la cicogna crocifissa…

21 08 2017

cicogna-campanileNon so se questo mese sia stato più crudele di altri… l’elenco delle turpitudini che, armati di feroce stoltezza, compiamo sugli animali, è sempre infinito. Ma c’è un episodio che tutta la nostra superba cattiveria sembra così bene, più di ogni altro forse, raccontare…
La morte della cicogna, infilzata, sulla cima del campanile di una chiesa, da croci di ferri messi lì perché non tornasse al nido. C’è un video che ne registra l’atroce fine. E’ difficile guardarlo fino in fondo, ma, coraggio, dategli appena uno sguardo… …
Non so quale voce si potrà più alzare da quella chiesa … verso quale dio… Ma non importa se l’artefice della trappola sia stato un prete, come è stato scritto, o altri. A quegli spuntoni rimane inchiodata, definitivamente trafitta, la nostra presunta umanità.
Come non leggere nell’agonia di una bianca cicogna, accanto al suo nido, la morte di tutto quello che di buono e di bello da sempre è simbolo.
Avevo letto che in alcuni paesi d’oriente le si attribuiva il potere di far concepire con il solo sguardo… Avevo letto che era anche simbolo di pietà filiale, perché si credeva nutrisse i propri vecchi…. Avevo letto che la cicogna, come l’airone sterminatore di serpenti, come l’ibis avversario del male, è pure simbolo del Cristo… Come non pensare che inchiodati a croci di ferro sono tutti i sentimenti e le attenzioni e l’amore per le creature del mondo che non sappiamo coltivare più, come a una croce, duemila anni fa, fu inchiodato il folle che invitava ad amare ladri e prostitute…
Scusate il turbamento, ma Leggi il resto dell’articolo »



ELETTROSHOCK

31 07 2017

Elettroshock“In quel manicomio esistevano gli orrori degli elettroshock. Ogni tanto ci assiepavano dentro una stanza e ci facevano quelle orribili fatture. Io le chiamavo fatture perché non servivano che ad abbrutire il nostro spirito e le nostre menti. La stanzetta degli elettroshock era una stanzetta quanto mai angusta e terribile; e più terribile ancora era l’anticamera, dove ci preparavano per il triste evento. Ci facevano una premorfina, e poi ci davano del curaro perché gli arti non prendessero ad agitarsi in modo sproporzionato durante la scarica elettrica. L’attesa era angosciosa. Molte piangevano. Qualcuna orinava per terra.
Una volta arrivai a prendere la caposala per la gola, a nome di tutte le mie compagne. Il risultato fu che fui sottoposta all’elettroshock per prima, e senza anestesia preliminare, di modo che sentii ogni cosa. E ancora ne conservo l’atroce ricordo”.
L’atroce ricordo di Alda Merini, ritrovato in Salute ok… mi frulla e rifrulla nella testa dopo essere incappata, randagiando fra le pagine del Forum della salute mentale, in ‘notiziole’ che forse non avrete incontrato sulla stampa nazionale, ma che al Randagio hanno fatto drizzare tutti i peli sulla schiena… leggendo un intervento di Peppe dell’Acqua (l’ex direttore del Dipartimento di salute mentale di Trieste, direttore della collana ‘180 archivio critico della salute mentale’ e tante altre cose ancora) che fra l’altro denuncia: “In Alto Adige esiste una psichiatria ospedaliera, medica, oggettivante. Si sperimentano protocolli di terapie farmacologiche che sono al di fuori di ogni razionalità, è uno dei pochi territori in Italia dove si fa l’elettroshock e si usano pratiche restrittive come le porte chiuse”. E già ti soffoca il respiro…
Ma quello che ancora di più inquieta, Leggi il resto dell’articolo »



randagio per sempre…

5 06 2017

gatto 2Per riderci un po’ su…. Ma forse neanche poi tanto… oggi lascio la penna tutta a Gatto Randagio. Sentite cosa scrive…

Puntando una mattina alla strada qui accanto, quella con il negozietto di cibarie per noi animaletti, dove ogni tanto pure mi vado a rifornire ( certo, tendenzialmente mangerei avanzi e caccerei topi, ma una volta assaggiati croccantini e scatolette…), all’improvviso mi si è accapponata la pelle, mentre stavo per sbattere il muso su quella nuova vetrina… L’ultima di una serie piuttosto lussureggiante, da dove si affacciavano graziose tutine colorate e spumosi lettini azzurri e rosa shocking, sullo sfondo di ceste rivestite di imbottiture e fiocchetti e pupazzetti e giocattolini… Oibò, mi sono chiesto, il mio ‘alimentari’ è stato soppiantato da un negozio per bambini?
Capite, per quanto randagio, un po’ casalingo lo sono anch’io, almeno per quella quota interessata a quanto di buono e succulento c’è da arraffare fra un tappeto e un frigorifero… e, diciamoci la verità, in casa i bambini sono pur sempre concorrenza…
Col pelo ancora arruffato, mettendo meglio a fuoco le tutine… certo hanno proporzioni un po’ curiose… e poi, quei collarini luccicanti attaccati a guinzaglini colorati…
Guinzaglini?! … Leggi il resto dell’articolo »



Quando tornerà la pace… ( voci dall’Africa)

9 02 2016

elefanti vannoAbdirashid Hassan Jama ha vent’anni, ed e’ nato ed è cresciuto a Mogadiscio, durante la guerra civile. E’ in Italia da tre mesi e vive a Roma nel Centro di accoglienza di Casale San Nicola. Studia l’italiano e questo è il primo pensiero che ha scritto nella nostra lingua.

“Prima in Somalia abitavano tanti animali.
Zebre, leoni, elefanti, giraffe.
Però, quando è cominciata la guerra, tutti gli animali sono scappati in Kenya.
Perché gli animali vogliono la pace, come le persone.
Però io spero che gli animali torneranno in Somalia, un’altra volta.
Quando la Somalia sarà in pace”.