Un’altra vita mi darai…

29 02 2016

Antonio, ricordate? Finito poco più che diciottenne in un ospedale psichiatrico giudiziario grazie a un perverso gioco di rimandi fra giustizia e psichiatria. La sua assurda vicenda Gatto Randagio l’ha raccontata l’estate scorsa (http://www.remocontro.it/2015/08/23/gatto-randagio-vera-follia-rimbalzi-giustizia-psichiatria/ )… E come tutti quelli che hanno seguito la storia si era in attesa che il Tribunale di Sorveglianza si pronunciasse sul ricorso contro la condanna a quattro anni di Opg in misura di sicurezza detentiva.
Ebbene, la pronuncia c’è stata, all’inizio di febbraio, ma s’è aspettato un po’ a dirlo. Forse un po’ per scaramanzia, forse un po’ perché dopo tanto dannarsi e tanto lottare contro le maglie di meccanismi paradossali e crudeli, c’è bisogno di riservarsi del tempo, c’è bisogno di tenere dentro di sé la gioia, accarezzarla con tremore, difenderla dal frastuono del mondo…
Ma la notizia è che Antonio è finalmente fuori delle mura dell’Ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia, dove ha trascorso, chiuso in una cella, gli ultimi otto mesi.
E’ successo che (…) Leggi il resto dell’articolo »



pensando ad Antonio

24 12 2015

Un pensiero, in questi momenti di stralunato andare, ad Antonio, Antonio Mottola, e ai suoi giorni chiusi (di lui e della sua insensata vicenda si può leggere su forum che da sempre segue questa storia insensata http://www.news-forumsalutementale.it/la-storia-minima-di-…/).
Come non pensare, oggi, al suo tempo fermo, che non conosce domeniche e feste e anni nuovi… Perché dopo le denunce, lo stupore, le interpellanze, la visita, persino, della Commissione del senato per i diritti Umani, Antonio è ancora isolato in una stanza dell’Ospedale Psichiatrico di Reggio Emilia.
Quale avvento, quale speranza… Venti anni appena, un carico enorme di violenza subita fin da bambino, fra contenzione del corpo e della mente, e ora inchiodato dalla “presunzione di pericolosità sociale”, orrore lombrosiano che ancora ci portiamo dietro.
Riusciamo a immaginarlo, Antonio, questo Natale, per lui Leggi il resto dell’articolo »



Storia di Antonio…

24 08 2015

Mi sarebbe piaciuto parlare di sirene… me l’ero ripromesso, di farlo a ridosso della festa di mezz’agosto… ma non riesco a levarmi dalla testa neanche per un attimo, la storia di Antonio. Antonio Mottola, 19 anni appena. Strappato tre anni fa a una via crucis iniziata che era bambino, fra psicofarmaci, letti di contenzione, violenze delle istituzioni e delle psichiatrie che si fa fatica a raccontare, seguito e curato presso il Villaggio SOS di Vicenza, stava iniziando a sperimentare l’amicizia, il rispetto, il divertimento, la gioia, la libertà, la vita… Antonio, che con stupore anche di chi lo aveva preso in cura, riesce a viaggiare e andare a vacanza, insieme agli altri. Campeggio, montagna, mare… e chissà che non abbia visto anche lui, come Moha (Moha il saggio, Moha il folle…), sirene…
Tutto questo finito, stop. Un percorso di recupero spezzato quando compie 18 anni. Cosa succede? Succede che il suo psichiatra inizia a dirgli che per i maggiorenni non c’è posto nella comunità-famiglia. Ed è bastato l’accenno a quest’ipotesi a scatenare in lui il terrore(…) Leggi il resto dell’articolo »



Crimini di pace

16 03 2015

Riporto il testo del mio articolo, ieri, sul Garantista ( che per altro ha un interessante intervento- denuncia sul 41bis ), a proposito delle storia di un ragazzo di 19 anni, lo abbiamo chiamato Stefano, spedito la settimana scorsa in Ospedale psichiatrico giudiziario. Nuova tappa di un calvario iniziato quando era bambino… leggete..

“Quando ho aperto la cartella con la sua storia, non sono riuscita ad andare fino in fondo. Per lo strazio. Ma la via crucis di … chiamiamolo Stefano, 19 anni e 5 mesi, è tutta lì. In cartelle cliniche, relazioni, anamnesi … Oggi, la sua vita negata è tutta in una sentenza che lo ributta in un Ospedale Psichiatrico Giudiziario, dopo che un anno fa, in seguito a una reazione convulsa nata dalla paura, un’ordinanza di misura di sicurezza provvisoria del Tribunale di Vicenza in meno di un mese l’aveva già spedito a Castiglione delle Stiviere. Me ne parlò allora, per la prima volta, Peppe dell’Acqua, ‘storico’ direttore del  Dipartimento di Salute Mentale di Trieste, che in quell’OPG stava andando a cercare Stefano, temendo di trovarlo legato a un letto di contenzione. “Cosa che per lui, mi disse, non è altro che continuare a subire un tormento che conosce dalla prima adolescenza”.  Oggi, dunque, è stata emessa la sentenza: proscioglimento perché incapace di intendere e di volere e pericoloso socialmente. Quattro anni di misura di sicurezza in OPG. Storia di Stefano. Oggi che (…) Leggi il resto dell’articolo »