Alice…

6 02 2017

gabripazzaQuando andai alla presentazione di uno dei suoi libri, ne rimasi piuttosto spiazzata. Gabriella La Rovere, che con “L’orologio di Benedetta” riusciva a sballottarti su e giù in quell’altalena che è la sua vita di madre di una ragazza autistica, quella sera riuscì a trasformare la sua emozione, il suo dolore, anche, in gesti che ti inchiodavano lo sguardo e l’anima. “Potresti fare l’attrice”, le dissi, le dicemmo anzi in molti, alla fine… “Forse sei un’attrice”. Ed eccola, ora, che la ritrovo a calpestare il palcoscenico di un teatro. Per un monologo, di cui è anche autrice, con il quale ci fa entrare nella mente di una “matta”. Quale pane per i denti di gatto randagio! Potete immaginare…
“Alice”, il titolo, non è il nome della protagonista, ma il richiamo dell’eco di un mondo meraviglioso popolato di conigli senza tempo e trecce e cappellai che quella “matta” vorrebbe avere intorno a sé…
Ma la scena è ben altra, e si apre sul buio di uno scambio di battute di voci maschili tratto, quello sì, proprio da un brano di “Alice nel paese delle meraviglie”, scomposto in un dialogo a tre. Voci che sembrano venire dal tetto. Con l’intento, spiega Gabriella, anche di sviare. “Queste voci sono un delirio della protagonista? Ci sono veramente delle persone sul tetto? Quello che racconta succede realmente? Ma, soprattutto, se dovesse mai capitare a me di avere un Tso, farò la sua stessa fine, verrò inserita in una lista di sorvegliati speciali ai quale non si perdona niente…?” Leggi il resto dell’articolo »



Un’altra vita mi darai…

29 02 2016

Antonio, ricordate? Finito poco più che diciottenne in un ospedale psichiatrico giudiziario grazie a un perverso gioco di rimandi fra giustizia e psichiatria. La sua assurda vicenda Gatto Randagio l’ha raccontata l’estate scorsa (http://www.remocontro.it/2015/08/23/gatto-randagio-vera-follia-rimbalzi-giustizia-psichiatria/ )… E come tutti quelli che hanno seguito la storia si era in attesa che il Tribunale di Sorveglianza si pronunciasse sul ricorso contro la condanna a quattro anni di Opg in misura di sicurezza detentiva.
Ebbene, la pronuncia c’è stata, all’inizio di febbraio, ma s’è aspettato un po’ a dirlo. Forse un po’ per scaramanzia, forse un po’ perché dopo tanto dannarsi e tanto lottare contro le maglie di meccanismi paradossali e crudeli, c’è bisogno di riservarsi del tempo, c’è bisogno di tenere dentro di sé la gioia, accarezzarla con tremore, difenderla dal frastuono del mondo…
Ma la notizia è che Antonio è finalmente fuori delle mura dell’Ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia, dove ha trascorso, chiuso in una cella, gli ultimi otto mesi.
E’ successo che (…) Leggi il resto dell’articolo »



Se la Rems fosse una soglia. Storia di Mattia

20 02 2016

mani_muro-220x300Non si ricorda mai abbastanza, quanto sia enorme il volume di sofferenza che la malattia mentale sempre porta con sé. Non si ricorda mai abbastanza, sopraffatti dall’ansia per noi sani e per una presunta nostra sicurezza che tanti orrori ha prodotto e ancora produce. Eppure, la storia dell’esperienza di Trieste e dintorni, ci ha dimostrato e ancora continua a dimostrarci che esistono strade, che queste strade è più facile trovarle quando al centro della ricerca è la coscienza dell’umanità e del dolore dell’altro. Come ci racconta quello che accade in questi giorni a Mattia.
Mattia. Una vicenda triste, se snoccioliamo le difficoltà della sua vita, i momenti di autentica sofferenza, fino ai primi segni di fragilità profonda di una persona da sempre portata ad amplificare le paure. Ma la sua vita è una rimonta costante. Mattia si è laureato, ha avviato lavori, ha una vita sociale, amici, ha chiesto troppo, ha avviato imprese forse troppo grandi. Ha dovuto chiedere aiuto al Centro di salute mentale del suo quartiere.
Accade che (…) Leggi il resto dell’articolo »



Crimini di pace

16 03 2015

Riporto il testo del mio articolo, ieri, sul Garantista ( che per altro ha un interessante intervento- denuncia sul 41bis ), a proposito delle storia di un ragazzo di 19 anni, lo abbiamo chiamato Stefano, spedito la settimana scorsa in Ospedale psichiatrico giudiziario. Nuova tappa di un calvario iniziato quando era bambino… leggete..

“Quando ho aperto la cartella con la sua storia, non sono riuscita ad andare fino in fondo. Per lo strazio. Ma la via crucis di … chiamiamolo Stefano, 19 anni e 5 mesi, è tutta lì. In cartelle cliniche, relazioni, anamnesi … Oggi, la sua vita negata è tutta in una sentenza che lo ributta in un Ospedale Psichiatrico Giudiziario, dopo che un anno fa, in seguito a una reazione convulsa nata dalla paura, un’ordinanza di misura di sicurezza provvisoria del Tribunale di Vicenza in meno di un mese l’aveva già spedito a Castiglione delle Stiviere. Me ne parlò allora, per la prima volta, Peppe dell’Acqua, ‘storico’ direttore del  Dipartimento di Salute Mentale di Trieste, che in quell’OPG stava andando a cercare Stefano, temendo di trovarlo legato a un letto di contenzione. “Cosa che per lui, mi disse, non è altro che continuare a subire un tormento che conosce dalla prima adolescenza”.  Oggi, dunque, è stata emessa la sentenza: proscioglimento perché incapace di intendere e di volere e pericoloso socialmente. Quattro anni di misura di sicurezza in OPG. Storia di Stefano. Oggi che (…) Leggi il resto dell’articolo »