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    Balla coi libri



    E’ arrivato in libreria, Balla coi libri: Marcello Baraghini, il fondatore di Stampa Alternativa, l’inventore dei Millelire e tante altre cose ancora, si racconta a Daniela Piretti… Ho avuto il piacere e l’onore di scriverne la prefazione, che vi propongo, per un libro che è anche una scommessa editoriale …

    “Per il nostro primo incontro Marcello Baraghini mi aveva dato appuntamento al tavolino di un bar della stazione Termini. “E’ il mio ufficio”, mi aveva detto lasciandomi un po’ perplessa e confusa, che dal tono sembrava terribilmente serio. Certo, da quel che avevo letto e capito dello spirito radicale del fondatore della leggendaria Stampa Alternativa, non potevo aspettarmi un signore in giacca e magari cravatta dietro una scrivania tirata a lucido… Ma quell’uomo maturo con zaino simil militare dall’aspetto scompaginato da militante battente percorsi beatnik, seduto a quel precarissimo tavolino di bar, avrebbe spiazzato chiunque. E in pochi secondi mi ha spiazzato una seconda volta, col suo parlare sommesso di entusiasmo e insieme affidabilità e rigore, e una gran ricchezza di pensieri e sogni.
    Mi è presa allora una suggestione: che quello zainetto che Marcello teneva ben stretto a sé dovesse magicamente contenere chissà quanti altri preziosissimi sogni e pensieri e ricordi. Sempre l’avrei poi visto, Marcello, con quel suo zaino, in spalla, tenuto d’occhio accanto a uno sgabello, ai suoi piedi…
    Difficile ora non pensare, sfogliando le pagine di questo manoscritto, che tutto sia saltato fuori da lì. Grazie a Daniela Piretti, che ogni cosa ha aiutato a sciogliersi e dipanarsi, tirando fuori dall’anima anche momenti silenziosi di ritrosia. Quasi un gioco, per un serissimo giocare, intorno all’arte della maieutica, di due persone, Daniela e Marcello che, conosciutisi da giovani, dopo tanto tempo si rincontrano e lasciano che le loro vite tornino a intrecciarsi.
    Daniela racconta, interroga, sollecita, provoca.
    “Balla coi libri” è una lunga conversazione, su quel che erano, quel che sono, punteggiata da pagine come di diario, che attraversa la storia italiana dalla seconda metà del secolo scorso fino ai nostri giorni, seguendo il filo rosso degli inaspettati sentieri dell’editoria tracciati da quel ragazzaccio che era, e che è rimasto, Marcello Baraghini.
    Ma non aspettatevi un percorso cronologicamente corretto. Il lettore è avvisato da subito: Il tempo lineare è un’invenzione dell’Occidente. Il tempo non è lineare. E’ un meraviglioso groviglio, si ammonisce in esergo, con le parole di Lina Bo Bardi, rivoluzionaria figura dell’architettura del ‘900. Neanche questa scelta è un caso, ché fra rivoluzionari ci s’intende bene.
    E fra un incontro e l’altro, una corsa chiacchierando fra la montagna e il mare, un’attesa e un soffio di covid, si srotola il percorso di oltre cinquant’anni di editoria fuori dalle culture ufficiali, che inizia dando subito voce all’esplosione dei nuovi linguaggi, di nuove domande, cui le culture ufficiali sono sorde. Ricordate? “Anticoncezionali”, “Controcampo”, il “Manuale per la coltivazione della marjuana”, che qualche problema giudiziario pure sono costati. E ha continuato a ballare coi suoi libri, Marcello, anche quando è stato un dover ricominciare, come con l’amara vicenda che ha visto smantellato il patrimonio culturale di Stampa Alternativa. Ma la ferocia del mercato, l’esser “privi di un’adeguata cultura d’impresa”… Leggerete…
    Oggi, passato da mille avventure, di sfida in sfida, ogni volta rinato come un’araba fenice, Marcello è ancora qui, e il suo impegno mai ha perso l’originaria forte impronta provocatoria e libertaria.
    Un ragazzaccio. Un ragazzaccio-contadino che, quando il pensare è troppo anche per lui, corre nel suo orto dietro il casolare di Elmo, a scaricare la tensione: “Ho bisogno del piccone”. Piccone e zappa e, vi assicuro, le sue verdure e le sue pesche sono buonissime.
    Incontrare Marcello nei momenti creativi e organizzativi, come alla vigilia dei suoi festival di Letteratura resistente, nel suo quartier generale di Pitigliano, sempre stupisce. Frenetico, nemmeno il tempo di mangiare. Stupisce anche Daniela, che pure lo conosce bene: “Ma come fai?” chiede.
    “E’ l’adrenalina, gioia, sto bene, elaboro, elaboro”.
    Daniela appunta: “sorrido e rido con lui”. E noi sorridiamo e ridiamo con loro…
    Una sorta di passo a due, questa ballata intorno ai libri. Con prese a terra e prese in aria, e sinceramente in alcuni passaggi non saprei dire chi fa volare o sostiene chi, se Daniela o Marcello.
    E guarda il caso, come ancora una volta a sottolineare la capacità di stare istintivamente nelle cose, il libro finisce con il racconto di un rave (sì, di quelli che di questi giorni la tattica di distrazione di massa identifica come emergenza italiana!) in cui Daniela e Marcello s’imbattono sulla riva del lago di Mezzano. Un festoso incontro che rimbomba della “riproposizione del rituale antico allo scopo di infrangere le regole per produrre stati mentali collettivi”.
    Un’occasione per far dire a Marcello che, se da ragazzino era un solitario e si sentiva un diverso, furono i libri ad aprirgli la mente, e se pure il suo disagio giovanile come tanti l’ha condiviso con capelloni, musica e droghe… le sostanze dichiara di averle abbandonate da un pezzo. I libri no. Sono il suo “sballo”. E, sia chiaro, stiamo parlando di libri che rigorosamente infrangano le regole.
    Arrivati all’ultima pagina ti chiedi cos’altro si inventerà ancora. Cosa tirerà fuori dal suo magico zainetto. Qualcosa che, ne sono certa, è già acquattato nel suo esplosivo cervello, e magari Daniela già ha intuito e prende appunti.
    Sarà ancora, concedetemi un po’ di retorica che qualche volta pure ci sta, la sorpresa di una nuova musica per quel “ballo coi libri” iniziato tanto tempo fa e che, come in vortici di walzer, ancora ci fa girare la testa…

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