Elogio dell’ignoranza e la poesia della vita. Cinquant’anni di Letteratura Resistente

16 08 2020

Nel De profundis c’è un passaggio molto bello, molto tenero a proposito di Cristo, che Oscar Wilde descrive come precursore del movimento romantico della vita… Ecco: “Come tutte le nature poetiche egli amava le persone ignoranti. Sapeva che nell’anima di chi è incolto c’è sempre spazio per una grande idea. Ma non riusciva a sopportare gli stupidi, specialmente coloro che sono resi tali dall’educazione, gente piena di opinioni che non è in grado di capirne nessuna, un tipo specificamente moderno, che Cristo in breve descrive come colui che ha la chiave della conoscenza ma non la sa usare e non permette ad altri di usarla, anche se è stata fatta per aprire la porta del Cielo…”

Insomma, la poesia della vita, contro l’ottusa rispettabilità dei sepolcri imbiancati. E come non pensare (si monterà ora molto la testa?!?) a Marcello Baraghini, lo storico fondatore di Stampa Alternativa che diciannove anni fa pensò bene d’inventarsi il primo (l’unico?) festival dedicato a persone non esattamente alfabetizzate…
Ne parlo oggi, a cinquant’anni esatti dalla nascita di Stampa Alternativa, e alla vigilia della XIX^ edizione del festival di Letteratura Resistente, che animerà da martedì prossimo le strade di quell’incantevole borgo scavato nel tufo che è Pitigliano… ché la prima edizione, in quel del 2001, Baraghini, che lì ha il suo quartier generale, la dedicò, con le sue Strade Bianche, agli scrittori analfabeti: una contadina, un tombarolo, un cocciaio e un carbonaio. Fedelissimo, come sempre, a quell’altro mondo “fuori dai protocolli di gran galà e cerimonie, dai salotti letterari, dai vernissage in doppio petto. Di qualità culturale sorprendente. Solo appena meno frivolo, meno vacuo di una larga fetta di produzione letteraria da inghiottire così, sotto l’ombrellone…”. Dedicato dunque al mondo degli umili a cui dare voce, pubblicando quelli che sarebbero magari rimasti quaderni dimenticati in fondo a un cassetto, o racconti di memorie persi nel vento… “perché senza la mediazione della scrittura l’oralità andrebbe perduta”.
E, sapete?, è stata proprio una contadina, Luciana Bellini, che a quella prima rassegna partecipò con un libro di interviste a donne militanti per la riforma agraria (“La terra delle donne”), a definire Marcello ‘editore all’incontrario’. “Una genialata!”, ancora si entusiasma il nostro editore, e quell’anno, dopo che Venerdì di Repubblica dedicò la copertina a Luciana, cinquecento persone invasero le strade di Pitigliano…
Una genialata che calza ancora benissimo se ancora “noi siamo l’anti-funzione, l’anti-fiction. E intendiamo far nascere fiori editoriali, anzi prati, foreste, nutriti da regole, anzi NON REGOLE, tutte dalla parte dei lettori, della loro testa, del loro cuore, oltre che dalla loro pancia. Soprattutto dalla loro volontà di antagonismo e di lotta sociale”.
Sarò sicuramente di parte, ma devo a Marcello Baraghini l’essere stato il primo ad aver accolto i testi che gli ho sottoposto dei miei-scrittori carcerati, nelle cui pagine scorre quel “sangue letterario” di cui lui è sempre assetato…
E “genialate” sono state il marchio di tutta la sua storia di editore all’incontrario. All’incontriarissimo… Non so chi se lo ricorda, ma fu Marcello a scoprire quel meraviglioso libro che fu ‘L’arte della gioia’. Goliarda Sapienza… “era disperata- racconta- perché aveva ricevuto solo dinieghi. Suo marito me la portò qui a casa con mille cartelle in mano, il romanzo… e dopo averle lette tutte in tre giorni di tempo, le comunicai che avrei orgogliosamente pubblicato”. E così fu. Non so per quali vicende poi il libro passò a Einaudi, ma io ho qui nella mia libreria, ben nascosta, una preziosissima prima edizione che Marcello mi prestò, raccomandandosi di non perderla, “che è l’unica che mi è rimasta”. E mai gli restituirò, sperando se ne sia dimenticato.
Meraviglioso editore all’incontrario… e come meglio definire l’ideatore della collana dei Millelire, quei libricini che hanno spezzato la logica del prezzo di mercato. Un titolo per tutti, La Lettera sulla Felicità, di Epicuro, che ha venduto due milioni di copie, e ancora si vende. Di rivoluzionario aveva anche il fatto di non aver rinunciato alla qualità, sia della grafica che dei contenuti. A cominciare dal titolo. Un titolo, mi ha insegnato Marcello, deve saper toccare qualcosa nel fondo della nostra anima. E con Lettera sulla felicità, quella felicità che nessuno di noi, consapevole o no, rinuncia nel fondo più fondo dell’anima ad inseguire, ecco che ce l’ha fatta arrivare in volo… missiva da un tempo lontano…
E vi confido che in tempi non sospetti, cioè prima di conoscerne l’editore in carne e ossa, ne ho comprate cento copie, di quella lettera e di quella felicità, per farne bomboniere per il mio matrimonio, il secondo… come dire che la felicità non si finisce mai d’aspettarla…
Editore all’incontrarissimo, Marcello Baraghini, se nel solco scavato dalle Millelire, è arrivato a proporre di allargare l’esperienza del libro senza copyright. Per provare a diffondere cultura al minor prezzo possibile fino, pensate un po’, ad azzerarlo… Utopia? Forse sì, ma ben venga se credo che senza avere nel proprio orizzonte un’utopia ben poco si vada avanti. Questa avrebbe valore esponenziale, che va ben oltre il piano di un editore. Significherebbe aprire crepe nel meccanismo di questa asfissiante società-mercato, che ci fa tutti prigionieri di una qualche proprietà, liberando intanto i nostri scambi culturali…
Insomma, Marcello Bargaghini si ripropone come un liberatore da prigioni, forse anche per questo ha tanta attenzione anche per il mondo carcerario… E per questo ad aprire martedì la XIX^ edizione del Festival di Letteratura resistente sarà “La mia Iliade” di Mario Trudu, l’eterno ergastolano che solo la morte ha liberato dall’inferno della nostra ferocia… (ne abbiamo parlato https://www.remocontro.it/2020/06/28/liliade-di-mario-trudu-fra-eroi-e-battaglie-una-vita-che-non-conosce-resa/). E con il pensiero a Mario Trudu… geni, pazzi, fumettisti, scrittori, illustratrici, analfabeti, piccoli e piccolissimi, animeranno i “Granai della cultura” di Pitigliano dal 18 al 30 del mese.
Sì, avete letto bene, anche bambini, anche piccolissimi, di quelli che non sanno ancora leggere né scrivere… per riprendere Oscar Wilde, di quelli non ancora resi stupidi dall’educazione, nella cui anima c’è ancora spazio per una grande idea. E il cerchio si chiude.


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