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    Un racconto…- 3

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    Non riusciva a trattenersi dal ridere, Boh, mentre mi metteva sotto gli occhi questo imbarazzante scritto. Un take impazzito, gli ho subito spiegato, contatto smarrito di qualche rélé e le parole perdono il loro senso. Ma non capivo il perché di tanto divertimento. Io ero già irritato nel vederlo seduto alla mia scrivania. Vi aveva probabilmente trascorso l’intera notte. Aveva alla sua destra una serie di ritagli di giornale. Foto, trafiletti, articoli, occhielli. Tutti evidenziati da segni rossi tracciati a matita. Doveva averci lavorato l’intera notte. E ora mi mostrava ridendo queste righe di graffiti scomposti, che avevano perduto ogni senso.

    “No che non hanno perduto il senso” mi ha corretto. “Ho semplicemente impiegato i tasti ignorando ogni convenzione”.

    Brillante idea! Ti sei divertito così questa notte?

    “Divertito? All’inizio non è stato affatto divertente. Ho letto tutta questa roba…”

    Mi ha mostrato dei ritagli: un omicidio, una fuga, cronache rosa, alcune statistiche, tre dichiarazioni, l’eco di una guerra, le cifre di una strage. Le solite notizie. Mi stava prendendo un attacco di nausea.

    “Sono stato preso dalla nausea anch’io quando ho letto queste righe”, e mi ha buttato sotto gli occhi un foglio rigato di piombo.

    Titolo, in grassetto: UN UOMO STRADIATO SUI BINARI TRAVOLTO DAUN TRENO ALLE PORTE DELLA CITTA’’

    Sotto: Un uomo, forse d’origine nordafricana, dell’apparente età di 20-25 anni, non ancora identificato, è stato travolto da un treno oggi all’alba mentre poco fuori della stazione si trovava sdraiato in mezzo alle rotaie, con addosso una coperta. Sarà l’autopsia a stabilire se l’uomo sia stato ucciso dall’impatto o se fosse già morto. Il macchinista del treno ha detto ai carabinieri di aver visto qualcosa sui binari e di avere tentato inutilmente di frenare. L’uomo era sprovvisto di documenti. Non si esclude che possa trattarsi di un nordafricano perché di carnagione piuttosto scura. La linea ferroviaria è rimasta interrotta per alcune ore. Per i passeggeri sono stati organizzati servizi sostitutivi con autobus.

     

    Tutto qui, capisci? Tutto qui. E per i passeggeri sono stati organizzati servizi sostitutivi!”. Boh aveva assunto un’aria molto severa. Avrei giurato che si sarebbe messo volentieri a piangere se non fosse stato per il timore di infradiciare tutto il mio mondo di carta. Si è guardato intorno, mi ha fissato negli occhi e mi ha teso una mano.

    Per qualche istante non ho capito cosa volesse da me. Poi ho preso la sua mano nella mia e siamo scivolati insieme fra le righe di quel comunicato.

     

    Il binario era ancora sporco di sangue. Due lunghe macchie scure sulle strisce d’acciaio. Si allargavano fra le assi di legno e i ciottoli di pietra. La linea ferroviaria era interrotta. Lo sarebbe stata per due ore. L’altoparlante della stazione gracchiava a ripetizione un annuncio a passeggeri infastiditi. Qualcuno sbuffava. Una giovane donna era seduta con aria rassegnata sulla sua valigia. Un gruppo di persone aggrediva di domande un uomo in divisa grigio-scuro. Probabilmente il capostazione: sembrava non potesse rispondere che allargando le braccia.

    Abbiamo due ore di tempo, mi ha detto Boh. Bene. E si è sdraiato sui binari esattamente nel punto macchiato di sangue. Mi ha invitato a mettermi di fianco a lui. Mi ci sono adattato a fatica ma il disagio è durato poco.

    Dalla nuova prospettiva i binari si proiettavano verso un punto infinito. Scorrevano luminosi oltre la città, oltre le periferie. Mi hanno indicato, da valicare, i confini del paese. Sembravano attraversare il mare per approdare a un altro continente. Mentre delle impercettibili vibrazioni mi arrivavano all’orecchio. Tam-tam di viaggi instancabili che è diventato nenia, che ha impresso ad ogni muscolo del corpo un leggero dondolio. Ho sollevato gli occhi e ho visto sopra di me solo il cielo. Vastissimo.

    Non ti sembra l’ideale per sognare? Mi ha sussurrato Boh.

    L’idea che aveva avuto quella sera, mi stava spiegando. Prima di diventare una notizia appiattita nella diciottesima pagina di un quotidiano. Taglio basso.

    Cos’aveva sognato.

    “Una strada infinita da percorrere senza fretta, senza freddo e senza stanchezza. E’ stato facile lasciarsi scivolare lungo le linee d’acciaio. Ai lati c’era tanta gente che lanciava cenni di saluti e che mi augurava buon viaggio, buon viaggio Boh, la notte è il tempo giusto per partire. Così ho ripercorso in senso contrario tutta la strada fatta due anni prima. Fino ad una curva: oltre c’era il mare; fino alla terra oltre il mare. La percezione di voci finalmente non estranee e un lento tam tam ha cominciato a cullarmi. Poi il ritmo è diventato più veloce, sempre più veloce. E’ aumentato di  volume fino a diventare assordante. Mi ha aggredito alle spalle, ha schiacciato i miei sogni e li ha trasformati nella notizia sgualcita che hai letto. E loro si stanno chiedendo se l’uomo dal colorito scuro sia morto per l’urto o lo era già… ma a nessuno interessa che era morto sognando? E cosa stava sognando?”

    Un fischio improvviso ha coperto la domanda di Boh. Per un soffio il treno merci non ci ha travolti. Con un guizzo siamo saltati via dai binari, dalla stazione, e da quella stupida notizia. ( 3- continua)

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