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    Pensiero di Pasqua

    Un pensiero in realtà che mi occupa la mente dal Giovedì Santo, quando passando, come sempre, sul trenino che dal centro porta alla periferia, fiancheggiando la Flaminia, come sempre ho guardato, frugando. Fra i cespugli al lato della strada, sul limite del fiume. Sotto la lingua del viadotto. Erano state alzate, alcuni giorni prima, pareti di cartone. A segnare finalmente confini prima solo pensati, di stanze di case. Da difendere dall’umido e dal freddo. A difendere, avevo pensato, anche e soprattutto dall’indiscrezione di sguardi. Come pure il mio, affacciato da un trenino che passa… E avevo immaginato che magari in seguito, su quelle pareti sarebbe stato poggiato un tetto. O che le pareti si sarebbero innanlzate fino al limite del ponte, a chiudere davvero case… , dove magari chissà, si sarebbero aperte finestre. Da cui affacciarsi per rispondere con sguardi agli sguardi… Solo alcuni giorni prima… Ma questo giovedì, ancora una volta, era tutto scomparso… le pareti di cartone, i letti, i sacchi a pelo, le sedie… ancora sono rimaste solo tracce scomposte come dopo una fuga. L’ennesima fuga… In tutta fretta… nei giorni della passione, il tempo delle campane mute … come sapendo inutile l’attesa … che tornassero a suonare le campane…

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