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    Urla dal silenzio

    Da oggi, nella colonna qui a fianco, fra i siti consigliati, Urla dal silenzio. Cronache dalla contenzione. Cronache fatte di parole che sono grida, che troppo spesso, di qua dal muro, noi gente a piede libero non vogliamo ascoltare. Ritratti feroci, anche, come feroce sa essere la realtà di chi non può più disporre di se stesso. Solo alcune parole, di una lunga testimonianza di Patrizia Pugliese, insegnante nel carcere di Tolmezzo. Che dopo un colloquio con una guardia carceraria dice:”Il mio incontro con la realtà carceraria è stato devastante, dal punto di visto emotivo, umano. lcune scene ricostruite stasera mi riportano ai grandi soprusi, eccidi della storia, uno su tutti, l’olocausto, il disprezzo verso gli ebrei, i diversi. Non posso e non voglio fare il nome della guardia in questione. Mi trovo a Trieste, la guardia non lavora in Friuli, ma ciò che mi ha raccontato avviene in tutte le carceri italiane. Un brano del colloquio con la guardia, dunque, chiamiamolo Gesù…

    “Quando hai iniziato a fare questo lavoro?” Gesù: “Sono circa 10 anni che faccio questo lavoro”

    E ti piace? “Piacermi è una parola grossa… diciamoche sopravvivo”.  A cosa?

    “Al dolore, alla storia dei deboli, dei marocchini, degli albanesi, ma di tanti, nzi troppi ragazzi italiani. Sai quanta gente mi sono ritrovata dentro.. Ed erano miei amici.. ad un tratto ero obbligato a non vederli solo come amici, ma anche come uomini.. Ma “Pezzi”.

    Che significa “Pezzi”?

    “Così vengono chiamati i detenuti, “pezzi”, anche noi guardie. Insomma, siamo tutti dei pezzi, nel bene e nel male”

    (…) “Diciamo che gli italiani sono più educati. Gli extracomunitari rompono sempre il cazzo, ma io una volta ho salvato un marocchino. Aveva tentato di uccidersi con il laccio delle scarpe (…) è stato facile, ho usato l’accendino.  Ma mic è l’unico che ho salvato. Sai quanti… io non sono cattivo come certi miei colleghi. Sai quante volte mi hanno detto… lascialo morire lì quel delinquente. Ma io non voglio pesi sulla coscienza. IO qundo torno da mia moglie e da mia figlia devo guardarle diritto negli occhi. Alcune volte ho visto scene non belle che ho visto (…) Una volta un albanese aveva appena saputo della madre morta… dopo poche ore si era aperta la panci con una lametta… aveva le budella di fuori… sono corso in bagno a vomitare… non ho dormito per diverse ore…”

    E’ solo l’inizio di una lunga testimoninza, che invito ad avere il coraggio andare a leggere: www.urladalsilenzio.wordpress.com/2010/06/18/confessioni-di-una-guardia

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