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    All’alba della tregua

    Sfogliando nei giorni scorsi le foto di Shaja’iya, quartiere ridotto in  polvere… polvere fra polvere… e sparute persone aggirarsi alla ricerca del nulla. Pensando a quale devastazione nella mente dei bambini, quale futuro da immaginare, davanti al nulla della propria casa sbriciolata… forse non c’è violenza più grande…  

    Fra i calcinacci, nella ferita di una breccia aperta, si affaccia lo sguardo perduto di un cavallo… che ancora mi riporta le parole di Milan Kundera: “Il vero esame morale dell’umanità, l’esame fondamentale (posto così in profondità da sfuggire al nostro sguardo) è il suo rapporto con coloro che sono alla sua mercé: gli animali. E qui sta il fondamentale fallimento dell’uomo, tanto fondamentale che da esso derivano tutti gli altri”. Il fallimento di tutti noi, che quando si acquietano le urla e sbiadiscono le immagini della ferocia come quelle di questi giorni, presto dimentichiamo… non vogliamo sapere dell’impossibile vita della vita ingabbiata, come proprio accade agli animali, alla mercé di altri uomini… Perché questa, per i bambini e le donne e gli uomini per i quali oggi abbiamo tanta pietà, è la vita quotidiana a Gaza.

    Un pensiero ( una preghiera, per chi sa pregare) perché si riparta da lì… dall’abbattimento delle mura di quella sorta di enorme prigione a cielo aperto che è Gaza, con il suo milione e mezzo di persone in trappola… o ci sarà sempre qualcuno che penserà di non avere nulla da perdere, se non il proprio dolore… offrendo l’alibi di un cerino acceso, a scatenare cannoni di quella che, campioni dell’ipocrisia come sappiamo essere, continuiamo a chiamare “guerra”…

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