Ho sceso, dandoti il braccio, un milione di scale…

6 10 2020

Certo, a ridosso della festa del nonno, quante belle parole abbiamo già visto profuse a piene mani a proposito delle persone più anziane: sostegno e welfare delle nostre famiglie… scrigno della memoria… Questi nostri vecchi che pure spesso affidiamo ai gesti estranei delle case di riposo, fingendo di non sapere di consegnarli a una sorta di pre-morte, come arrugginiti arnesi che non servono più (e dove hanno pure avuto modo di dare il più alto tributo di vite al demonio virale dei nostri tempi…).
Ma, d’accordo con il Randagio, abbiamo pensato di regalare un pensiero, anzi due, a un aspetto della vita che noi sembriamo non voler più riconoscere loro: l’amore. L’amore di coppia, intendo, che sempre scalda l’anima, e non è, come a volte con distrazione un po’ arrogante si pensa, prerogativa della giovinezza…

Il primo pensiero, dunque, affidato ai versi di Montale. Ascoltate…
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

“Ho sceso dandoti il braccio”… Il Randagio, che questa poesia conosce a memoria, me l’ha ancora una volta sussurrata all’orecchio l’altro ieri, mentre, seduti al tavolino del nostro bar, abbiamo visto passare un vecchio… Vecchissimo ci è sembrato, arrancava solo, sui suoi faticati passi… puntava lo sguardo in avanti, lontano, come senza convinzione, e a tratti voltava la testa alla sua destra, sopra la spalla appena più inclinata dell’altra, come a poggiare lo sguardo su qualcosa, qualcuno che solo lui vedeva. Qualcuno che tanto deve aver amato… se ho potuto, giuro, leggere sul movimento muto delle sue labbra quegli ultimi versi che il Gatto ogni volta bagna di pianto…
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.
E stavo per lacrimare anch’io… che il Randagio, per strapparmi un sorriso, mi ha ricordato di un altro incontro… Ed è il secondo pensiero, che vogliamo dedicare a chi ha il suo amore ancora lì accanto, e ne sa essere lieto, nonostante il tempo e le età e gli affanni… come quei due che il Gatto un giorno ha incontrato in metropolitana, nel suo viaggio di rientro la sera, dopo il girovagare del giorno, e che ancora ricorda, e ogni volta, riparlandone, il suo sguardo si riempie di tenerezza…
“… di fronte, seduti o in piedi aggrappati ai sostegni, tutti guardano nel vuoto. Sembrano tutti avere larghi occhi vuoti di vetro, e questo mi punge di nostalgia. Tutti restano immobili, per un tempo infinito. Poi a una fermata, la terza, la quarta, o forse già l’ultima, sale un ammasso di stracci. Anzi due. Sono un uomo e una donna. Lei trascina una grande busta, lui si appoggia a un bastone e ha una lunga barba fra il bianco e il grigio. Qualcuno è sceso, si è fatto posto e si siedono. Iniziano a parlottare fra di loro, guardandosi negli occhi. Come una vecchia coppia che il tempo non ha ferito. Che s’incontri al termine di una giornata di lavoro. Hanno un’aria familiare. Li osservo a lungo e alla fine ricordo dove ho visto lui. Certo più di una volta. All’angolo della via della stazione, chiedendo l’elemosina. Ricordo dove ho visto lei. Sempre fra i banchi del mercato e la piazza della basilica. Ricordo. Avevo avuto un po’ di pena per ciascuno di loro, notandoli lassù per strada. Adesso invece quasi mi fanno invidia. Questi due vecchi. E la loro tenerezza antica. Che un giorno, ancora lo spero, sarà anche la mia”.
Con l’augurio, a tutti, di incontrarla davvero, e saperla riconoscere, e tenersela stretta, questa tenerezza antica, che non ha età…


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