Selfie. Raccontare Traiano…

17 06 2019

selfie 3Traiano è rione del quartiere di Soccavo nella città di Napoli. Nell’estate di cinque anni fa se ne parlò, come accade, per un triste fatto di cronaca: la morte di Davide Bifolco, un ragazzo di sedici anni, colpito da un carabiniere durante un inseguimento. Era stato scambiato per un latitante. Davide non aveva mai avuto problemi con la giustizia.

A Traiano, per raccontare questa storia, è andato Agostino Ferrente, regista fra l’altro di un bellissimo documentario di qualche anno fa, “Le cose belle”, anche questo girato a Napoli. Cosa accade questa volta. Accade che a Traiano Ferrente incontra due adolescenti che di Davide erano amici, Alessandro e Pietro, anche loro sedicenni… e tanto lo hanno colpito, questi due ragazzi, che il regista lascia che siano loro a raccontare e a raccontarsi, anche “tecnicamente”, dando loro in mano per filmarsi un iPhone (per essere precisi l’iPhone, piuttosto che una telecamera, l’hanno scelto i due ragazzi).

Il risultato è davvero sorprendente. Alessandro e Pietro entrano subito nel ruolo di narratori di un racconto sulla vita degli adolescenti di Traiano, che parla certo di una realtà di fatto lasciata a se stessa, ma ci libera anche dagli stereotipi di cui reality e fiction continuano ad inondarci: Alessandro e Pietro sanno che senza lavoro l’unica via rimane lo spaccio e riescono a restarne fuori (anche perché consapevoli di finire fra due fuochi e rischiare di “o essere arrestati dalla polizia, o essere uccisi dalle bande rivali”), ma, soprattutto, sono due ragazzi come tanti, come lo era Davide, anche se la loro vita è chiusa nel perimetro di una periferia diventata per noi sinonimo di spaccio e criminalità. Leggi il resto dell’articolo »



I Gatti di Istanbul… Kedi, un film da vedere

21 05 2018

Locandina KediQuesta settimana Gatto Randagio si è perso per le strade di Istanbul. E ne è rimasto incantato. E come poteva essere diversamente, direte voi. Un posto che incanta chiunque vi si avvicini…
Certo, ma questa volta si è trattato di un incontro davvero fuori dall’ordinario. Il Randagio Istanbul l’ha conosciuta affidandosi allo sguardo di sette gatti, sette splendidi esemplari dell’enorme folla di felini che da migliaia di anni popola la città…
Sari, Bengu, Aslan Parçasi, Psikopat, Deniz, Gamisz, Duman. Bei nomi “gatteschi”, per i protagonisti di un sorprendente documentario, “Kedi, la città dei gatti”, di Ceyda Torun, giovane regista che a Istanbul, dove è nata, ha trascorso l’infanzia, prima di trasferirsi con la famiglia a New York, passando per Amman… e nella sua città d’origine è ritornata per rendere omaggio a quei gatti “senza i quali credo la mia infanzia sarebbe stata infinitamente più solitaria, e io non sarei la persona che sono oggi”.
E che bella persona è sicuramente oggi, si è detto riconoscente il Gatto, se ha voluto, e c’è splendidamente riuscita, raccontare tutto ad altezza di felino. Il documentario che ne è nato è una lettera d’amore alla città e a quei gatti che di Istanbul da sempre incarnano l’anima, la cultura, l’indescrivibile caos, e ne sono, racconta la regista, l’unica vera costante… mentre intorno molto col tempo è cambiato, e ancora cambia, e della sua Storia, i gatti, sono i testimoni… Leggi il resto dell’articolo »



!Il film di Marco Cavallo!

18 11 2014

Questa è una bella notizia. Anzi due. Prima bella notizia: Il vaggio di Marco Cavallo è diventato un film… Marco Cavallo, il gigante di cartapesta nato nel fantastico laboratorio dell’Ospedale psichiatrico di Trieste, simbolo della lotta contro tutti i manicomi. La prima volta che si affacciò sulla città, tutto colorato d’azzurro, in testa a un lungo corteo, accompagnato da tutti gli ospiti dell’ospedale psichiatrico, era il 1973… Era ripartito, esattamente un anno fa, quando forse qualcuno lo credeva morto, per dire a tutti che è ancora vivo, vivissimo, anzi, e da nord a Sud ha percorso 4000 chilomentri attraverso l’Italia, per chiedere la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari… e chiedere, dicendo no ai manicomi regionali – mini OPG, l’apertura di  Centri di Salute Mentale h24. Tutto questo è ora in una pellicola di 50 minuti.

Seconda bella notizia: il film “Il viaggio di Marco Cavallo” sarà presentato fuori concorso al Torino Film Festival, per la sezione “Diritti e Rovesci”. Va anche detto che il film, è prodotto prodotto dalle Edizioni alphabeta Verlag di Merano -già editore della ormai nota “Collana 180 –  Archivio critico della salute mentale”. E immagino la gioia di Peppe dell’Acqua, direttore della Collana 180 e membro del Comitato nazionale stopOPG che ha promosso il viaggio, che sempre ricorda “di avere avuto la fortuna di iniziare a lavorare con Franco Basaglia fin dai primi giorni triestini” e per più di 17 anni ha poi diretto il DSM di Trieste.  “L’obiettivo del film- spiega nell’annunciare la proiezione- è di far conoscere questa Storia e i risultati concreti raggiunti con il viaggio al maggior numero di persone possibili, cercando di contrastare la disinformazione e i luoghi comuni su una questione tra le più difficili da veicolare. Inoltre, il film continua la campagna avviata lo scorso novembre, soprattutto per vigilare e denunciare le inadempienze che già numerose rischiano di tradire (…) Leggi il resto dell’articolo »



Le cose belle

22 09 2014

Qualche sera fa ho visto un film, che come pochi mi ha colpito negli ultimi tempi. Al cinema Aquila , per chi è a Roma, dove sarà in programmazione ancora per qualche giorno. “Le cose belle”, di Ferrente e Piperno, andatelo a vedere, se potete, frugando fuori dai circuiti ufficiali, troppo distratti per le verità vere che amiamo tanto rimuovere. Girato a Napoli, e Napoli tutta è periferia che non vogliamo vedere, i suoi dolcissimi protagonisti, incontrati 13 anni fa e andati a ripescare 13 anni dopo, interrogano e s’interrogano, raccontano e si raccontano… e riso e pianto in chi vede sono incontenibili. La lingua è quella napoletana. Ci sono sottotitoli, ma non sempre… ma non necessariamente necessari, anche per chi è nato a nord del Garigliano.. la lingua, qui, è la cosa stessa che viene pronunciata e non  ha bisogno di “traduzioni”… un piccolo capolavoro, che, ho pensato uscendo dalla sala, solo chi ha davvero amato e ama gli “oggetti soggetti” del suo racconto può realizzare con tanta accuratezza e profondità…  “Le cose belle…, dunque, per riecheggiare un augurio che dalle nostre parti si fa : “tante belle cose…”, si dice salutando… che è augurio, accorato, di chi sa che tutte quelle cattive nessuno te le risparmierà mai. Ma che almeno, sul tuo cammino, possano le cose belle essere tante… come tutte quelle che i ragazzi nel film sognano e ancora sono lì, nascoste da qualche parte nei loro occhi, tredici anni dopo…, dopo tredici anni già pieni di sconfitte….