C’è qualcosa che non va…

24 12 2018

Idomeni-Campo-18-1000x600Si fa davvero fatica quest’anno, ad accendere le luci del presepe. A pensarlo, anche, un presepe. Con le sue figurine, i pastorelli, gli animaletti, gli spruzzi di neve finta, gli sfondi di stelline, e la capannina con il suo compunto arredo di Maria, Giuseppe, bambino, bue e asinello…

Si fa davvero fatica. Se, guardandosi intorno, ecco: il presepe è già bello e servito…
Sotto le tende di fortuna delle famiglie lasciate per strada da guerre vicine e lontane, negli occhi dei bambini schiacciati dai mille Erodi, dalle contemporanee presunte guerre al terrore, dalle guerre di rapina di sempre, dalle guerre nostrane combattute a colpi di mura e di decreti…
Sarà per questo che quest’anno il presepe in Vaticano è stato scritto sulla sabbia.
Come le parole d’amore scritte sulla riva del mare, che sappiamo durare il tempo dell’onda che presto se le porta via, per subito nascondere l’antica bugia che pure ci ostiniamo ogni volta a ripetere…
Allora, quest’anno, facciamo un atto rivoluzionario. Non accendiamo le luci sull’ipocrisia dei nostri presepi. Leggi il resto dell’articolo »



Due cartoline d’auguri…

17 12 2018

gatto scrittoreDue brevi appunti, che Gatto Randagio ci invia, come biglietti d’augurio per le feste alle quali, convinti o recalcitranti, siamo comunque tutti invitati a prepararci… Una riflessione sul dono, e una cartolina da e per il Mondo di sotto.

Giornata bigia di pioggia, l’altro ieri. Il Gatto ne ha approfittato per restare in casa, a tentare di stilare l’elenco dei libri che regalerà per Natale. Tranne rare eccezioni, tende a donare solo libri, il Randagio. Che non è affatto scelta facile o sbrigativa. Con il dubbio di sempre: cercare il titolo giusto per ciascuno, o affliggere tutti con il libro che più, nell’anno, gli ha fatto battere il cuore… Ricorda ancora i sorrisi spenti di quando ha distribuito a tutto spiano racconti dal carcere. “Come fossero stati invece entusiasmanti quelli ricevuti in cambio, di libri!”, si è detto. Poi subito vergognandosi di questo pensiero cattivello…
E per riparare si è messo a sfogliare l’ultimo libro scritto dalla teologa Adriana Zarri, “Un eremo non è un guscio di lumaca”, per ripescare una riflessione, che gli era stata sottolineata da altra scrittrice, Gabriella La Rovere, sul dono. Ascoltate… Leggi il resto dell’articolo »



Aspettando che Colapesce torni…

25 12 2017

la-cantata-dei-pastori-Peppe-BarraQuanno nascette Ninno a Betlemme,
era notte e paréa miezojuorno…
Maie le stelle lustre e belle
se vedettero accussì,
e ‘a cchiù lucente,
jette a chiammà li Magge all’Uriente…
Nun c’erano nemice pe la terra
la pecora pasceva c”o lione.
C”o crapetto se vedette
‘o liupardo pazzià
l’urzo e ‘o vetiello
e cu lu lupo ‘mpace ‘o pecuriello…..
Sapete, in questi giorni sulle onde del Golfo rimbalzano le note della Cantata.. La Cantata dei Pastori, testo della tradizione del teatro barocco napoletano che narra del viaggio di Maria e Giuseppe verso Betlemme e delle insidie dei diavoli che tutto s’inventano per impedire la nascita di Gesù… Un canto che ancora è richiamo irresistibile e struggente…
Tanto irresistibile che, chi vive a Napoli e dintorni lo sa, anche gli esseri del mare, dopo il tramonto, si avvicinano alla costa e affiorano per ascoltare… Fra loro, vi assicuro, l’ho visto, ritorna anche Colapesce, essere in bilico fra la natura di uomo e quella di pesce… ché mai come in questi giorni la nostalgia della terra lo strugge. E il suo pianto, alla Cantata, è accorato controcanto…
Sapete come è andata la sua storia… Cola era un ragazzo di Messina che amava tanto l’acqua che se ne stava a bagno nel mare da mattina a sera, e a nulla servivano i richiami disperati della madre. Più forte il richiamo degli abissi… Leggi il resto dell’articolo »



Capanne vuote….

26 12 2016

bambini-siriaAvrei voluto raccontarvi una favola di Natale… ma Gatto Randagio non ha fatto altro che girare intorno a capanne e mangiatoie vuote, e vuota, la mangiatoia, l’ha trovata anche questa mattina… che la realtà è ancora la stessa, quella così crudamente rappresentata nel presepe allestito lo scorso anno (ricordate?) nel carcere di Catanzaro… Dove non c’è natività, nessun bambinello sulla paglia, ma più in là, accanto al mare, dove si allunga l’ombra funerea di grattacieli, in uno scenario stranito, c’è il corpo riverso del piccolo Aylan, che tutti i bambini della Siria, anzi tutti i bambini vittime della violenza adulta, ha rappresentato e ancora rappresenta. Perché la realtà è ancora questa. Abbiamo annegato il bambinello, scriveva allora Claudio Conte, che quel presepe aveva creato. Lo abbiamo annegato e poi massacrato, in scenari degni della strage di Erode…
E oggi non se ne è trovato un altro da mettere nel presepe…
Perché in troppi affannati, i bambini, a fuggire per scampare a bombe, assedi, e violenze d’ogni genere… perché in troppi sono morti, dopo aver visto e subito l’insostenibile. Sono volati via, vuole credere il gatto randagio, perché hanno un messaggio urgente da portare a chi li possa ascoltare.
“Dirò cosa mi hanno fatto a Dio. Dirò tutto…”. Ricordate? Leggi il resto dell’articolo »



Canto sotterraneo…

22 12 2014

Pensiero di Natale, sotto le mentite spoglie di Gatto Randagio, dal sito Remocontro… ” Visto che siamo lì lì che è quasi Natale, e un  po’ di commozione fa bene a tutti… una piccola storia che ha il sapore di un Canto di Natale, come me l’ha raccontata in una sua lettera Giovanni Farina, ergastolano nel carcere di Catanzaro ( forse l’ho già accennato, da qualche tempo scambio parole, e con interesse e piacere, con persone “molto ma molto cattive”…) . E’ la storia di un altro Giovanni, reduce di guerra, che aiutava nei lavori di campagna, e che della guerra continuamente ricordava episodi…

Ecco: “Una notte eravamo in trincea, splendeva nel cielo una luna piena che si vedeva oltre il filo spinato, e anche il volo di un piccolo uccello notturno. Avevamo paura a sporgerci per non rischiare di fare da bersaglio a qualche cecchino. Mentre regnava il silenzio più assoluto, sentimmo il pianto di un bimbo. Quel pianto delicato come un piccolo lamento in quel luogo di guerra ruppe il silenzio e nelle nostre orecchie fece più rumore di cento cannonate. Un mio compagno dopo un po’ si trascinò fuori dalla trincea, carponi sotto i reticolati, per raggiungere il luogo dal quale quel pianto proveniva. Dopo circa un’ora lo vedemmo tornare con una bambina in fasce, di pochi giorni. Ci disse che la madre morta la teneva ancora stretta nelle sue braccia. Non avevamo latte, provammo a farle inghiottire dell’acqua zuccherata. Durante la notte la bimba morì. Sulla tomba scrivemmo ‘Volevamo chiamarti Angelita’ ”. (…) Leggi il resto dell’articolo »