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    Muro dopo muro

    Ancora un cenno di passato, ma neanche poi tanto lontano. Ripescato con un articolo scritto da Daniela Morandini per Il manifesto del mese del novembre del 1992 ( in fondo appena ieri). Titolava: EX DDR, TRATTATIVE PER UN PAESE IN VENDITA. Come dire: come si vendono pezzi di un intero paese. In giro nella –Treuhananstalt-, di Berlino Est. Tra promesse di grandi affari, e qualche sospetto di tangenti…
    “Leipziger Strasse, numero cinque, Berlino Est.
    Qui, prima, c’era la Casa dei Ministri, adesso c’è la -Treuhandanstalt-, l’ente statale per la privatizzazione della ex Repubblica Democratica Tedesca. Per incontrare gli uomini che vendono la DDR, bisogna prendere al volo uno strano ascensore senza porte, che va da un piano all’altro, senza fermarsi. In questi vecchi uffici che, prima ancora erano del Ministero dell’aviazione nazista, si cerca di risanare più di dodicimila industrie, uscite a pezzi da quarant’anni di economia socialista. Qui si cerca di reinventare un apparato tagliato fuori dalla divisione del lavoro occidentale, e abbandonato dai mercati dell’Est, che non esistono più. Intanto, la disoccupazione diventa sempre più grave. Nel ‘92 è rimasto senza lavoro quasi il 15 per cento della popolazione attiva. Ma Wolfgang Vehese, tedesco orientale , responsabile delle relazioni federali e internazionali della -Treuhandanstalt- e’ molto fiero di spiegarci che questo ente si e’ preso la responsabilità di quattro milioni di lavoratori. Fino ad oggi, con circa ottomila privatizzazioni, ha assicurato più di due milioni di posti di lavoro. Duecentosettantamila persone stanno facendo corsi di riqualificazione professionale. Più di trecentomila sono andate in prepensionamento. Circa 600 mila hanno lasciato il lavoro per attività nuove. La maggior parte fa il pendolare con l’Ovest. “Solo 450 mila persone -dice Vehese- sono iscritte nella lista dei disoccupati”. Gli investimenti all’Est ,comunque, aumentano. Si prevede che entro il 95 saranno di 450miliardi di marchi.
    “E la privatizzazione non e’ l’unica strada. Con lo scorporo dei giganteschi -kombinate- del vecchio regime -continua Vehese- abbiamo creato dodicimila aziende. E con questi risanamenti abbiamo gia’ garantito crediti per ottanta miliardi di marchi”. Ma come si fa a comprare un pezzo di DDR? Entriamo nell’ufficio di Marco Pasetti, manager italo-tedesco ai vertici della -Treuhandanstalt-.
    “Subito- spiega- diamo all’interessato le informazioni sulle aziende disponibili. Poi c’è la visita agli stabilimenti. A questo punto, l’eventuale acquirente ci presenta la sua offerta, insieme con il progetto industriale, gli investimenti che vuole fare, i posti di lavoro che intende mantenere, il fatturato previsto, e il prezzo d’acquisto. Se la proposta passa, iniziano le trattative tra l’acquirente, il dirigente d’azienda, e la –Trehandanstalt-”
    Il sospetto che girino tangenti anche qui , dove finora sono stati investiti cento e ottanta miliardi di marchi, non può non sfiorarci… “Certo, le tangenti esistono anche qui – risponde Pasetti- .Soprattutto giravano nei primi mesi di attività, durante l’ultimo governo comunista della DDR, quello di Hans Modrow. Noi, poi, abbiamo introdotto un sistema di trasparenza abbastanza valido:le aste pubbliche. Ogni azienda in vendita viene proposta per asta pubblica internazionale, in modo da avere il maggior numero di offerte da confrontare, e la possibilità di avere migliori condizioni di vendita”.
    -Ma quali garanzie ci sono per l’occupazione? “Quando privatizziamo, pensiamo prima di tutto ai posti di lavoro. Se un investitore ci garantisce di mantenere molta mano d’opera, possiamo anche fargli uno sconto sul prezzo”.
    -Come fate ad evitare che l’economia dell’Ovest tenda a schiacciare la rinascita di quella della ex DDR? “Cerchiamo forme di aiuti, senza entrare in contrasto con le norme CEE, che permettano alle nostra aziende di smerciare i loro prodotti anche nell’Europa occidentale”.
    -Ma perché investire nella vecchia Germania Est, oggi che anche l’economia federale tende a perdere colpi? Basti pensare ai licenziamenti alla Mercedes o alla Volkswagen.
    “Appunto. E’ importante investire qui, per conquistare i mercati dell’Est. Per questo, per semplificare le vendite, stiamo studiando dei pacchetti completi di offerta, per circa duecento piccole e medie aziende con meno di cinquanta dipendenti. Così faremo risparmiare all’investitore gran parte del lavoro di ricerca”.
    Ma basta attraversare il Glinike Gluke, il ponte delle spie che collega Berlino a Potsdam, per vedere che non e’ tutto così semplice. Qui, nel Brandenburgo, si fa fatica a vedere il risanamento, e l’occupazione e’ scesa del cinquanta per cento. Al ministero delle finanze, incontriamo Stefan Von Seinger, uno dei suoi dirigenti. E’ un manager occidentale che lavora per l’economia dell’Est:
    “La – Treuhandanstalt- ha fatto moltissimo, ma anche commesso molti errori. Il più grosso è che ha venduto tendendo conto solo del punto di vista finanziario. Non ha considerato gli aspetti economici e quelli politici. Hanno voluto guadagnare molto. Hanno venduto solo in base a questo criterio, e ora resta ancora moltissimo da fare. Secondo noi, la -Treuhandanstalt – ha venduto troppo in fretta, e quindi anche le aziende già privatizzate sono in difficoltà. Forse non e’ solo colpa loro. Comunque avremmo preferito che le cose fossero andate più piano”.
    Daniela Morandini- Il manifesto del mese, 29.11.92

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