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    Urla

    Prima di iniziare a leggere, l’invito è a fermarsi qualche secondo in più sull’immagine di copertina. Sulla maschera di creta, che sembra testa d’uomo, che non ha occhi, ma due buchi neri, come buco nero è la bocca spalancata. Per un urlo che non ha voce, che si ferma strozzato in gola. E’ lo stesso  volto delle anime ( le avete mai incontrate?) non ancora del tutto morte, che si fermano per qualche tempo, fra il tempo della vita finita e il tempo dell’aldilà, a passeggiare nei meandri della nostra cattiva coscienza. Sì che le abbiamo tutti incontrate, quelle anime, nelle notti più inquiete… e qualcuna magari l’abbiamo anche riconosciuta, per questo abbiamo timore a parlarne… Un muto urlante volto di creta, plasmato da Carmelo Musumeci, che ben introduce nel mondo dei morti viventi: gli ergastolani ostativi. Come Carmelo, appunto, dalla cui parte ho già scelto di stare. Carmelo Musumeci, che frequento ormai da qualche anno. Per quanto e per come si possa frequentare una persona in carcere. Poco, fisicamente molto poco, sì… ma c’è una conoscenza che passa attraverso scambi, che sono lettere, biglietti, cartoline e pagine e pagine di scritti che sono il diario dei lunghi anni da recluso fuori dal mondo. Carmelo Musumeci, ergastolano ostativo, uomo ombra.(…) Per intenderci di quelli che in carcere resteranno fin a che morte non li separi da questo mondo, se non cambia qualcosa nella legislazione nata come emergenza e poi irrigiditasi nell’ordinarietà, come spesso accade in questo nostro  strambo paese. Uomini che nel frattempo vivono una vita che non è già più vita, senza essere ancora morte. Sappiamo essere ben crudeli, noi uomini. Nessun altro animale ci eguaglia in crudeltà.

    Le pagine di questo libro sono un’incursione nel mare di scritti che Musumeci si ostina a comporre per raccontarsi e raccontarci, giorno dopo giorno, cos’è la vita fra le mura di una carcerazione eterna. Chi lo conosce sa che Musumeci è il capofila di una battaglia contro l’ergastolo, che si è laureato in giurisprudenza, specializzandosi in diritto penitenziario, che con costanza e assiduità spedisce oltre il muro di cinta delle sue prigioni, appelli, riflessioni, osservazioni… Ma questa raccolta è distillato di pagine di diario, citazioni, racconti, poesie, anche, che negli anni Musumeci ha scritto… restituendoci forme e linguaggi diversi di un unico racconto, che è racconto di sentimenti. Che, a saperlo ascoltare, è davvero urlo che strozza in gola. Perché dei sentimenti di chi abbiamo dannato per sempre non vorremmo sapere proprio nulla. Ma nonostante gli anni in prigione, racconta Carmelo, il carcere non è riuscito a togliergli la dignità e ancora conserva nell’anima la memoria e l’orgoglio di quando era libero. Ad assicurarcelo basta un cenno di versi:

    vedere il tuo sguardo

     e levarsi in volo

     volteggiare

     essere liberi.

    E mi fermo qui. L’invito è ad andare a perdersi in quest’urlo. Nella dolcezza delle poesie, nella lucidità delle cronache, nel ritmo pulsante dei racconti. Scegliete poi voi quale voce amare di più. Ma scegliete, per conoscere e riconoscere la storia di un uomo. Perché la cosa peggiore che possa capitare ad una persona è scomparire nel nulla, dissolversi nei numeri e nelle statistiche, perdere nome, cognome, identità, diventare un numero, una sigla: fine pena 99/99/999. Dannazione dell’incubo numerico… 

    Carmelo Musumeci, con questi scritti, con tutti i suoi scritti in realtà, urla continuamente il suo nome e il suo cognome, per farcelo stampare bene in testa… per invitarci a conoscere, anche, i nomi e i cognomi e le storie di quelli come lui, e aiutarli a uscire dall’ombra. Ascoltate: “… e non è vero che si scrive per se stesso, si scrive sempre per gli altri. Si scrive per sentirsi vivi. Io scrivo anche per dimostrare a me stesso che, nonostante sono chiuso in una cella, coperto di cemento e ferro e cancelli blindati, non solo respiro, ma sono anche vivo”.

    Buona lettura.

    Carmelo Musumeci, “L’urlo di un uomo ombra” Edizioni Smasher

     

     

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