La disegnatrice di porcellane

9 03 2018

la disegnaMario Cabras è persona detenuta che ho conosciuto nel carcere di San Gimignano. E la sua passione per la scrittura è immensa. Cabras ha scritto gialli, un romanzo storico, anche… E’ da poco uscito un suo nuovo romanzo, La disegnatrice di Porcellane, di cui avevo letto il dattiloscritto quando era ancora in cerca di editore. PM Edizioni l’ha accolto nel suo catalogo. Non trovo modo migliore per parlarne che facendovi leggere la bella prefazione scritta di Maria Rosa Tabellini, dell’Università di Siena, che fra le tante cose, nel carcere di San Gimignano è responsabile di seminari sulla scrittura e dintorni…

“Vivere storie e mondi lontani e disparati. La scrittura di Mario Cabras

Si può ben dire che chi scrive – e in parallelo chi legge – vive molte vite e abita molti orizzonti: tanti quanti sono gli orizzonti entro i quali i personaggi si muovono. Lo dimostra questo libro scaturito dall’inventiva di un autore in cui la passione per la scrittura fornisce il motore per vagare con il pensiero ben oltre il breve perimetro della sua isola d’origine, e da quello ancor più limitato della sua attuale condizione esistenziale: muri alti di cemento, porte di ferro, finestre blindate che si affacciano su altri muri uguali e identiche finestre.
La disegnatrice di Porcellane è un romanzo complesso e avvincente, dove si incastrano, come in un gioco a scatole cinesi, numerosi componenti: geografie lontane che spaziano dalla Spagna all’Argentina ricostruite nell’immaginazione, donne maliarde e giovani generose, sentimenti romantici e pulsioni sensuali, ambizioni che richiamano i sogni nascosti dell’autore, eventi romanzeschi e fatti storici, quale la dittatura militare argentina che fa da sfondo al romanzo cui il protagonista sta lavorando. In questo romanzo la riflessione sulla scrittura costituisce un filo importante, e ne fa una sorta di metaromanzo: forse ancor più significativo se – come sembra – esso è perseguito con la consapevolezza del peso che esso ha in letteratura.
Il protagonista Carlos Barõn è, sintomaticamente, un celebre scrittore argentino «che ogni anno, all’inizio dell’autunno europeo, si reca puntualmente in un hotel di San Sebastian per scrivere il suo prossimo romanzo, e che come tutti gli anni, porta a termine a fine maggio, quando in Europa debutta l’estate e in Argentina si affaccia l’inverno»; Mercedes, la donna di cui Carlos si è innamorato appunto durante uno di questi soggiorni e che lo segue in Argentina, è la misteriosa disegnatrice di porcellane del titolo. A differenza di altri romanzi di Cabras di genere giallo-noir, in questo l’incipit è solare, aperto sul vasto orizzonte della piccola città basca, ma anche velato di una sorta di malinconia che il lettore accorto percepisce come preannuncio di sviluppi inquietanti. Che infatti non mancheranno.
Nella riflessione del personaggio-scrittore il mondo della dittatura di Videla, con le violenze e i sotterfugi, la corruzione e il delitto, viene ricostruito con una sorta di acribia immaginativa cui si aggiunge un’istintiva perspicacia nell’indagine dei caratteri; tuttavia l’autore non si arresta nemmeno quando deve concepire e riprodurre panorami, colori, profumi della Spagna e dell’Argentina contemporanee; la sua fantasia, infatti, non si abbandona al sogno, ma si nutre di perlustrazioni mentali e indagini puntigliose sui libri di storia, sulle enciclopedie, sulle mappe, fino a costruire una sorta di policroma geografia mentale.
Il lettore – amante del genere – si lascerà catturare dall’intrigo accattivante e pieno di colpi di scena spiazzanti, oltre che dalla curiosità di scoprire come l’autore riesca alla fine a sbrogliare l’intricata matassa. Perché Cabras come scrittore ha senza dubbio la dote dell’intreccio e della suspense, e una dose massiccia di creatività. E non manca di una certa capacità di scandaglio della psicologia del crimine: «Mio Dio… ma come si può distinguere il crimine quando si vive nel crimine? Quando ci si trova di fronte a un massacro organizzato da uno Stato?» (p. 28) chiede Mercedes a Carlos, riflettendo sul carattere della crudele e ottusa Dolores Attias, figura di spicco nel romanzo che lo scrittore argentino sta per ultimare. Il dialogo si svolge in una delle scene iniziali, mentre i due innamorati sono sull’aereo diretti in Argentina. A loro, lassù, quando sono incastonati fra le nuvole, l’autore consegna il compito di esporre la sua idea della scrittura: che consiste, in sostanza, nel gusto di inventare storie.
In un romanzo in cui la storia e l’ambientazione sembrano essere sideralmente lontane dalle esperienze dell’autore e tutto appare come evasione letteraria di una fantasia sbrigliata, il motivo autobiografico – sempre in agguato – traspare quindi nella figura del protagonista, in cui Cabras si specchia, o, meglio, riflette le sue aspirazioni più intime.
Ma di certo l’autore ha profuso le sue energie anche nel disegno dei personaggi, nelle loro azioni, e nell’intrecciarsi dei casi – spesso tragici quanto imprevedibili – in cui, loro malgrado, i protagonisti si trovano coinvolti senza tregua, o senza scampo.
Non sono soltanto il piacere della scrittura e la libertà inventiva, quindi, a costituire lo sprone al lavoro di Cabras, ma anche il valore del pensiero e il diletto che deriva dall’ordinare le pedine su una scacchiera estesa e variegata, sì, ma lucidamente sorvegliata con l’intento sempre vivo di non deludere il lettore.
Maria Rosa Tabellini
Università di Siena


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