a proposito di Caino e del suo dio crudele…

23 09 2020

Cain Fleeing Abel
William Blake, 1826

da Vittorio da Rios, che come sempre ringrazio, una interessante analisi della narrazioni intorno a Caino…. :

“Un tema decisivo nella storia non solo delle tradizioni Religiose. Ma del processo evolutivo culturale e filosofico di noi tutti. Cita Saramago, e penso al suo tra i maggiori capolavori della maturità: CAINO. Ma chiediamoci quale figura realmente nella narrazione e tradizione tramandatoci emerge in Caino, il colpevole assoluto? Una marchio di assassino del fratello, il prototipo e antesignano di tutti i caini della storia? Ma non è forse da una errata interpretazione di questa narrazione che nascono molte tragedie che hanno condizionato la storia dell’ominide, e lo stesso legno storto dell’Umanità? Giovanni Franzoni che ha dedicato studi,molti libri, ricerche, conferenze, e vita vissuta sulla propria pelle, a testimoniare il Cristo storico, dalla parte della umanità sofferente, dentro il “gemito dei viventi” balducciano, ci ha offerto una lettura assai diversa di Caino da come la letteratura tradizionale narra e ci ha abituati a pensare sia quella giusta e indiscutibile. Caino era un agricoltore pacifico un coltivatore oggi diremmo, che a differenza del fratello Abele non sapeva uccidere e sopprimere gli animali. Teniamo presente che il concetto del “morire come dell’uccidere” come noi oggi conosciamo e ne abbiamo totale discernimento è acquisizione di qualche migliaia di anni fa. Caino si ritrova con il suo raccolto distrutto da eventi atmosferici: siccità grandine ecc. e ritenendo questo una grande ingiustizia fatta dal creatore nei suoi confronti a una reazione dolorosa e irrazionale e come sfogo colpisce il fratello come Abele colpiva e uccideva: capretti agnelli ecc. Quando Caino vide Abele cadere, e uscire da dove lo aveva colpito il sangue, si inginocchia nell’attesa che il sangue rientrasse da dove era uscito e che Abele si rialzasse. Solo allora comprese la tragedia compiuta l’aver ucciso il fratello nella totale inconsapevolezza. Francesca poi pone un altro grande tema: quello del Dio vendicativo, assolutista, che pretende vendetta e castigo eterno per le sue creature che “disubbidiscono” alle sue leggi. Che sono leggi inumane da sopportare, quanto ingiuste e irrazionali, alla luce di una maturata consapevolezza della nostra condizione umana. E anche in questo la costruzione del peccato originale e del peccare in generale quindi della dannazione eterna se non praticato il pentimento e l’assoluzione sacerdotale; Franzoni ne da una lettura che ribalta radicalmente il paradigma della colpa. Adamo ed Eva nella narrazione nostri progenitori non commettono nessun peccato o disobbedienza. Ma semplicemente hanno voluto “Conoscere” la vita per quello che è nella sua essenza costitutiva, quanto quotidianità “il nascere, il soffrire, il dover morire, il lavoro, l’amore, le gioie “poche” ecc. ecc.
Non voglio ora addentrarmi nella foresta delle teologie dogmatiche e non. Abbiamo disboscato foreste per costruirvi molte biblioteche inutili come ci ha ammoniti  Ernesto Balducci. Alludendo a molto chiacchiericcio inutile di molta teologia tradizionale. Ora veniamo a quello che Balducci chiama il Pantocratico dominatore assoluto: il Dio Verticale costruttore degli eserciti causa e fonte di stermini e massacri croce in mano. La nascita del moderno assassino di massa, dentro ritualità legislative che ne danno impunità totale e per ragioni di “stato e di religione quanto di potere” a genocidi spaventosi Dell’altro che come ci ricorda Balducci è te stesso. Questi crimini “Istituzionali” che sono le guerre, e la produzione di strumenti sempre più tecnologici e letali per sopprimere Assassinare sterminare un numero spaventoso di creature umane fino all’oggi, dentro una logica del Diritto che ne da tragica giustificazione, quanto impunita ai carnefici.
E dentro questo quadro si sono formati i sistemi di controllo e punizione delle varie deviazioni rispetto al diritto esercitato dal potere economico-religioso, alla creazione di criminali sperequazioni sociali si chiede conto e quindi giustizia a coloro che nel sistema attuale Finanziario-speculativo-armiero-sono le vittime dei moderni CRIMINI DI SISTEMA.
Io insisto su questo. Viviamo dentro un mondo di tale violenza mai prima sperimentato nella millenaria storia della umanità. I recenti omicidi ne sono tragica quanto emblematica Dimostrazione. La violenza è dentro di noi è nel nostro DNA, l’uccidere non lo abbiamo cancellato, rimane drammaticamente presente e in momenti imprecisati e improvvisi agisce e uccide. Questo a livello individuale. Poi vi è l’assassinio di massa. E questo è garantito da impunità istituzionale e legislativa. Non solo, ma rappresenta importante voce nei bilanci degli stati compreso il nostro. Mi riferisco alla produzione di armi che vanno ad alimentare guerre, e massacri di creature innocenti in molti continenti. Armi che servono per mantenere sistemi repressivi, anti democratici di rapina al servizio delle multinazionali occidentali, in Africa, America Latina, Asia ecc. Ora io ho solo accennato e velocemente al problema, ma la Vicenda di Mario Trudu, e di molti altri, morti sepolti tra cemento e sbarre metalliche per il semplice motivo della mancanza dello Stato di diritto a proteggerli: Scuola. formazione, Cultura, lavoro, istituzioni, ecc. si sono ritrovati a varcare poco più che giovinetti la soglia del carcere e spesso del carcere duro come il 41 bis e l’ergastolo ostativo. Ma Mario e molti altri… penso a Carmelo, a Claudio… hanno poi compiuto un processo formativo culturale, filosofico Scientifico e del diritto di grande valore, che prima il “non Stato di diritto” non ha saputo garantirgli.
E mi chiedo con quale diritto si mantiene in carcere creature che sono radicalmente diverse per ovvie ragioni anagrafiche, ma soprattutto per straordinari processi formativi ed evolutivi delle loro reciproche personalità? E con quale eticità e paradigma del diritto si mantiene in carcere creature che sono a maggioranza assoluta vittime dei CRIMINI DI SISTEMA quando la stessa organizzazione economica-finanziaria-produttiva dell’attuale sistema ne rafforza e perpetua le devastazioni su creature e ambiente? Questi io credo siano i grandi temi che oggi ha difronte l’umanità tutta. E non posso esimermi dal citare un passaggio fondamentale nell’opera di Ernesto Balducci “L’ALTRO”. C’è silenzio e silenzio. C’è un silenzio che è pura assenza dello spirito , suo inerte Appiattimento sui ritmi biopsichici che stanno prima della soglia della coscienza. E c’è un Silenzio che è piena apertura totale all’essere, oltre la soglia del molteplice. L’alterità, è Il veicolo della nostra dilatazione, perché comprendendo l’altro che è in me ed è fuori di me, io dilato me stesso, rimanendo altro dall’altro che ho compreso. L’altro che è in noi è quindi
l’uomo del futuro. L’uomo inedito, l’uomo possibile che ancora non c’è ma che sarà e di cui già oggi sembrano spuntare qua e là i germogli. Spetta a tutti noi, e alle nuove generazioni questo arduo ma possibile indispensabile compito; la costruzione dell’uomo nuovo. INEDITO.
Un grazie a Francesca di cuore. Un caro saluto.”Vittorio da Rios


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