A Papillon, fratello d’amarezza e libertà

31 08 2020

“Ah, libertà, libertà! Persino un vago accenno, persino una debole speranza che essa sia possibile dà le ali all’anima, non è vero?”, da ‘L’uomo nell’astuccio’, Cechov. Leggendo, di sogni e di prigionie… leggendo dell’ultima fuga di Papillon, l’orso che agita i sonni di chi, lì fra i monti del Trentino, lo vuole in gabbia. O morto…
Vorrei raccontarla come una favola di fine agosto, un canto al desiderio di libertà che, anche quando condizionata, l’estate sempre sprigiona. Sarà quel sentore di vapore caldo che lievita verso il cielo… quel sapore di vita che libera delle vesti… quella fame d’anima che diventa urgente, e l’estate suggerisce possibile, acquietare… Così, annusandola nell’aria, immagino sia nata la speranza che ha dato ali all’anima dell’orso M49 (sì, gli orsi hanno sigle, come marchio di detenuto), che un giorno d’estate, lo scorso anno, per la prima volta era fuggito dalla prigione che gli uomini gli avevano costruito intorno. Ricatturato, era di nuovo scappato. Impresa mirabolante se, dicono le cronache, “è fuggito riuscendo a scavalcare una barriera alta 4 metri e tre recinti elettrificati”. E ben s’è conquistato il nome del più celebre dei detenuti in fuga, Papillon appunto… Imprendibile per mesi, era riapparso la primavera scorsa, a riconfermare il suo essere lunare (così dicono in Siberia), se come detta la luna l’orso scompare in inverno e riappare in primavera. Riappare in aprile, e gli uomini cui nulla importa della poesia della luna di nuovo lo catturano, viene imbottito di tranquillanti, castrato… e lui sul finire di luglio ancora fugge…
Potenza delle ali dell’anima…
Capirete bene che Gatto Randagio ha avuto un grande desiderio di incontrarlo, Papillon, e lunedì scorso si è messo in cammino. I gatti, sapete, conoscono le vie… il Randagio l’ha subito trovato (non vi dico dove) e dall’incontro è tornato entusiasta e tutto pieno d’emozione, ché ha riconosciuto, mi ha detto, in lui, intatto, il segno della classe guerriera che negli orsi vedevano i Celti. Un guerriero ancora indomito, anche se in quel suo sguardo inquieto di fuggitivo ha letto un grande tormento…
I gatti, si sa, sono dei gran ruffiani… e il Randagio è riuscito in due battute a conquistare la fiducia di Papillon che alla fine gli ha confidato il perché di tanta angoscia.
“Una cosa terribile, me l’ha sibilata il vento… sostiene che alcune genti considerano noi orsi antenati della specie umana (per quali vie non l’ha saputo o voluto spiegare). Pensa un po’… come aver partorito il proprio carnefice… sentirsi antenato di una specie dalla quale non si può che fuggire”.
Maldicenze… ha provato a consolarlo il Gatto. Fatto sta che la loro conversazione è andata avanti con le tristi considerazioni sull’uomo che potete immaginare…
E sarebbe tornato con l’animo carico d’angoscia anche lui, il Gatto, se dopo quel mesto ragionare sull’egoismo e la cattiveria degli umani, gli occhi di Papillon non si fossero a un tratto illuminati, come per il guizzo di un pensiero divertito. Gli era venuta in mente la vicenda della fuga, una decina d’anni prima, di Yvonne…
“Yvonne… ricordi? la mucca bavarese saltata giù dal camion che la stava portando al macello…”
“Era anche allora un mese d’agosto (ah! il sapore dell’estate…), e nonostante tutti le dessero la caccia lei riuscì ad andarsene per settimane a spasso per la foresta di Muehldorf, alla faccia di chi la voleva morta! L’avevano definita addirittura ‘pericolo pubblico’. Povera Yvonne… con quel suo sguardo mansueto… Ne parlarono tutti i giornali, quasi quanto stanno parlando oggi di me…”.
E si sono intrattenuti un bel po’ a discuterne, Papillon e il Randagio, scadendo, a dire la verità, anche nel pettegolezzo (i maschi a questo proposito non crediate siano meno perfidi delle femmine).
“Sembra che per catturarla le abbiano provate tutte. Le hanno fatto sentire la voce del figlio, le hanno fatto vedere le sorelle… Persino hanno provato a far scendere in campo un toro da monta perché la conquistasse”, ha ridacchiato Papillon.
“Ma io l’avevo capito subito – ha detto il Gatto con la presunzione di sempre- che quel maschio non era poi tanto aitante… le mucche hanno lo sguardo lungo… Yvonne… ricordo benissimo la sua foto sui giornali… a guardarla negli occhi sembrava proprio dicesse: – sono una stanca ma saggia signora… non sarà un bullo qualsiasi a rimettermi in prigione… se insiste, una risata lo seppellirà! – ah, queste femmine!”
E ne hanno riso tanto, Randagio e Papillon, anche perché così è stato.
“Alla fine, Yvonne – ha ricordato Papillon- è ricomparsa, per sua scelta e non certo per le ridicole trappole che solo l’imbecillità umana poteva escogitare, ed è stata ospitata da un animalista che le ha risparmiato il macello. Così almeno ho letto, e voglio crederci”.
“E tu, ora?”, gli ha chiesto il Gatto…
“Io, intanto, mi godo questo nuovo nome, Papillon… ha il sapore della libertà. Così non penso più a quell’orrenda sigla che mi hanno affibbiato… M49… suono orrendo, sa di timbro postale, di marchio a fuoco sulla pelle, di carne da macello… Pa-pil-lon, sì, mi piace!”
E nel pronunciare quel nome le ali della sua anima, mi ha raccontato il Gatto, si sono per un attimo illuminate dei colori delle ali della più variopinta delle farfalle…
“Sì, ma adesso che farai? Continuerai a nasconderti?”, ancora il Randagio
“Beh, un piano in testa ce l’ho…”, gli ha risposto Papillon. Gliel’ha sussurrato all’orecchio, il Gatto me lo ha confidato, e io a bassa voce lo dico a voi, che so manterrete il segreto…
Papillon ha deciso di incamminarsi lungo i sentieri dei lupi…
I lupi, irriducibili a servitù, e per questo per gli uomini simbolo di “cattiveria”.
Deve aver letto (Papillon come anche Yvonne, sospetta il Randagio) i racconti di Rafael Sanchez Ferlosio, ed è stato anche lui permeato dal pensiero che vi ha trovato, “pensiero indomito e selvatico che trova nel lupo un fratello d’amarezza e libertà”.
E con un pensiero ai tanti fratelli “d’amarezza e libertà”… buon fine d’agosto e inizio di settembre a tutti, ma soprattutto a Papillon, che sia mai più M49. Che il suo vagare libero possa durare ancora, durare ancora, durare ancora…


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