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    Enzo

    Ancora una cartolina, spedita dal tempo di un desiderio lontano. Sbiadita e sfocata, l’immagine della cartolina. Ma lo sguardo ancora arriva profondo, pieno di tutto lo smarrimento, e lo stupore, e il dolore, non ancora acquietati, per quel desiderio di ali, rimaste in terra…

    “A Enzo piacevano gli aeroplani. Tanto che ne aveva costruito uno grande, in balsa. Le ali, la fusoliera, le eliche, la cabina per il pilota. Tutti i giorni studiava pianoforte. Era bravo, ma a lui piacevano gli aeroplani. Quella sera, provava e riprovava il “Chiaro di luna”. Ma i tasti, quelli neri, a un certo punto, non scivolarono più. Come se le corde, dentro al piano, si fossero pietrificate. Allora entrò sua madre. Prese l’aeroplanino di balsa, lo buttò per terra e lo schiacciò coi piedi. Dietro la porta, il fratello più piccolo si mise a piangere. Da allora, spesso, Enzo sognava di volare”. Firmato, Daniela Morandini.

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