluto dalla gente e per questo ne furono tutti contenti. In cinquant’anni che abitò nel paese non fu mai tradito dalla gente e si spense serenamente nel suo letto. Era stato un uomo giusto anche se molto temuto.(…)

Finito il permesso ritornai in cella, iniziando la solita vita in cattività. Quello che odio è l’abitudine, ti entra nell’organismo e ti trasforma in un robot, anche se credi di controllare te stesso è un’illusione, perché il carcere t’istituzionalizza all’abitudine e alla sottomissione, una sorta di infantilismo ed annichilimento che non aiuta una volta rientrato in società. Iniziai a riflettere su tutti i ricordi e racconti del passato fatti da mia madre e nonno, tirate le somme ne sapevo più io che mio padre sul nostro capostipite. Fino all’età di dodici-tredici anni non avevo mai sentito parlare del mio trisavolo. Mia madre mi aveva parlato di mio nonno Nicola, l’aveva conosciuto durante il suo matrimonio e poi era andata a trovarlo nella casa ormai diroccata. Trasferitisi nella Piana del Sele a Pontecagnano non l’aveva più rivisto e le sue conoscenze si fermavano qui. A quel tempo non era come oggi che si arrivava con qualche ora di auto nel Cilento.

Ero un ragazzino di dodici anni, una sera ero ospite del vicino di casa, cilentani anche loro, la moglie era del paese di mio padre, il marito mi raccontò del capostipite “Pascale varvone”, che era stato un brigante molto temuto e quando scendeva in paese incuteva paura… condirono così bene la cosa da innescare la mia curiosità. Tempo dopo capii che la loro rivelazione era frutto di ignoranza, convinti di screditare mio padre per aver avuto un avo brigante. Ritornato a casa, aspettai mio padre. Quella sera ritornò verso le undici per il turno di lavoro, gli chiesi del nostro avo, negò ogni cosa, e mi chiese chi mi avesse detto questa frottola, non glielo dissi per non creare discussioni con i vicini. Qualche tempo dopo andammo a trovare i nonni nel paese. Com’ebbi occasione di stare solo con il nonno glielo chiesi, in modo accigliato mi rispose che erano malelingue, diversamente da mio padre non negò, ma non ci fu verso di fargli dire qualcosa. Non ho mai creduto a nessuno dei due, ma avevo compreso che mi volevano nascondere qualcosa e, siccome essendo un ragazzo non mi avrebbero detto nulla, mi riproposi di aspettare di avere un’età idonea per soddisfare la mia curiosità.

Erano trascorsi molti anni, tante cose erano cambiate, la mia vita aveva imboccato un percorso che nessuno avrebbe immaginato. La nostra esistenza è come un muro, tolto un mattone, tutto il muro ne subirà le conseguenze per tutta la vita. Ero latitante e mi nascondevo nella casa dei nonni, all’epoca l’aveva già ereditata mio padre, anche se il nonno era ancora vivo, ma dopo la morte della nonna era andato ad abitare con lo zio Antonio, il primogenito. Tutti i giorni il nonno veniva a coltivare l’orto nei pressi della casa dove soggiornavo, lo stesso che ora coltiva mio padre, e si fermava a mangiare con me. Un giorno gli chiesi di suo nonno, l’avevo fatto senza nessun  fine, solo per introdurre un argomento di discussione; ero latitante avevo altre cose per la testa, le mie logiche erano talmente diverse da quelle di oggi… con meraviglia da parte mia si era lasciato andare ed iniziò: “Era un grande uomo saggio e ammirevole non aveva paura neanche del diavolo”. Poi mi indicò la casa dove aveva abitato ed era morto. Era il suo primo nipote col suo nome e per questo il suo preferito. Iniziò a raccontarmi episodi di suo nonno…(2-continua)

Pasquale De Feo


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