Prigionieri della libertà

7 07 2017

Leggete questo scambio di lettere fra una ex detenuta e un ergastolano in semilibertà..
fine-pena-maiCiao Carmelo,

stasera è una di quelle serate in cui il cervello vola verso altri orizzonti che sono sempre lontani dall’immaginario comune. A volte mi sembra di vivere due vite, una in cui mi sembra di essere come tutti gli altri, e l’altra in cui mi sembra di essere perennemente in uno stato di prigionia. Le due vite non si incontrano mai, perché ancora, dopo tanti anni che sono uscita dal carcere, non sono riuscita mai a spiegare alle persone care che cosa significhi essere privati della libertà. Allora mi sembra una doppia prigionia, quella fisica e quella mentale, perché sono convita che detenuti si rimanga tutta la vita e, nonostante tu faccia di tutto per cancellare quel brutto ricordo, succederà una bella notte che sognerai la guardia che ti sveglia con la torcia, oppure sentirai il rumore delle chiave che ti ronza nella mente. Quando aprirai gli occhi penserai: “meno male che è solo un sogno!”. Ma, in realtà, non è così perché in Italia in galera ci finisci sempre due volte: la prima da presunto innocente e la seconda da condannato. Poco importa se nel mezzo una persona si ricostruisce una vita, perché la legge è questa e non ci sono altre vie d’uscita.

Rieducazione, reinserimento e altro ancora diventano un lontano miraggio perché, come in tutte le cose che contraddistinguono il nostro modo di essere, nessuno è realmente interessato alla sofferenza altrui. Se dovessi raccontarti la mia vita in una sola parola potrei usare il termine “diversa”, perché è così che mi sento ora che ho quasi trent’anni. Ed è stato così anche da bambina quando, invece di giocare con le amichette, mi piaceva aiutare gli altri. Così sono cresciuta, senza malizia e nella convinzione che se fai del bene ottieni lo stesso. Ma nulla è stato come pensavo. Dopo quello che ho vissuto, ho perso fiducia negli esseri umani, ma soprattutto ho capito che esiste una certa tendenza a “godere delle sofferenza altrui” che mi spaventa tremendamente. Leggi il resto dell’articolo »



qualche ora di libertà…

23 05 2017

fine-pena-maied ecco la lettera di Alfredo Sole, da Opera, per il numero di maggio della rivista “Una città”

Una buona notizia. Per la prima volta dopo venticinque anni di carcere ho potuto mettere piede in una struttura che non ha nulla a che fare con il carcere. Mi hanno permesso di andare all’Università della Bicocca per la proiezione del film “Spes Contra Spem”, al quale ho partecipato. Certo non è un vero permesso, visto che ci sono andato con la scorta, ma è pur sempre una cosa diversa dal solito.
Le mie impressioni. Davvero una strana giornata per me. Dopo un quarto di secolo al chiuso mi ritrovo in un ambiente completamente estraneo a me. L’Università era davvero straordinaria, non ero ammanettato ( non ci sarei andato) e la scorta era in borghese. Ci avviammo verso l’aula di giurisprudenza, era bellissima! La sua formazione era come un teatro greco, con i tavoli a mezzaluna, interrotti solamente dalle scale che salivano in alto. Al centro in basso la cattedra.
In un primo momento, Leggi il resto dell’articolo »



La virtù della disobbedienza…

29 06 2015

Guardando, la copertina di Internazionale dell’ultima settimana, n° 1107, per intenderci. Su fondo scuro campeggia la scritta: “Ci sono infiniti ostacoli pratici all’idea che le persone siano libere di spostarsi. Ma gli ostacoli pratici non possono prevalere sugli imperativi morali”!

Eppure, agli imperativi morali si frappongono, oltre agli ostacoli pratici, comportamenti, paure… Eppure, quante nuove barriere, fisiche e non, ancora si innalzano, a murare vivi i nostri cari imperativi morali, quante leggi degli stati ne sanciscono la morte… La Bossi-Fini ancora serpeggia fra noi, con l’obbrobrio dell’invenzione del reato di clandestinità, tanto per fare un esempio. Qualcuno lo ha chiamato anche “reato d’immigrazione”, e di fatto per molti versi questo è stato.

Guardandosi dentro e guardandosi intorno, interrogandosi sul lato buio delle regole, quando capita che norme dettate da governi si traducano in comportamenti, o giustifichino comportamenti, che di fatto violano diritti umani, anche nei nostri ‘civilissimi’ paesi… Come è possibile?, a volte mi chiedo…

E’ possibile sì. A rispondere mi è venuta incontro la figura di Antigone,(…) Leggi il resto dell’articolo »