comunicare il carcere e le pene…

13 02 2017

ristIl 23 marzo a Bologna, il PRIMO FESTIVAL DELLA COMUNICAZIONE SUL CARCERE E SULLE PENE

si tratterà di carcere, misure di Comunità, messa alla prova, mediazione penale…
in esposizione giornali, siti, libri, blog, cortometraggi, documentari in esposizione
l’ appuntamento dunque:
BOLOGNA, 23 marzo 2017, ore 10 – 18
Biblioteca SalaBorsa del Comune, Piazza Nettuno, 3

Sono ormai molti anni che in tante carceri operano importanti realtà dell’informazione, che vedono lavorare insieme persone detenute e volontari esterni. Una redazione di un giornale non può essere un’attività ricreativa per detenuti autorizzata sotto stretto controllo, l’informazione dal carcere è un bene comune, una risorsa di civiltà utile soprattutto al territorio, che può così conoscere meglio qualcosa che gli appartiene. Un carcere dove volontari e detenuti fanno informazione ha molte più probabilità di diventare un carcere trasparente.
La redazione di un giornale o di una attività di informazione in carcere, proiettata verso la società dove si devono inserire-reinserire le persone detenute, è importante e preziosa quanto qualsiasi altro giornale del territorio, e per questo invitiamo gli Ordini dei giornalisti e la Federazione della Stampa a tutelare queste realtà così fragili, ma anche così importanti. … Leggi il resto dell’articolo »



quando la scuola entra in carcere…

10 10 2016

nell’ultimo numero di “Una città”, la lettera di Giovanni Zito, della redazione di Ristretti Orizzonti… leggete…
http://www.unacitta.it/newsite/articolo.asp?id=1211

Ristretti Orizzonti, ha cambiato la mia vita da ergastolano con il progetto scuola carcere. Sono felice di questo progetto che ha rivoluzionato il pensiero non solo dei detenuti, ma anche il modo di gestire la vita detentiva nel concreto. Gli studenti universitari che entrano per un confronto con i detenuti che raccontano il proprio errore o scelte di vita sbagliate.
E’ spettacolare, le domande degli studenti mi lasciano pensare, capire, riflettere e passo poi notti insonni per capire bene gli sguardi di queste giovani vite che un po’ sono attratti dalla curiosità di sapere come passiamo le nostre giornate, cosa ci ha portati qui dentro. Ci mettiamo al confronto perché crediamo nel nostro reinserimento, perché vogliamo cambiare il nostro destino ricominciando da zero, buttando via quel vecchio bagaglio culturale. Ci si racconta storie, si ascoltano storie… Si è parlato ad esempio di come la droga possa dilagare nella vita di un giovane, portandolo in un tunnel dal quale non si esce, mentre si pensa poi di smettere quando si vuole. Non è così, Leggi il resto dell’articolo »



l’eterna pena…

4 05 2015

Sì, Gatto Randagio è un RemoContro assoluto…   Ascoltate che ha scritto ieri… “Ond’io vivo ogni speranza è spenta, solo il tormento mi tiene compagnia, è una morte infausta, troppo lenta, il giorno è fatto solo d’agonia”, da “Il bene e il male”, di Giuseppe Zagari. Ergastolano. Ostativo.

Quando ho saputo del suo trasferimento dal carcere di Padova, sono andata a cercare la lettera che mi aveva scritto, qualche tempo dopo averlo incontrato, nel corso di un seminario tenuto due anni fa lì dentro. L’ho ancora fisso nella mente. Quel suo viso sofferente, come corroso da un grande, impronunciabile tormento. Poche parole, durante l’incontro. Ma poi mi arriva una lettera, con i versi che ho citato, e il racconto dei motivi di quel grande tormento che gli si leggeva in faccia. Che non vi svelerò, perché di così intimi percorsi, che ancora mi chiedo perché abbia voluto affidarmeli…

Il bene e il male, dunque. All’alba di un giorno di qualche settimana fa, gli è stato detto: prendi le tue cose che sei trasferito. Senza preavviso e senza far sapere la destinazione, come è uso normale. La sezione dell’Alta sicurezza di Padova viene smantellata e questo sarà il destino anche di altri. E i  detenuti che hanno passato anni della loro vita in regime di 41 bis e poi di Alta Sicurezza, ricorda Ristretti Orizzonti, “sanno bene che cosa sono i trasferimenti improvvisi che ti distruggono anche quel po’ di vita che ti eri costruito faticosamente in un carcere”. Ma a noi che importa?

Penso invece che ci debba importare… Perché siamo tutti complici… Perché, come cantava de André, anche se ci sentiamo assolti siamo per sempre coinvolti.(…) Leggi il resto dell’articolo »