A proposito di ordine e disordine…

17 03 2020

A proposito di quanto avviene nelle carceri, a proposito di quel che sta accadendo intorno a noi, Vittorio da Rios… assolutamente da leggere:

“Ieri al telefono con un caro amico docente universitario di sociologia del diritto e grande esperto delle questioni economiche e con una vasta formazione filosofica. Tutto è “filosofia” quando è concreta operativa, gli ho posto questa domanda: “Te lo saresti immaginato che un virus che chiamiamo “corona” in poco tempo mettesse in evidenza la tragica fragilità del nostro sistema culturale-produttivo-consumistico-, le nostre quotidiane abitudini?”. La sua risposta articolata e razionale, ma è stata: “Certo che no! Ma i profeti, I veri grandi pensatori, i veri filosofi positivi ci avevano da tempo ammoniti: questo ORDINE CREA TRAGICO DISORDINE”.

Nel 1972 usci un testo ” I LIMITI DELLO SVILUPPO” del Club di Roma, un gruppo di ricercatori e scienziati non al soldo delle multinazionali dove con grafici e proiezioni si avvertiva quali conseguenze uno sviluppo infinito e geometricamente progressivo avrebbe causato nelle creature quanto sull’ambiente. Il testo è preceduto da una densa e profonda prefazione di Aurelio Peccei, figura di grande spessore intellettuale ed etico, antifascista, e manager di altissimo livello alla Fiat e Olivetti, e cofondatore del Club di Roma. Quello studio fu non solo ignorato ma deriso: ma come; ci venite a disturbare ora che stiamo procedendo a uno sviluppo della umanità che non trova pari nella storia dell’ominide? Venite a porci ipotetici limiti a questo sviluppo? Questa fu in sintesi la risposta dei potenti e manovratori della economia di allora. Non rilevando il tragico “disordine” causato dalla sistematica rapina di risorse nel continente africano sud americano ecc… E’ passato quasi mezzo secolo da quando usci quel lavoro, vi furono degli aggiornamenti successivi tutti hanno evidenziato un progressivo deterioramento su scala globale del “DISORDINE” prodotto “DALL’ORDINE” economico produttivo finanziario nato dalla rivoluzione industriale. E ora che fare? Poteva essere evitata questa pandemia? Quali conseguenze porterà all’ordine costituito? Le nostre vite saranno come prima? Tutto riprenderà dentro l’attuale paradigma produttivo- finanziario-consumistico-armiero? O il sistema subirà una radicale metamorfosi, vista la sua irreversibilità distruttiva? Ma cosa realmente sappiamo di cosa è accaduto in questi ultimi decenni? Manipolazioni genetiche, intelligenza e cellule artificiali, armamenti e guerre, uso della chimica a fini produttivi e bellici, fino alla creazione delle testate nucleari di ultima generazione con capacità distruttive milioni di volte superiori a quelle sganciate nelle città giapponesi nell’ultimo conflitto mondiale. Questo tragico “disordine” ha determinato solo in questo inizio di secolo milioni di morti da guerre e relativi massacri, affamamento, di centinaia di milioni di creature umane infanzia compresa. Diversi miliardi di umanità costretti a vivere con due dollari al giorno, un numero impressionante di donne, uomini, bambine e bambini, vecchi, che vivono in sterminate baraccopoli privi dei più elementari servizi igienico-sanitari, nelle molte periferie del mondo, dove dentro questa “orrenda” e inumana “gabbia” si consumano non “vite”. E il sistema carcerario parlando di quello nostrano che abbiamo visto ha prodotto 13 vittime di cui ben poco si sa all’oggi sia sulla reale causa dei decessi quanto sulla nazionalità delle vittime, che metamorfosi subirà? Prevalerà l’uso della ragione più evoluta che evidenzia la totale inutilità del “sistema carcerario” quanto del paradigma giuridico-giudiziario attuale, costruzione e prodotto dell’Ordine causa di tanto disordine? Oppure si procederà come sempre fatto in contesti emergenziali a forme sempre più repressive nei confronti di chi si ritrova ristretto? Questa Pandemia non mette drammaticamente in luce i limiti strutturali quanto culturali complessivi del monologo occidentale, questa isola tra le tante isole culturali che ha avuto la presunzione di considerarsi esclusiva ed egemonizzate? Io ritengo che o compiamo un “balzo” evolutivo oltre tutto ciò che finora ci ha forgiati altrimenti non c’è rimedio alla catastrofe definitiva, dobbiamo tutti prenderne atto. Vi è un dato molto positivo e su questo dobbiamo lavorare, che il “sistema” è in grado di produrre molta “ricchezza” ma va organizzata la sua equa “distribuzione”. L’economia è una brutta “bestia” come qualcuno l’ha definita. Per gestirla nell’era globale e virtuale dove la massa di danaro creata dalle banche centrali con finalità speculative non ha più alcun rapporto con l’economia reale, occorre una nuova “intellighenzia” una diversa “classe” di economisti e imprenditori-manager a tutti i livelli operativi e organizzativi della società. Questo “sistema” uccide da tempo denuncia Alex Zanotelli, va radicalmente modificato, e se il sistema “uccide” se creare “crimini di sistema” lo stesso concetto di reato come finora concepito va radicalmente ripensato, noi dobbiamo togliere dal nostro paradigma la violenza che sta dentro di ognuno di noi. Venti ore prima del suo assassinio, durante la quotidiana riunione di preghiera, Gandhi aveva detto: “Prendete nota di questo: se qualcuno dovesse porre fine alla mia vita trapassandomi con una pallottola e io la ricevessi senza un gemito ed esalassi l’ultimo respiro invocando il nome di Dio, allora giustificherei la mia pretesa”. Quale pretesa? “Se tu fai questo, io ti uccido”, ha proclamato da sempre la cultura di guerra che ha fatto la grandezza dell’Occidente. “Se tu fai questo son io che muoio”, insegnarono gli antichi saggi dell’Oriente da cui Gandhi ha derivato la sua “verità”. Farsi carico della violenza del nemico soffrendone, se necessario fino alla morte, non è più un principio riservato ai mistici, è il principio su cui costruire l’unica civiltà autenticamente umana. Noi, disse e scrisse il maestro Gerardo Marotta fondatore e presidente a vita dell’Istituto Italiano per li Studi Filosofici di Napoli, proponiamo di interrogare l’Umanesimo e domandiamo ai responsabili del governo civile di ogni nazione, e specialmente a quanti nell’Umanesimo riconoscono le proprie radici, di incentivare o di istituire la ricerca umanistica dovunque e in ogni modo possibile, a cominciare dalla scuola. Ma subito prima che venga smarrito del tutto il senso universale della persona umana e prima che si dissolva la percezione dello spirito e delle sue esigenze. Questo assioma fondativo dell’uomo nuovo “inedito” concorra a maturare nuove coscienze in materia del diritto. Un diritto che come ci ricorda Stefano Rodotà con le sue opere sia “IL DIRITTO DI AVERE DIRITTI”. Grazie cara Francesca per questo tuo scritto che chiunque abbia “dentro” la “ragione del diritto” non può che fare proprio Un caro saluto”. Vittorio da Rios


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