ma l’emergenza sanitaria non può giustificare tutto

27 04 2020

Vi propongo un gioco. Mettete in fila dentro una serie di caselle, l’una dietro l’altra, un po’ di notiziole che arrivano qua e là dalla penisola… L’anziana donna multata perché seduta su una panchina, stanca per la fila del supermercato… l’irruzione dei carabinieri in una chiesa dove si stava celebrando messa (13 persone, ha chiarito protestando il parroco, in uno spazio di 300 metri quadrati), l’inseguimento di un uomo che passeggiava, solissimo, su una spiaggia deserta, due genitori le cui capacità genitoriali vengono messe in dubbio se il figlio minorenne è uscito di casa…
E poi. L’obbligo, in non so quale comune, di fare una spesa di almeno 50 euro per giustificarne la necessità. E la variante, non importa dove, dell’obbligo di spesa di almeno otto prodotti, sempre per giustificare la necessità di quell’uscita fino al negozio. Il comune, ancora, dove il buono spesa puoi averlo solo se sei residente (gli irregolari possono morire di fame)…
Mettete come sottofondo il cupo rumore delle pale degli elicotteri che, mi ha detto un’amica sarda, “qui sembra di essere tornati al tempo dei sequestri”… e, come fondale, pattuglie ai posti di blocco, con le armi spianate…
Insomma, una sorta di gioco dell’oca “truccato”, dove in qualsiasi casella si caschi si è respinti indietro. E mentre l’oggi si consuma nell’attesa che passi la pandemia, che tutto questo vorrebbe giustificare, arrivano confuse, ansiogene e discutibili notizie sull’immediato futuro che ci aspetta.
Che titolo dareste a questo gioco?
Pensando al clima di timore, quando non di paura, alle ansie che tutto questo sta creando, a me verrebbe da dire: “Prove di stato di polizia”.
Solo un gioco?
Diciamo la verità, c’è qualcosa che non va in questo clima, e in tante disposizioni che confondono e impauriscono, e vien da chiedersi dove sia finito il buon senso, e viene voglia a momenti di dire basta, di disobbedire… Personalmente non credo molto nella disobbedienza individuale, non almeno in situazioni come questa che ci troviamo a vivere, ma in movimenti collettivi che smuovano dall’intorpidimento le coscienze sì. Credo, soprattutto, nella parola e nell’azione e nell’aiuto di chi, per competenze e ruoli, è titolato a fare…
Per questo mi sono messa in ascolto con molta attenzione, martedì scorso, del dibattito on line sui diritti costituzionali di cui mi aveva parlato, quando era solo un abbozzo di idea, appena la settimana scorsa, Monica Murru, avvocato, direttore della Scuola forense di Nuoro. “L’animo delle persone già scosso dalle preoccupazioni di carattere economico è esacerbato da divieti illogici, e da atteggiamenti intimidatori, bisogna iniziare a fare qualcosa…”. Come non essere d’accordo. E si è mossa, Monica, con tanti suoi colleghi dell’Avvocatura sarda, scesi in campo a fare la loro parte “a supporto dei tanti cittadini confusi e impauriti”. Per aiutare a chiarire, capire, trovare strade…
Iniziando dalle parole, che bisogna sempre maneggiare con accortezza…
Pensate a come ci rimbomba da settimane nella testa il ritornello che quella al coronavirus “è una guerra”, con tutto il terrore e l’orrore che questa parola evoca (siamo un paese di vecchi abbastanza vecchi perché non siano pochi quelli che ancora la ricordano, la guerra).
Ma questa situazione non può essere paragonata allo stato di guerra. Tanto per cominciare per un motivo semplicissimo ed evidentissimo: “In uno stato di guerra non c’è l’anarchia e il caos normativo a cui assistiamo in questi giorni”. Chiaro, lapidario, Francesco Caput, (quasi cinquant’anni al servizio dell’avvocatura dello Stato), intervenuto al primo incontro programmato dall’Unione delle Curie Sarde (dove di molte altre cose si è parlato, compreso quel che accade, o non accade, nei tribunali, e che vi consiglio di ascoltare: https://www.facebook.com/UnioneCurieSarde/videos/251830725943403/).
Il caos normativo, appunto, che non è privo di “criticità costituzionale”, se vogliamo usare un termine da giuristi… Decreti legge, decreti del presidente del consiglio, decreti legge che delegano autorità amministrative ad emettere decreti attuativi, ordinanze delle regioni, ordinanze dei sindaci… il risultato è il caos nel quale ogni giorno proviamo a districarci, a seconda della regione, del comune nel quale risiediamo, dell’interpretazione che a seconda del giorno l’ora, il tempo, l’umore, l’arbitrio… viene data alle disposizioni…
E come difendersi da atti che sono sostanzialmente insindacabili, anche perché le ordinanze si susseguono, mutano… non ci sono i tempi per opporvisi, e si torna indietro, paralizzati e penalizzati, nella casella da cui siamo partiti, nel nostro mestissimo e piuttosto angosciante gioco dell’oca…
Ma non è un gioco, e credo che dobbiamo iniziare a stare bene attenti, ché l’emergenza sanitaria non può giustificare tutto.
Ben venga questa iniziativa che arriva dalla Sardegna. Fra l’altro è stata proposta la nascita di un osservatorio permanente della giustizia, per monitorare norme e mettersi a disposizione delle persone, “rispondendo all’alto dovere di solidarietà sociale che la costituzione prevede” (art.2: La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale).
Ma non vorrei essere fraintesa. Certo che il diritto alla salute è fondamentale (e chi non vorrebbe stare alla larga da questo dannato virus), ma la sua tutela, come ha ricordato Caput, non può avvenire a spese di altri diritti altrettanto fondamentali. La liberà personale, la libera circolazione, ad esempio… insomma bisogna pretendere che vengano trovati bilanciamenti.
Perché in pericolo, più della nostra salute, è il senso della nostra vita. La salute, ricordava un ascoltatore l’altra mattina, intervenendo a Prima pagina, su radio3, è uno stato di benessere globale. Di cui fa parte anche la qualità e il senso tutto della nostra esistenza, senso che a volte, e non solo oggi, sembriamo aver smarrito. Proviamo a riscoprirlo e, intanto, iniziamo a farci spaventare un po’ meno. Anche perché è sulla paura che si fondano gli stati autoritari… che non è certo quello a cui pensiamo, quando parliamo della società nuova che vogliamo, soprattutto tutti noi che appena ieri, ancora una volta, ci siamo uniti al coro di queste note… https://www.youtube.com/watch?v=sjYweqL3lZc


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