Sogni lucenti tra mura bianche di cemento

3 12 2018

Copertina FARINA_Layout 1Riflettendo sui meccanismi dell’informazione, specie delle news, a volte delle macchine che tutto travolgono. Un ricercato finalmente veniva consegnato alla giustizia, e tutto per me finiva lì..
E invece, e invece… molti anni dopo ho capito che quando si chiudono le porte di un carcere, le storie non finiscono, ma lì cominciano.
Incontro con Giovanni Farina, implicato nel sequestro Soffiantini, accusato e poi assolto per l’omicidio dell’ispettore dei Nocs, Donatoni. Una vicenda dalle tante ombre. E due libri, per tentare di capire qualcosa di un uomo e del nostro paese.

Ricordate la vicenda del sequestro dell’imprenditore Giuseppe Soffiantini? Era la fine degli anni ’90. L’ultima “zampata” dell’Anonima, si disse. Fra i coinvolti, Giovanni Farina, che nel mio vagare fra carceri e detenuti ho conosciuto. Prima attraverso una lunga corrispondenza, poi ho l’ho anche incontrato, dopo aver curato un libro con suoi testi. Racconti, riflessioni, poesie.
Farina è persona che scrive molto, e bene. Mi aveva colpito subito, perché oltre a raccontarmi della sua condizione, la fatica, le speranze, i momenti di sconforto… mi mandava di tanto intanto racconti. insieme a considerazioni sulla vita e sul mondo. Scritti molto profondi. Poesie anche qua e là…
La corrispondenza con chi è in un carcere all’inizio è molto cauta, come se ci si annusasse a distanza, poi accade che si “apre”… così è successo con la valanga di scritti e testi che Giovanni Farina mi ha mandato. Perché Giovanni (ormai ci diamo del tu) sembra aver registrato istante per istante tutta la sua vita. Leggi il resto dell’articolo »



Appuntamento a Sollicciano, dunque..

16 09 2018

Locandina FarinaAppuntamento a martedì, a Sollicciano, al Gozzini, per la presentazione del libro di Giovanni Farina. Questo il testo dell’introduzione…

“Da qualche anno scambio con Giovanni Farina lettere. E a poco a poco ho conosciuto la sua storia. Ha iniziato, Giovanni, con qualche accenno alla sua condizione, le difficoltà, le durezze, le tappe di una vicenda giudiziaria, a tratti kafkiana, che toglie il respiro. Respiro che a singhiozzi torna, con le immagini di un mondo intimo che piano piano si svela. Piano piano, a partire da qualche cenno, da eco di ricordi, ansie di nostalgie, per poi tutto prorompere… Perché le lettere dal carcere molto presto escono dai binari della forma e della cortesia fra estranei. Si diventa in qualche modo subito intimi. Anche se mai c’è occasione d’incontrarsi. Chi scrive dal carcere non ha tempo e pensieri da perdere. I suoi, Giovanni Farina li appunta tutti. Tutti i pensieri e tutto il suo tempo, come nelle pagine di un diario lungo quanto i giorni della sua prigionia. Che corre parallelo a quello delle pagine fatte di udienze, di sentenze, di ricorsi, note, appelli, a affollare il percorso giudiziario che lo imbriglia.
Me li ha snocciolati nel tempo, Giovanni, i pensieri del suo diario. Pagine allegate alle lettere che mi ha inviato. Prima con cautela, un po’ alla volta, poi sempre un po’ più ‘osando’… e così mi sono trovata inondata da un mare di pagine, che alla fine mi ha chiesto in qualche modo di curare. E non è stato facile. Leggi il resto dell’articolo »



Sogni, tra mura di cemento..

21 11 2017

Copertina FARINA_Layout 1L’ultimo libro di Giovanni Farina…” sogni lucenti tra mura bianche di cemento”.. una raccolta di scritti, pensieri e poesie che ho avuto il piacere di curare, insieme a Paola Ricciardi e Mario Bencivenni… Questa l’introduzione, che spero inviti a sfogliare il libro…
“Da qualche anno scambio con Giovanni Farina lettere. E a poco a poco ho conosciuto la sua storia. Ha iniziato, Giovanni, con qualche accenno alla sua condizione, le difficoltà, le durezze, le tappe di una vicenda giudiziaria, a tratti kafkiana, che toglie il respiro. Respiro che a singhiozzi torna, con le immagini di un mondo intimo che piano piano si svela. Piano piano, a partire da qualche cenno, da eco di ricordi, ansie di nostalgie, per poi tutto prorompere… Perché le lettere dal carcere molto presto escono dai binari della forma e della cortesia fra estranei. Si diventa in qualche modo subito intimi. Anche se mai c’è occasione d’incontrarsi. Chi scrive dal carcere non ha tempo e pensieri da perdere. I suoi, Giovanni Farina li appunta tutti. Tutti i pensieri e tutto il suo tempo, come nelle pagine di un diario lungo quanto i giorni della sua prigionia. Che corre parallelo a quello delle pagine fatte di udienze, di sentenze, di ricorsi, note, appelli, a affollare il percorso giudiziario che lo imbriglia.
Me li ha snocciolati nel tempo, Giovanni, i pensieri del suo diario. Pagine allegate alle lettere che mi ha inviato. Prima con cautela, un po’ alla volta, poi sempre un po’ più ‘osando’… e così mi sono trovata inondata da un mare di pagine, che alla fine mi ha chiesto in qualche modo di curare. E non è stato facile.
Non è facile per nessuno, credo, scegliere da una vita intera. Che è un po’ come affondare le mani nell’anima di persona altra… Leggi il resto dell’articolo »



dieci anni per un diritto…

18 06 2015

Ogni tanto arriva qualche buona notizia. Dal carcere di Catanzaro. Giovanni Farina non è più un ergastolano con fine pena mai. Me lo scrive mandandomi copia del deposito della sentenza del ricorso che da anni porta avanti, chiedendomi di farla conoscere. La Cassazione gli  ha dato ragione. Ci sono voluti 10 anni perché, mi scrive, venisse riconosciuto un diritto. Non di facile lettura la sentenza, almeno per me che di diritto ho solo pallidi ricordi. Quindi ho chiesto a Claudio Conte, che molto ha studiato di diritto e, sempre dal carcere di Catanzaro, ha seguito la vicenda di Farina, di sintetizzare per noi. Ecco qua.   “Giovanni Farina è stato arrestato nel 1982 e condannato a 27 anni di reclusione. Nel 1996,  dopo avere espiato 14 anni gli viene concesso un permesso dal quale non fa rientro. Nel 1998 è arrestato in Australia ed estradato in Italia per espiare il residuo pena pari a 8 anni di reclusione. Successivamente è processato in Italia per altro delitto e nel 2001 è condannato a 28 anni e 6 mesi di reclusione. Nel 2005 la Procura di Roma cumula ( somma) le due pene portandole a 30 anni di reclusione, ossia la massima pena consentita nel nostro codice penale ( art.78) in caso di concorso di più pene temporanee. Nel 2006, senza che nessun fatto nuovo sopravvenisse, la Procura di Roma sostituisce il provvedimenti di pena ad anni 30 applicando la pena dell’ergastolo, ai sensi di un altro articolo del codice penale, l’art 73,  che stabilisce che l’applicazione della pena dell’ergastolo laddove debbano infliggersi, per due delitti, due pene superiori a 24 anni di reclusione ( anche se per quei reati singolarmente presi non è previsto  l’ergastolo). Nel caso di Farina, Procura e Tribunali sbagliavano, poiché (…) Leggi il resto dell’articolo »