Ancora per Claudio

24 07 2016

E questo è ciò che scrive Paolo Rausa che il racconto della giornata di laurea di Claudio Cionte ha letto per intero, …. Battaglia per la giustizia e la libertà, la tesi di laurea di Claudio Conte discussa in carcere .,

Dike, la Giustizia, fu l’ultima ad abbandonare la terra, scrive Virgilio nelle Georgiche. Eppure ci sarà un giudice a Berlino che possa rendere giustizia al contadino bavarese malversato dalle autorità ricorda Claudio Conte nella sua tesi di laurea in Diritto Costituzionale dal titolo impegnativo: ‘Profili costituzionali in tema di “ergastolo ostativo” e benefici penitenziari’. Non è iniziata nel migliore dei modi questa sessione, che non si è svolta in un’aula dell’Università di Catanzaro, ma nel carcere. Negato il diritto ad uscire pe recarsi in Università perché il Giudice di Sorveglianza ha ritenuto concedibile il permesso solo per ‘eventi negativi’ e non anche per ‘eventi positivi’. Una decisione che ha spinto Claudio Conte al digiuno per nove giorni. Il professore Luigi Ventura, che presiedeva la Commissione esaminatrice era preoccupato: ‘Ma è vero che stai facendo lo sciopero della fame? L’ho letto sui giornali.’ Claudio lo tranquillizza: ‘L’ho dovuto sospendere il giorno prima per affrontare l’esame’. ‘Ah! meno male… (…) Leggi il resto dell’articolo »



Lettera a Claudio

23 07 2016

e questa è la lettera che Vittorio da Rios ha scritto per Claudio Conte, dopo aver letto il suo racconto dove parla del giorno di laurea…
Per la cronaca. intanto, Claudio è stato trasferito. Da Catanzaro è stato spedito a Parma…

Caro Claudio ho letto con estremo interesse e non lo nego commozione le tue pagine ricevute da Francesca, infaticabile divulgatrice e interprete di straordinarie storie come la tua. Ti dirò che da un po’ di tempo le cose che mi prendono prima ancora che Culturalmente—l’anima e il mio essere nella sua cifra più profonda–, sono le pagine Scritte da uomini a cui la vita ingiustamente ha posto innanzi a indicibili calvari, e che si ritrovano sommersi a vita tra tonnellate di cemento e porte blindate, tipico prodotto di un archetipo culturale giuridico repressivo in cui è il soggetto singolo a dover darne conto, non invece la organizzazione della società in cui e maturata la tragedia. Da tempo fuori da qualsiasi –dogma—accademico mi pongo il problema delle responsabilità collettive anziché individuali. Della totale inutilità di grande parte dell’attuale paradigma culturale giuridico, come pure dell’immenso corpus legislativo. Mentre ti leggevo (…) Leggi il resto dell’articolo »



110 e lode, una laurea in carcere

18 07 2016

fine-pena-mai110 e lode in democrazia carceraria

Ricordate Claudio Conte? La sua denuncia dell’ipocrisia dei nostri Natali, con il suo presepe di grattacieli intorno all’immagine del piccolo Aylan, morto mentre attraversava il mare… Lo cito spesso Claudio Conte. Riflessioni fulminanti mi arrivano con lui, dal carcere di Catanzaro.. E da quelle mura mi arriva il racconto della giornata delle sua laurea, in Giurisprudenza, in pagine bellissime. Ne nascerà un ebook, sempre con quell’editore all’incontrario che è Marcello Baraghini. E vi farò sapere. Ma la tentazione di regalarvene un anticipo è davvero forte.
“E pensare, – scrive Claudio che ha discusso la sua tesi su “Profili costituzionali in tema di ergastolo ostativo”- che volevo iscrivermi alla facoltà di Lettere e Filosofia, per uscire dal mondo dei processi che avevano caratterizzato per oltre una decina d’anni la mia vita. E invece, scoprii che lo studio del diritto interessa solo in minima parte l’ambito ‘penale’. E soprattutto che anche in quel campo lo studio interessava concetti altissimi e astratti. Poi scoprii la Costituzione e il ‘combinato disposto’, conquistai la mia ‘spada’ per la libertà, soprattutto culturale”.
Bèh fa un certo effetto leggere queste righe in tempi di Costituzioni da riformare, mentre si arranca a capire i come e i perché, per poi dover risolvere tutto nella tremenda approssimazione della scelta fra un sì e un no…
“La Costituzione italiana – continua Conte – (…) Leggi il resto dell’articolo »



dieci anni per un diritto…

18 06 2015

Ogni tanto arriva qualche buona notizia. Dal carcere di Catanzaro. Giovanni Farina non è più un ergastolano con fine pena mai. Me lo scrive mandandomi copia del deposito della sentenza del ricorso che da anni porta avanti, chiedendomi di farla conoscere. La Cassazione gli  ha dato ragione. Ci sono voluti 10 anni perché, mi scrive, venisse riconosciuto un diritto. Non di facile lettura la sentenza, almeno per me che di diritto ho solo pallidi ricordi. Quindi ho chiesto a Claudio Conte, che molto ha studiato di diritto e, sempre dal carcere di Catanzaro, ha seguito la vicenda di Farina, di sintetizzare per noi. Ecco qua.   “Giovanni Farina è stato arrestato nel 1982 e condannato a 27 anni di reclusione. Nel 1996,  dopo avere espiato 14 anni gli viene concesso un permesso dal quale non fa rientro. Nel 1998 è arrestato in Australia ed estradato in Italia per espiare il residuo pena pari a 8 anni di reclusione. Successivamente è processato in Italia per altro delitto e nel 2001 è condannato a 28 anni e 6 mesi di reclusione. Nel 2005 la Procura di Roma cumula ( somma) le due pene portandole a 30 anni di reclusione, ossia la massima pena consentita nel nostro codice penale ( art.78) in caso di concorso di più pene temporanee. Nel 2006, senza che nessun fatto nuovo sopravvenisse, la Procura di Roma sostituisce il provvedimenti di pena ad anni 30 applicando la pena dell’ergastolo, ai sensi di un altro articolo del codice penale, l’art 73,  che stabilisce che l’applicazione della pena dell’ergastolo laddove debbano infliggersi, per due delitti, due pene superiori a 24 anni di reclusione ( anche se per quei reati singolarmente presi non è previsto  l’ergastolo). Nel caso di Farina, Procura e Tribunali sbagliavano, poiché (…) Leggi il resto dell’articolo »