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    Ancora pensando a Marcello

    Paolo Rausa ci regala un viaggio nella storia dei Rom. Ascoltate.
    “Nel “Viaggio musicale dei gitani” Alain Weber descrive la genesi del popolo dei sinti o gitani e racconta che “Il buon re persiano Bahrâm, commosso dai sudditi che reclamavano musica alla maniera dei ricchi, ottenne dal suocero che viveva nell’alta valle del Gange l’invio di 12.000 musici. Il re diede loro di che vivere coltivando la terra: un asino, un bue e mille carichi di grano ciascuno. Ma un anno dopo se li vide ricomparire ridotti alla fame, perché si erano accontentati di mangiare i buoi e il grano. Irritato, il sovrano consigliò loro di mettere corde di seta agli strumenti, saltare sugli asini e andarsene a vivere della loro musica”. Questa leggenda iraniana del X secolo narra favolosamente la prima tappa dell’esodo Rom dall’India all’Occidente. La “tribù profetica dalle pupille ardenti”, come la definisce Baudelaire, ha attraversato una moltitudine di luoghi e di spazi, lungo i deserti del Rajasthan e dell’Andalusia, le verdi vallate del Sindh, del Nilo e del Danubio, gli altipiani dell’Himalaya e i monti della Transilvania, fino al Mar Rosso e all’Oceano Indiano. Un popolo nomade e nobile, con tradizioni colte, irresistibile. Proprio questa loro libertà li rendeva e li rende tuttora poco “addomesticabili” a qualsiasi potere. Il popolo del vento vengono detti. Chi è libero fa paura, perché incontrollabile, disordinato, irregolare. E’ questo che fa paura ai benpensanti e ai regimi totalitari che hanno massacrato i sinti/gitani insieme agli ebrei, i comunisti, gli omosessuali, ecc. insomma i diversi. Certo le storie sono diverse. Nel caso dei Rom si tratta di un popolo, nomade, che non ha mai richiesto uno Stato, ma libera cittadinanza di transito e dove possibile di scegliere un luogo dove vivere, all’aperto. Le cose col tempo sono cambiate a grazie a paladini come Marcello Zuinisi si è cominciato a rivendicare i diritti, alla salute, all’istruzione, al lavoro, ecc. Prova ne sia che nei campi nomadi alloggiano bambini che frequentano regolarmente le lezioni e lavoratori che hanno un posto fisso e non vivono solo di artigianato o di furti, come sembra pensare la gente che si fa condizionare dai pregiudizi. Marcello che ha deciso di chiudere questa esperienza terrena dandosi la morte è simile ad un altro personaggio a me molto caro, Alex Langer, leader dei Verdi e parlamentare europeo che aveva fatto della sua vita una sorta di messaggero della pace, gettando il cuore oltre l’ostacolo, come Marcello, e fuori di sé, morto per scelta volontaria il 3 luglio 1995. Vivendo e soffrendo lo scarto fra le sue idealità e i risultati concreti della sua azione, come se non fosse stato abbastanza efficiente nel dedicarvi la sua esistenza. Lentius, profundius, suavius: questi i suoi avverbi contrapposti alle modalità opposte di citius, altius, fortius. Non sono forse le stesse di Marcello che ho conosciuto dalle tante mail e post a sostegno dei diritti violati, mai riconosciuti di un popolo, come quello Rom, che ha il torto di voler vivere libero come un fiume, leggero come l’acqua e gioioso come le tante composizioni musicali che mischiano sonorità di ogni dove loro sono passati? Vi ricordate la sfida a suon di violini fra le comunità ebrea e rom nel film “Train de vie”? Quel dissidio è stato ricomposto con bracci e balli collettivi. Le comunità che hanno sofferto le discriminazioni chiedono rispetto e la memoria va alle tante vittime che hanno subito il prezzo atroce delle ideologie e della pseudo cultura livellatrice contro la quale sono insorti in tanti, fra i quali oggi ci piace ricordare anche Marcello Zuinisi, che vive nei nostri cuori. ❤” Paolo Rausa

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