“Decoro”…

29 05 2017

pontassieve 4Non sembra ne abbia parlato alcun telegiornale, nessuna pagina nazionale di giornale, e francamente è stato difficile anche trovarne traccia nelle pagine locali… solo radio Radicale vi ha dato spazio… e che volete che sia, schiacciati come siamo fra il terrore del terrore e l’improvviso bisogno di far pulizia, immolando al dio del ‘decoro’ la nostra decenza… che volete che sia la notizia di un pugno di rom buttati per strada…
E’ accaduto, lunedì scorso, a Pontassieve, piccolo comune arroccato sulla sponda destra dell’Arno, a un pugno di chilometri da Firenze. Il copione, sempre lo stesso… forze dell’ordine e la sostanziale brutalità di un atto che ha sgombrato una casa che ha ospitato bambini, madri, padri, famiglie, un invalido civile… A seguire l’operazione anche un assistente sociale del comune, che, come denunciano i rappresentanti dell’Associazione Nazione Rom, ‘Non siete residenti’, ha detto in risposta a chi ha tentato di opporsi…
Non residenti, brutti, sporchi e cattivi, e magari rubano… Leggi il resto dell’articolo »



Ladri di bambini…

5 09 2016

ladro di bamb A proposito della storia di Ram Lubhaya. E forse il nome neppure ci dice niente, che per tutti, è solo “l’indiano” che il giorno dopo ferragosto “ha tentato di rapire una bambina”, sulla spiaggia di Scoglitti, nel Ragusano. Ma sicuramente ricordate il gran baccano che se ne è fatto, le urla e gli strepiti e le accuse, soprattutto contro il magistrato che dopo il fermo e l’interrogatorio l’aveva rimesso in libertà. Tanto che il ministro della Giustizia si era trovato a dover chiedere accertamenti preliminari sulla vicenda. Ma la notizia, ora, è che più approfondite indagini e testimonianze dimostrano che Lubhaya non ha mai avuto alcuna intenzione di rapire la bimba. “Forse leggermente alterato da uno stato d’ubriachezza, l’avrebbe solo per qualche istante presa in braccio”, ma non avrebbe neanche tentato di allontanarsi.
E salta fuori persino che in zona qualcuno lo ricorda per aver una volta aiutato il bagnino a salvare un turista travolto dal mare grosso…
L’avevate saputo? Temo di no. Non me ne sarei accorta neanch’io, se non avessi letto all’inizio della settimana un articolo dal sito della Gazzetta del Sud che Giulia De Cataldo, giornalista di Radio uno, ha fatto girare in rete. Con un commento fra l’irato e il mesto: Leggi il resto dell’articolo »



dipingere la morte, dipingere la vita…

25 01 2016

ceija stoicaGiorno della memoria… torno, permettete, sullo sterminio degli altri, di quelli di cui raramente si parla. Il genocidio di sinti e rom, Porrajmos, “grande devastazione”, in lingua romanì.
C’è un libro nel quale inciampai tempo fa. Un libro che trasmette tremore fin dal titolo: “Forse sogno di vivere”. Ma è il sottotitolo che, così, semplice e didascalico, apre le porte sullo strazio della storia: una bambina rom a Bergen-Belsen. Un libro da avere fra le mani. E’ stato pubblicato una decina d’anni fa in Italia da Giuntina nella collana Schulim Vogelmann.
E’ rievocata, la bambina che è stata, da Ceija Stojka, che era nata del 1933 in un paesino della Stiria, che fu deportata a Bergen-Belsen con la madre quando aveva undici anni, e che cinquant’anni dopo racconta, ritrovando lo sguardo e le parole della bambina di allora. Le parole dello stupore di fronte a una quotidianità fatta di violenze, di fame, di tormento, di immagini di morte che si fa fatica a immaginare. Stupore rimasto intatto, più di mezzo secolo dopo, perché: “mi volto, dice, e sono ancora lì”. (…) Leggi il resto dell’articolo »



Lo sterminio dimenticato…

26 01 2015

Il gatto randagio di questa settimana… Cercando, fra gli appunti, ha ritrovato questi versi. “…Se fossi nata cinquant’anni prima / sarei la milionesima vittima: / anch’io sarei un mucchio di cenere / nella totale indifferenza, /  tranne qualche rara ricorrenza. //Sarei stata nel lager nazista / in attesa di essere gassata / come una bestia macellata. / O insieme ad altri portata, come una mandria,/ in una stanza a sentire l’aria portarmi via / insieme alla vita mia. // Tutto questo sarebbe successo / perché parlo in modo sconnesso, / cammino con grande fatica,/ e la mia testa è un po’ caotica / e spesso sembro sclerotica. //  Vorrei conoscere il mondo / ma questo mondo non mi piace / e non mi dà pace / tutto l’orrore del mondo”.

L’autrice si chiama Nicoletta, ora avrà finito l’Università, ma aveva quattordici anni quando ha composto queste parole. Per la prima volta, ad una conferenza, Nicoletta sentiva parlare dello sterminio dei disabili nella Germania nazista e (…) Leggi il resto dell’articolo »