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    … e pentimenti

    Continua il professor Ferraro….

    “Anche Carmelo sentì questa esigenza. Mi sorprese quel giorno quando mi consegnò il testo del respingimento della sua richiesta di permesso. Vi erano elencate tutte le sue vicende giudiziarie. C’era anche il rilievo che non si era fatto pentito di giustizia ovvero collaboratore di giustizia. Strano ancora, viene da scrivere, non si usa l’espressione “pentito”, ma quella di “collaboratore di giustizia”. Evidente. Non si tratta di pentimento, come possiamo intenderlo nella sua parola, perché “collaboratore di giustizia” è chi porta notizia delle colpe di altri, di quanto altri stanno tramando o abbiano tramato. È difficile sentire la parola “pentimento” portata all’uso dello scambio di prigione. Che sia l’uno o l’altro il termine farsi pentito o collaboratore di giustizia in questi termini espone la Giustizia, sul piano sociale almeno, a un paradosso, che è di fatto una contraddizione che ne mina la funzione. Nello scambio di libertà, conseguente al pentitismo, può accadere di dar corso a ingiustizie intollerabili sul piano sociale. La Giustizia in questi casi non si può confondere e appiattire sul dettato giuridico del Diritto. Non c’è giustizia senza restituzione sociale, senza un reinserimento nella comunità che porti a una riconciliazione e una restituzioni. Con pentitismo di giustizia si resta, purtroppo, su uno scambio di guerra”.

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