More

    Angeli…

    Daniela Morandini e i suoi angeli… delizioso racconto.. leggete..

    Quando il bambino era bambino/ Se ne andava a braccia appese,/ voleva che il ruscello fosse un fiume, /il fiume un torrente / e questa pozza il mare

    (Peter Handke)

    “Mi preoccupai molto quando venni a sapere che anch’io avevo un angelo custode. Mentre una canzone implorava un pittore di dipingere un angioletto nero, il mio era addirittura trasparente.  Chissà  se era di vetro o della stessa materia di quella medusa che avevo visto evaporare sulla spiaggia. In questo caso avrei  dovuto dargli  tanta acqua e sarebbe stato difficile considerato che, come  sostenevano alcuni, stava sempre aggrappato alla mia schiena. Aveva anche ali che si sarebbero potute incastrare nella catena della bicicletta. Così mi avrebbe fatto cadere, si sarebbe fatto male anche lui e io non avrei saputo dove mettere un cerotto su un angelo trasparente. Magari poi avrebbe fatto la spia: avrebbe detto che correvo giù per quella discesa dove non dovevo andare. La sera bisognava salutarlo con una preghierina e questo era facile, ma poi non avrei dormito più: se mi fossi girata l’avrei soffocato o mandato in mille pezzi. Se fosse stato di  vetro mi sarei tagliata e se fosse stato come la medusa mi sarei ustionata. In ogni modo non sarebbe stato piacevole restare nel letto con un angelo morto. Mi chiedevo anche  cosa dargli da mangiare, come fare a lavargli i denti e se a scuola avessi dovuto nasconderlo e dove, perché sotto al banco c’era spazio solo per la cartella e per la merenda. Quindi avrei dovuto stare sempre dritta e lontana dai muri per non fargli male. Inoltre,  se era vero che tutti hanno un angelo custode, saremmo diventati il doppio e in classe non c’era posto per tutti. Mi rasserenai un po’ quando mi spiegarono che non ero io a dover pensare a lui, ma era lui che doveva proteggere me. Quasi quasi mi convinsero: l’angelo mi avrebbe suggerito quando venivo interrogata alla lavagna, ma chissà che lingua parlava… Forse avrebbe evitato che mi sbucciassi le ginocchia, avrebbe finito lui di mangiare gli spinaci e fatto in modo che nessuno si accorgesse della sparizione di un uovo di Pasqua. Ma non accadde nulla di tutto ciò e piano piano mi dimenticai di lui.

    Solo molti anni dopo scoprii che gli angeli custodi non sono né di vetro né come le meduse, non si attaccano come le cozze alle persone, vanno in autobus e sono distinti signori che portano un cappotto nero e la sciarpa anche quando fa caldo. E’ vero che hanno le ali, ma volano sui muri più alti e dormono in cima alle statue senza disturbare nessuno. Ogni tanto sono tentati di diventare umani, ma poi riflettono e lasciano perdere.  Molti di loro sono stati abbattuti e quei pochi che restano fanno quello che possono.

    Daniela Morandini





    Ultimi Articoli

    Dalla “città dei pazzi”…

    Compagna solitudine

    Porrajmos, il genocidio dimenticato

    Archivio

    Tag