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    storie e misteri in valigia..

    Dal taccuino di Gatto randagio, di domenica scorsa…. “L’8 marzo ha fatto fiorire pensieri. E Daniela Morandini il giorno dopo, mi ha mandato una bella riflessione, a proposito di “mimose strappate”, con il ricordo di Vivian Maier, la bambinaia fotografa che non ha mai stampato i suoi negativi… Vivian Maier che, Daniela ricorda, “ricordano premurosa, maniacale, a volte cattiva. Vestita fuori moda, con un improbabile accento francese, mai sposata, senza amici, sempre con la sua macchina al collo”. Fotografava “bianchi superbi, neri senza lavoro, o schiantati dalla fatica. Bimbi che inciampano, donne che giocano alle signore. Vecchi che aspettano. Autoscatti interrogativi attraverso vetri e specchi retrovisori”. Capolavori che solo nel 2007 riemersero dalla camera oscura di un giovane che, in cerca di immagini, aveva comprato all’asta una vecchia valigia piena di negativi. Incuriosito ne cercò e ne trovò altre, di valigie… piene, alla fine, di 150mila rullini… mai stampati… Pensate a quante immagini “risorsero”…  Storia che inquieta e affascina. E mi ha ricordato di un’altra sorpresa, e di altri negativi. Arrivati anche questi, pensate un po’, con una valigetta dei tempi andati. (….) Una di quelle borse dal fascino antico, un po’ vintage verrebbe da dire, trovata sul banchetto di un mercatino di Liegi da un’altra mia amica, Giovanna, Giovanna Satta, altra inquieta vagabonda, delle cose e dei pensieri, e che pure di fotografia si è occupata. Sì, ha fatto un bel viaggio, quella valigetta, dal nord Europa a Roma, prima di schiudersi sulla sua piccola misteriosa sorpresa… una bustina, ingiallita, di quelle con cui un tempo i fotografi consegnavano foto, con dentro un mucchietto di negativi. Che, frugati in controluce, rivelano immagini. Di gruppi in esterni con signore, di genitori, di figli, della promessa di una corsa a cavallo, di ragazzini vestiti a festa ( per una comunione, un battesimo, un matrimonio?), con i calzettoni al ginocchio… lessico familiare del tempo in bianco e nero. 1946, e giù di lì, le date. Negativi, chissà, dimenticati, e che ora sono qui, nel cassetto di questo mio tavolo. Li ho fatti sviluppare e accanto ai negativi ora ho le foto, di questi sguardi in posa, timidi e stupiti, e sorridenti. Sembrano rinascere, tutti, insieme al romanzo delle vite alle quali rimandano. Vite che  sembra aspettino solo di essere raccontate.

    Alla ricerca della verità di quelle storie, mi sono messa ad analizzare qualche indizio, pure saltato fuori dalla valigetta. Frammenti…  

    Il primo è una preghiera. Su un foglietto ingiallito come il tempo, ripiegato nella busta. Una litania, per la precisione, in onore di San Quirino. Quirino… che fu tribuno romano e incontrò la fede nei volti di S.Alessandro e S.Hermès, qui souffraient pour la fois, e che in  prigione lo battezzarono.  Per la sua nuova fede Quirino venne decapitato e divenne quindi martire anch’egli… Un culto che si diffuse in Italia, in Germania, in Belgio, appunto, e le reliquie di San Quirino, sono venerate nella chiesa di Saint Bavon à Zellick, vicino Bruxelles. Fedeli di San Quirino, quindi, dont le corps mutilé, ayant été jeté pour la nourriture aux chiens, fut enlévé par quelques chrétiens courageux et enselvi dans le cimitière de Prétextat … Una litania ingiallita, imprimatur: Mechliniae, 26 Julii 1927.

    Secondo indizio: un appunto, un biglietto, l’inizio di una lettera, in lingua a me incomprensibile, della comunità, immagino fiamminga. Mi ha aiutato Giovanna, ancora andando e tornando da Liegi,  portando nuove tracce: una ricevuta con data 4 febbraio 1949, un indirizzo, rue de la Cordialité, al numero 17, una cifra, 1000 fr, che sono un acconto, saldo alla consegna. Per cosa? Per una sala da pranzo in noce, per un prezzo totale di 14.900 franchi… non poco… Una sala da pranzo nuova, per una casa nuova, chissà, per una famiglia nuova, chissà…  vigilia di nozze, forse… 

    Offro anche a voi questi frammenti, di un discorso amoroso… Per aiutarmi, se volete, a rivestire di carne l’ossame di questi fantasmi. Basta avere sufficiente fantasia per vedere.

    Per riuscire a vedere anche chi è stato dietro la macchina fotografica. La semplicità con la quale questi volti si offrono all’obiettivo non svela forse quella bellezza, come si è detto anche della Maier, che non nasce dalle cose, ma dalla bellezza dello sguardo sulle cose? Penso allo sguardo di chi con tanto affetto, amore, credo anche, ha voluto fissare l’intimità di istanti di quel lontano riunirsi e riconoscersi, e gelosamente li ha custoditi. E noi ora li vediamo rivivere.

    Pensando a quello che Roland Barthes ci ha suggerito ( va bèh, come potevo finire senza citare “La camera chiara?”)… Che la fotografia “non rimemora il passato”, non restituisce quello che è abolito dal tempo e dalla distanza, ma attesta ciò che è effettivamente stato. Un effetto che Barthes definisce scandaloso. “Sempre – dice- la fotografia mi stupisce, ed è uno stupore che dura e si rinnova, inesauribilmente”. Perché sempre la fotografia “ha qualcosa a che vedere con la risurrezione”… Ci avete mai pensato?

     

     

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