Il tragico ottimismo di Vittorio da Rios

31 12 2019

Bellissimo il ricordo che ci regala Vittorio da Rios… insieme a una lezione di storia tutta da leggere: 

“Come sempre Francesca ci dona perle preziose di poesia,di storia, e di filosofia, che ci devono far riflettere tutti indistintamente quale sia la nostra storia, e da quali paradigmi abbiamo attinto per la nostra costruzione intellettuale ed umana. Questo suo bellissimo racconto che narra di un violino, di musicisti nell’orrore del genocidio nazifascista, mi ha fatto rammentare ricordi antichi ma sempre latenti e che se stimolati come in questo caso riaffiorano prepotentemente nella memoria. Di cosa si tratta? Mio padre da giovanissimo aveva preso lezioni di musica e era un virtuoso suonatore della chitarra… Strumento che amava in modo incondizionato. Suonava in una band durante il servizio militare: Chitarra, violino, violoncello, ecc. conservo alcune foto di quelli avvenimenti.Poi terminata la tragedia del secondo conflitto bellico suono in una specie di gazebo oggi si direbbe in un locale-osteria che oggi è tra i più prestigiosi e rinomati ristoranti e strutture di intrattenimento della zona. Non era musicista di professione,ma agricoltore o meglio nella più rispettosa quanto antropologica e alta accezione del termine “Contadino” Come non ricordare le serrate musicali a casa nostra stipaci nella cucina-salotto, nelle fredde serate d’inverno riscaldati dal caldo della cucina a legna tra pochi e modesti mobili ad ascoltare veri virtuosismi di mio padre alla chitarra e del suo “Compare” testimone di matrimonio che con pari maestria suonava il violino.Un concerto incredibile quanto originale.che durava ore tanto era vasto il repertorio che i due musicisti disponevano.Sono ben impresse nella memoria quelle serate,e conservo gelosamente la chitarra che di anni ne ha circa 100 se non più, mio padre l’aveva acquistata nei primissimi anni del 900.In fondo la musica era un modo per trascendere tutto l’orrore che quella generazioni di donne e uomini aveva visto e patito,le due guerre mondiali.In appendice a: “Se Questo è Un Uomo” alla domanda rivolta a Primo Levi come mai nel libro non si trovino espressioni di odio di rancore, ne desiderio di vendetta, li ha perdonati? Come mia indole personale risponde Levi, non sono facile all’odio. Lo ritengo un sentimento animalesco e rozzo, e preferisco che invece le mie azioni e i miei pensieri, nel limite del possibile, nascano dalla ragione; per questo motivo, non ho mai coltivato entro me stesso l’odio come desiderio primitivo di rivalsa, di sofferenza inflitta al mio nemico vero o presunto, di vendetta privata: l’odio è personale, è rivolto contro una persona, un nome, un viso,ora i nostri persecutori di allora non avevano ne viso ne nomi erano lontani invisibili, inaccessibili. Prudentemente il sistema nazista faceva si che i contatti fra gli schiavi e i signori fossero ridotti al minimo… Ritornando a visitare nel 1965 continua Primo Levi i campi, quello di Birkenau che da prigioniero non avevo mai visto, ho provato forte angoscia. Qui niente è cambiato c’era fango e c’e ancora fango, e polvere soffocante d’estate. Era con me una mia amica superstite di questo campo, Giuliana Tedeschi mi fece vedere che su ogni tavolaccio di m 1,80 per due dormivano fino a nove donne. Mi ha fatto notare che dalla finestra si vedono le rovine del crematorio; a quel tempo si vedeva la fiamma in cima alla ciminiera,Lei aveva chiesto alle anziane: “Che cosa è quel fuoco”? E le avevano risposto: “Siamo noi che bruciamo”.C’erano prigionieri che tentavano la fuga perché non sono avvenute ribellioni di massa? I prigionieri che tentarono la fuga da Auschwitz furono poche centinaia risponde tra l’altro Levi di cui la fuga riusci a poche decine.Capelli rasati,stato di debolezza dalla fame e maltrattamenti ,con scarpe in legno abiti ridotti a brandelli erano subito riconoscibili.I tentativi di fuga erano repressi ferocemente, Chi veniva ripreso era impiccato pubblicamente nella piazza dell’Appello,spesso dopo torture crudeli. Quando veniva scoperta una fuga gli amici dell’evaso venivano considerati “complici”,e fatti morire di fame nelle celle della prigione.L’intera baracca veniva fatta stare in piedi per ventiquattro ore, e talvolta venivano arrestati e deportati nel Lager i genitori del “colpevole”Ai militari che uccidevano un prigioniero nel corso di un tentativo di fuga,veniva concessa una licenza premio:Perciò accadeva che una SS sparasse ad un prigioniero che non aveva alcuna intenzione di sfuggire solo allo scopo di conseguire il premio.Non parlo generalmente dei Lager Russi poiché non ci sono stato per fortuna e non potrei che raccontare cose che ho letto da altri che ci sono stati.Accanto a evidente somiglianze fra i Lager Tedeschi e Russi la principale differenza consiste nelle finalità. I Lager tedeschi costituiscono qualcosa di unico nella pur sanguinosa storia della umanità: all’antico scopo di eliminare o terrificare gli avversari politici, affiancarono uno scopo moderno e mostruoso, quello di cancellare dal mondo interi popoli e culture. A partire press’a poco dal 1941 essi diventarono gigantesche macchine di morte: camere a gas forni crematori erano stati deliberatamente progettati per distruggere vite e corpi umani sulla scala di sei milioni L’orrendo primato spetta a Auschwitz con 24 000 morti in un solo giorno nell’agosto del 1944. E’ bene ricordare ciò che è stato, cosa si è costruito nel cuore dell’Europa, quella che a ragione si ritiene la culla della civiltà se non altro Occidentale. la terra di Kant, di Hegel di Goethe,di Giordano Bruno,di Vico, di Gaetano Filangieri di Beccaria, di Genovesi,di Leopardi,dei fratelli Spaventa,di Croce,di Gramsci ecc. Come è potuto accadere tutto ciò? Due guerre mondiali che assommate danno una cifra di circa 100 milioni di vittime, anche questo noi occidentali siamo stati! E oggi come siamo in fatto del rispetto dei diritti umani e della equità sociale? Il diritto come da decenni concepito e praticato rende concretamente giustizia? Nei nostri tribunali quella scritta che leggiamo con riverenza “teologica” LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI” nella pratica effettuale corrisponde al vero? Non sarebbe razionale e doveroso anteporre prima la scritta dell’articolo 3 della nostra Costituzione, dove tra l’altro si legge: E’ Compito della Repubblica rimuovere tutti gli ostacoli che impediscono lo sviluppo pieno…E le nostre carceri come attualmente si ritrovano? I dati parlano di oltre 50 suicidi, nel 2019 e questo la dice lunga sullo stato del diritto nel nostro paese. E gli ospiti chi sono? Oltre l’ottanta per cento sono quelli che io chiamo i “poveracci, e i figli dei poveracci”Un sistema carcerario di classe per usare una termine sociologico classico? La composizione sociale di chi si ritrova ristretto ampiamente lo conferma. E allora? Mandiamo in carcere le vittime di meccanismi che un grande Giurista di fama e prestigio internazionale Luigi Ferrajoli definisce “CRIMINI DI SISTEMA”? Non è giunto il momento che tutta l’impalcatura giuridica che compone l’attuale paradigma del diritto in tutte le sue estensioni e pratiche, alla luce di assiali cambiamenti in essere nella società tutta vada ripensato radicalmente? Costruire quindi una nuovo paradigma del diritto raccordandolo a una società i cui cambiamenti globali in tutte le attività umane avvengono con una velocità e radicalità impensabili solo alcuni anni fa.Termino citando una frase di un grande maestro:Padre Ernesto Balducci più volte da me ricordata: Il mio disse Ernesto Balducci è un ottimismo “tragico” poiché la realtà che ci circonda è sconfortante: Però tra il cumulo di foglie secche io vedo una gemma verde qua una gemma verde la allora dico non disperiamo c’è Primavera. Francesca Ornella, Eleonora,Davide,Giuliano, e molte altre donne e uomini impegnati quotidianamente per rendere un po più giusta questa società sono quelle gemme verdi. Auguriamoci che diventino un immensa prateria. Un caro saluto.” Vittorio da Rios


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