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    Djelem Djelem, lungone dromensa… in ricordo del “paladino dei Rom”


    “In Marcello io vedo quello che un mio grande maestro, Padre Ernesto Balducci, così sintetizzava: ‘se tu scegli di vivere facendo centro su di te, hai voglia di studiare, diventare un luminare universitario, un premio Nobel; non capirai niente. Se tu scegli di vivere mettendo il centro di te fuori di te, di metterlo questo centro tra le cose, tra le creature, tu hai la sapienza’. Marcello ha da sempre messo il suo centro fuori da sé tra l’incandescenza delle tribolazioni umane, e dove i diritti fondamentali delle persone sono calpestati e violati…”

    Marcello, Marcello Zuinisi, che con molto orgoglio si presentava come il rappresentante legale dell’Associazione Nazione Rom. Così ne parla Vittorio da Rios, che me l’aveva fatto conoscere. Questo mese avrebbe compiuto 53 anni. “Troppo pochi per andarsene”, come se ne è andato, sul finire del novembre scorso. E ve ne voglio parlare oggi, alla vigilia del Giorno della Memoria, perché se fosse ancora vivo sarebbe ancora qui, in prima fila, a ricordare quel popolo che pure ha subito lo sterminio, anche se la legge che ha istituito la giornata per ricordare la Shoah ancora lo dimentica, e per il quale le persecuzioni e l’emarginazione non sono mai finite… Il suo amatissimo popolo rom, l’impegno per la cui difesa era diventato il centro propulsore della sua vita.
    In questi anni non sono mai riuscita ad incontrarlo, ma più volte ci siamo sentiti. L’ultima, all’inizio dell’era della pandemia, nel marzo scorso. “Possibile che nessuno si occupi della situazione nei campi rom? Dell’isolamento che rischia di portare alla morte per fame e malattie…” la sua voce accalorata. “Nessuno risponde, mentre a Roma le famiglie piangono dalla fame…” (ne avevamo parlato https://www.laltrariva.net/2020/04/la-disperazione-dei-rom-gli-invisibili-che-non-vogliamo-vedere/).
    La sua voce arrivava colorata del timbro di quella “follia”, ho pensato con ammirata sorpresa ogni volta ascoltandolo, che spinge a uscire dai binari della propria vita “normale”, per regalare e regalarsi tutto, ma proprio tutto a quegli “altri” che la nostra società meno ama, donando loro le sue capacità, la sua cultura, il suo tempo. E sempre l’ho pensato, Marcello, come spinto dal soffio di uno spirito misterioso…
    Djelem Djelem, lungone dromensa
    Maladilem bakthale Romensa
    Camminando camminando, su lunghe strade/ ho conosciuto Rom pieni di gioia…
    Lo vedo benissimo camminare, instancabile, con nel cuore il ritmo dell’inno del popolo Romani.
    Camminava moltissimo Marcello, che non aveva automobile…
    Ancora il ricordo di da Rios: “Non potrò mai dimenticare le infinite telefonate di sera e di notte, quando abitava a Pontassieve e gestiva la Casa dell’accoglienza, un edificio sulle colline toscane, molto grande, che aveva preso in affitto con dei terreni adiacenti dove coltivava l’orto. Lì ospitava famiglie che altrimenti sarebbero vissute in strada. Per arrivarci Marcello gli ultimi chilometri li faceva a piedi e allora appena sceso dalla Corriera mi chiamava e lo accompagnavo nel cammino ascoltando il resoconto delle giornate trascorse a seguire le denunce fatte alla magistratura per abusi, violenze, per l’ennesimo atto razzista… ”
    Djelem Djelem, A Romale, a Chavale/ vi man sas / e bari familya / Murdadas la e Kali legiya…
    Uomini rom, giovani roma, / un tempo avevo una famiglia numerosa / ma la legione Nera l’ha sterminata…
    Così, combattivo e per nulla diplomatico, per strada a protestare contro la violenza degli sgomberi degli accampamenti, e il giorno dopo, “avvocato” del suo popolo, pronto a formalizzare denunce e querele in tribunale, contro le amministrazioni che quelle violenze avevano autorizzato. A Roma, a Torino, a Firenze. Denunciando il cattivo uso (quando il non uso) dei fondi strutturali europei destinati all’integrazione di Rom, Sinti e Camminanti…
    Sognava un mondo più giusto, Marcello, mentre carezzava un disegno ricco di progetti. Con un buon utilizzo dei fondi strutturali dell’Unione Europea, pensava alla trasformazione di quei terribili ghetti che sono oggi i campi rom in cittadine, costruite “nel rispetto della cultura e delle tradizioni millenario del popolo rom”. Pensava, anche, all’allestimento di un museo commemorativo del Porrajmos, il “grande divoramento” dei 500.000 Rom e Sinti che si stima morirono nei campi di concentramento del secolo che fu… e credo che prima o poi vi sarebbe riuscito, così come era riuscito a creare, con i suoi Rom e intorno a loro, un vero movimento.
    Certo nulla è stato facile, per le difficoltà incontrate, sia esterne che interne, ché anche la realtà dei Rom è articolata e complessa… ma credeva soprattutto nei giovani, Marcello, nelle ultime generazioni scolarizzate, che sia pur parziali processi integrativi avevano seguito.
    Ma forse c’è stato un momento in cui le difficoltà devono essere sembrate davvero enormi…
    Marcello è stato vinto dal male del vivere. Suicidio, s’è detto. E certo, anch’io, come Vittorio, che me ne aveva dato l’annuncio, ho fatto gran fatica a pensare che un momento di depressione possa avere la meglio su una figura come la sua, costantemente “sulle barricate”, a fare proprie le vite degli altri…
    E però, e però… dopo lo stupore, dopo gli interrogativi… mi è ritornato lo stesso pensiero che mi ha inondato del pianto di altre simili vite, di altre simili morti… il pensiero di quel che può accadere a un animo che assume su di sé le sofferenze degli altri, quando gli ostacoli, i no, l’indifferenza, la cattiveria, i poteri avversi, sembrano enormi, lì a sbarrare la strada come la parete di una montagna nera che leva luce a ogni respiro di speranza. Il pensiero di come possa diventare impossibile il vivere quando si ha costantemente presente l’infinito, irrimediabile, soffrire del mondo e, come dice Vittorio, quando, davanti a un tunnel, non si riesce più a mediare con se stessi.
    A furia di essere vento…
    Un pensiero, alla vigilia della Giornata della Memoria che ancora qualcosa dimentica, al popolo Rom, orfano del suo “folle” paladino che voglio ricordare così…
    https://www.facebook.com/brigante.melfi/videos/141516367511403
    Con quel “bacio nel vento” soffiato fra i tanti pensieri commossi con cui i suoi rom ancora lo piangono…










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