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    Tutti clandestini

    Clandestini. Guardandosi intorno. E guardandosi con un poco di attenzione allo specchio. Viene spontanea una domanda. Ma non saremo costretti, prima o poi, a diventarlo tutti,  clandestini? Giorno dopo giorno. Passo dopo passo. Tutti spinti a poco a poco oltre la linea dell’ombra… Si comincia con lo spingere ancora un po’ più in là chi clandestino già lo abbiamo fatto diventare, anche se malato, anche se morente. E forse non abbiamo detto niente. Perché, forse abbiamo pensato, la cosa non ci riguarda… Eppure, quante cose cominciano a rigurdarci, quante già ci riguardano. A pensarci bene… Non nasce forse quasi clandestino, il figlio da concepire magari fuggendo all’estero…  E sembra già tutto pronto per permetterci solo se clandestini di liberarci in pace dal nostro corpo morto… Ma forse, per ora, sono solo questioni d’altri. Eppure. Eppure viene ancora in mente la poesia tedesca, del pastore Martin Niemoller: “Quando presero gli ebrei, non dissi niente; non ero in effetti ebreo./ Quando presero gli zingari, non dissi niente: non ero in effetti uno zingaro./ Quando presero i comunisti, non dissi niente, mica ero comunista./ Quando presero gli omosessuali, non dissi niente: mica ero un omosessuale./ Quando presero i socialisti, non dissi nulla: non ero un socialista./ Quando presero me, non c’era più nessuno che avrebbe potuto dire qualcosa“. Ci sarà qualcuno che chiederà, per me, di liberarmi dal mio corpo morto?

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