Ultime dal carcere, dunque…

5 04 2014

Ci sono vicende che si fa davvero fatica a crederci. Tanto che il primo pensiero che viene è che si tratti di uno scherzo, una burla… e questa mi è arrivata ieri sera in busta gialla, messa nero su bianco da Mario Trudu ( giusto per ricordare, ergastolano, di Arzana, in carcere dal 1978, gli ultimi dieci nella casa di reclusione di Spoleto), come un pesce d’aprile giunto un po’ in ritardo, ma con le poste, si sa, bisogna a volte avere pazienza…

Mario Trudu, dunque, che da molto tempo non vede le sorelle, e i motivi si possono ben immaginare: il costo del viaggio dalla Sardegna al continente, e quello della permanenza nei dintorni del carcere per chi ricco non è, l’età ormai avanzata e la salute che comincia a zoppicare…, da tempo dunque chiede un trasferimento sia pur temporaneo in un carcere sardo per avvicinarsi alla famiglia. Un avvicinamento-colloquio, come si dice. Uno spiraglio sembrava essersi aperto, qualche mese fa, e con pazienza Trudu ha aspettato. La pazienza… per chi è in carcere da 35 anni si pensa sia cosa infinita… Non nascondeva, Mario, l’ultima volta che l’ho incontrato, una tenue contentezza per i segnali buoni che aveva ricevuto. Dopo tanto tempo e tante vane attese.

E la risposta dal Ministero è arrivata, dicendo, in poche parole, che Mario Trudu sarebbe potuto andare in un carcere in Sardegna, “pagandosi il viaggio, scorta e tutte le spese attinenti al trasferimento”. 

Avete letto bene: il permesso può essere concesso, ma il Ministero lo affianca alla richiesta di una sorta di “concorso in spese”, anzi di più, della copertura totale delle spese. Questo nel documento arrivato da Roma a Spoleto e che è stato fatto leggere a Trudu. Cifre non ne vengono specificate, ma facendo un po’ di calcoli qualcuno sussurra una cifra che presumibilmente può arrivare, fra andate e ritorni, a circa 10.000 euro.

 (…)

La motivazione di questa stupefacente richiesta? Sembra che lo Stato non abbia i soldi per pagare la scorta per avvicinare  temporaneamente Mario Trudu in un carcere della Sardegna. Chi qualcosa sa del carcere, sa delle piccole spese per il sopravvitto, per avere qualcosa in più oltre alle poche cose “d’ordinanza”, a volte meno del minimo necessario per la decenza… va bene mi piacciono le iperboli, ma mi sono chiesta se a breve verrà chiesto ai detenuti di pagarsi il costo della serratura della cella… in un paese dove (è vero si tratta di altre amministrazioni, ma che al medesimo Stato fanno capo) non si va a guardare troppo per il sottile per i rimborsi di spese fatte in tutta allegria da amministratori di vario livello e a vario titolo…

La domanda più stupida che viene in mente: e dove andrà a prenderli mai un detenuto di famiglia non ricca, chiuso in carcere da 35 anni, i soldi per pagare un viaggio per sé, per la scorta e per tutto quanto si ritenga necessario alla bisogna…  da quale lavoro, da quale fonte di reddito?

Mentre proprio per la Sardegna negli ultimi mesi sono stati imbarcati e continuano ad esserlo detenuti dell’Alta Sicurezza, da tutta l’Italia, destinati a carceri proprio lì costruiti apposta per loro. E pensiamo al costo delle carceri e al costo dei trasferimenti…

Altra domanda: le cose sarebbero diverse dunque se Trudu appartenesse ad una ricca famiglia che potesse pagare il viaggio come richiesto? E non si configurerebbe in questo caso una vera e propria  discriminazione?

O meglio bisogna chiedersi: c’è una disposizione del Ministero per cui è stabilito che le spese per avvicinamenti-colloquio devono essere effettuati a carico del detenuto? E a partire da quale data, visto che sappiamo di recenti avvicinamenti-colloquio ( pure di persone in regime di Alta Sicurezza, e quindi con scorta adeguata) avvenuti regolarmente. Oppure esiste, e da quando?, una disposizione che chiede al detenuto la copertura del costo del trasferimento al di sopra magari di una certa somma? Insomma, trasferimenti con massimali di costi, oltre i quali sono affari, e spese, del detenuto?  E non configurerebbe anche questo, il costo della distanza, grave discriminazione? 

Una notizia buona forse in tutto questo ci sarebbe. Mario Trudu potrebbe dunque essere avvicinato a casa. I motivi che ostano all’avvicinamento al luogo d’origine per chi abbia commesso gravi reati, dopo 35 anni infine sono caduti… e allora ancor di più la condizione che pone il Ministero non sa solo di beffa, ma suona violazione di diritto. Se da qualche parte dell’ordinamento penitenziario è pur scritto che i diritti fondamentali della persona vanno rispettati anche per chi è in stato di detenzione, in particolare con riferimento alle esigenze di tutela delle relazioni familiari.

E visto che quando tutto manca ci si appella all’Europa, ecco le Regole penitenziarie europee, che stabiliscono che “la detenzione, comportando la privazione della libertà, è punizione in quanto tale. La condizione e i regimi di detenzione non devono quindi aggravare la sofferenza inerente ad essa, salvo come circostanza accidentale giustificata dalla necessità dell’isolamento o dalle esigenze della disciplina“. Ma caduta la necessità dell’isolamento e le esigenze di disciplina “ogni sforzo deve essere fatto per assicurarsi che i regimi degli istituti siano regolati e gestiti in maniera da mantenere e rafforzare i legami dei detenuti con i membri della loro famiglia e con la comunità esterna, al fine di proteggere gli interessi dei detenuti e delle loro famiglie”.

Già, gli interessi delle famiglie… vittime dimenticate anch’esse se nel nostro ordinamento mancano totalmente gli strumenti di tutela nei confronti dei familiari. Vittime, anche se non direttamente autori di un reato, se pagano comunque il peso della detenzione e della distanza.

Gli interessi dei detenuti e delle famiglie, vittime, scopriamo oggi per un aspetto in più, di uno Stato che dimentica troppo spesso di avere preso in consegna “persone”, da riavvicinare, come pure la Costituzione chiede, prima o poi alla società. Comincio a pensare non ci sia norma più violata.

Per quanto riguarda Mario Trudu, sembra che tutto miri ad una sola cosa. Come gli ostativi destinato a morire in carcere, nonostante il percorso compiuto in tutti questi anni, e che chi lo ha seguito conosce e riconosce… si aggiunge ora una punizione in più: sapere di non poter sentire mai più l’odore di casa, neanche attraverso le sbarre di una cella.

 

 

 


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5 risposte a “Ultime dal carcere, dunque…”

11 04 2014
Roberto (17:09:08) :

ASSURDO. Lo stato non rispetta le sue leggi, ne decreti , ne regolamenti. Chissà quanti anni ci vorranno per riallineare la giustizia e il rispetto della stessa da chi la divulga e pratica.

13 04 2014
sandra (22:10:03) :

Ma che sia possibile?E’ la prima domanda che sorge spontanea e subito dopo viene alla mente l’ingente somma di denaro che lo Stato quotidianamente spende per il mantenimento degli immigrati.
Mi sono poi fermata a riflettere e ho pensato che non c’è una sola adeguata parola che possa racchiudere in sè l’assurda cattiveria di una tale risposta.
Chiedo si può far girare su facebook questa vicenda?

14 04 2014
francesca (07:58:06) :

Non metterei la questione in concorrenza con gli immigrati, cerco di non fare graduatorie fra “categorie” di persone in difficoltà. Comunque è quello che Mario Trudu mi ha raccontato, e non ho motivo di non credergli, si tratta di persona molto precisa e seria… Certo che si può far girare su facebook, ho già iniziato, e davvero grazie a chi si unisce a noi…

14 04 2014
giovanni tavernari (16:10:10) :

Non ho un sito web né comprendo l’utilizzo dei tag ma allego quanto la nostra legge prevede:
aggiornamento: 21 dicembre 2012
L’ordinamento intende valorizzare e tutelare i rapporti familiari in quanto validi punti di riferimento per la persona detenuta.
L’art. 15 della legge 26 luglio 1975, n. 354 li colloca tra i principali elementi del trattamento mentre l’art. 28 afferma che “particolare cura è dedicata a mantenere, migliorare o ristabilire le relazione dei detenuti e degli internati con le famiglie”.
Anche le regole penitenziarie europee con l’ art.24, 4, raccomandano di “mantenere e sviluppare” i legami familiari.
Per sostenere i legami familiari, in particolar modo quando i detenuti abbiano figli minori di dieci anni è possibile concedere un numero di visite e telefonate maggiore di quello previsto dal regolamento di esecuzione oppure autorizzare il detenuto a trascorrere parte della giornata insieme ai congiunti in appositi locali o in aree verdi.
Eventuali problemi familiari devono inoltre essere segnalati all’Ufficio di esecuzione penale esterna per interventi specifici.
Il rilievo dei rapporti familiari emerge chiaramente anche dall’art. 42, comma 2 che definisce come criterio per la scelta dell’istituto di destinazione, in caso di trasferimenti, l’istituto penitenziario più vicino al luogo di residenza della famiglia.
Cordialmente

9 07 2014
best I used (06:32:29) :

Howeever in California the most commmon are about
half that size and usually stay underground although may
sometimes be seen on the edge of their burrow or pushing dirt out.

Tip tthe bucket away from your body near the ground, and set
thee rat free. They destroy the roots off your plants
and trees and can be a danger to you, your family and
your pets.

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