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    Aggrappate alla luna…

    Dal mondo affollato della fantasia, che sa spesso essere realtà più di quanto non sia il nostro deformato reale, si affacciano oggi sulla nostra riva una bambina e una gatta, protagoniste di un racconto che ha un titolo che sembra già una favola: “Brevissima storia di una bambina e di una gatta che volevano vivere aggrappate alla luna“. Autore Giampietro Scalia che di professione fa il medico, a Piacenza, e che scrive. Scrive, dice, per esorcizzare l’indifferenza. E questo suo libro, vi assicuro, vi riesce. Basta fermarsi un attimo. Il tempo di ascoltare questa storia, narrata in prima persona da una bambina che soffre di una malattiia inguaribile che la porta progressivamente alla paralisi. E sembra proprio sentirla parlare questa bambina. Ascoltate: “Negli ospedali è povero chi ha dolore, o chi deve entrare in sala operatoria dove si dice che aprono le pance (…) i bambini del mio reparto in questo senso sono tutti poveri, e lo si capisce anche da certe espressioni che usano gli adulti quando vengono a farci visita… “povero bambino” per esempio, è un termine molto utilizzato da noi (…)“. Ecco, solo un bambno può esprimersi così. Un bambino, che ancora non ha i filtri che in noi adulti purtroppo mascherano e deformano, a nostro uso e consumo, la realtà. Accanto alla bambina c’è una gatta di panno, che la sua fantasia fa vivere, o meglio che il suo desiderio di vita vede come viva. (…) La fantasia… altra strada che Scalia ci indica per leggere la realtà… E poi nel libro c’è Arik, un volontario che cura la tristezza dei bimbi con il gioco delle sue marionette. Insieme ad una bellissima infermiera, sono gli unici adulti che trovano una chiave per non essere “altro” rispetto al mondo dei bambini. Un invito agli adulti, ai medici, anche, a trovare il linguaggio che non li faccia estranei, in questo mondo dove molto, troppo, ci ricorda Scalia, è “meccanica”. Gli ospedali anche, purtroppo … Nel piccolo cosmo di una stanza d’ospedale passano tutti i sentimenti, anche un delicatissimo rapporto d’amore. Per dirci che un bambino malato non è un bambino a metà… e che la vita, “anche se brevissima come il battere d’ali di una farfalla, è vita se pregna di sentimenti veri e forti”. Così parla Scalia, che, da medico, si occupa di terapia del dolore, e affronta il tema del dolore, e più in generale del confronto con la vita, con una storia che non solo i ragazzi dovrebbero leggere. Un libro che d’altra parte non era nato per essere libro per ragazzi, ma sembra proprio che questi in qualche modo se ne siano voluti appropriare, se è stato scelto dalla giuria del premio di letteratura per ragazzi di Cento. Dimostrando, i ragazzi, di essere più interessati di quanto noi non pensiamo a temi profondi come quello della morte… Ancora un brano: “All’improvviso mi sembra di avere trovato la soluzione al mio problema, e ho capito cosa avrei dovuto fare se fossi salita in cielo. Mi sarei dovuta aggrappare alla luna...” . Infine la bambina e la sua gatta riescono a vivere aggrappate alla luna, forse un posto dove tutti dovremmo andare, per provare a ritrovare almeno un pezzetto del nostro senno perduto…

    A margine: il libro, edito da Angolo Manzoni editore, è scritto con caratteri ad alta leggibilità, mirati alla dislessia, ma che comunque offrono facilità di lettura a chiunque abbia problemi di vista ( anche per la mia sbilanciata miopia è stato come scivolare sulla corrente di un fiume calmo…) e allegato c’è anche un cd, per chi questa bellissima storia volesse avere anche il piacere di ascoltarla.

    Dunque: Gianpiero Scalia, “Brevissima storia di una bambina e di una gatta che volevano vivere aggrappate alla luna”, Angolo Manzoni Editore.

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